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Retta vita – samma ajiva

Definizione

“E cosa sono i retti mezzi di vita, monaci? Quando un discepolo delle nobili persone, avendo abbandonato i mezzi di vita errati, si guadagna da vivere con retti mezzi di vita. Questi, monaci, sono i retti mezzi di vita. “

SN 45.8

Qual è il modo di vivere equilibrato?

Qui, Vyagghapajja, un capofamiglia conoscendo il suo reddito e le sue spese conduce una vita equilibrata, né sontuosa né avara, sapendo che in tal modo il suo reddito sarà maggiore delle sue spese e non viceversa.
Proprio come l’orafo o un suo apprendista, sa come tarare perfettamente il suo bilanciere, così un capofamiglia conoscendo il suo reddito e le sue spese conduce una vita equilibrata, né sontuosa né avara, sapendo che in tal modo il suo reddito sarà maggiore delle sue spese e non viceversa.
Se, Vyagghapajja, un capofamiglia con poco reddito dovesse condurre una vita sontuosa, la gente direbbe: “Questa persona consuma più del suo reddito come un albero di mele [Udumbarakhadaka. Il Commentario spiega che chi vuole mangiare una mela scuote l’albero, facendo cadere molti frutti, e solo pochi verranno mangiati, sprecando gli altri frutti che sono caduti.]. Se, Vyagghapajja, un capofamiglia con un grande reddito dovesse condurre una vita miserabile, la gente direbbe: “Questa persona morirà come un pezzente.”

AN 8.54

La relazione con gli altri fattori del sentiero

5.1 La falsa vita è truffare, intrigare, fare il profeta, fare l’indovino, guadagnare disonestamente.
La retta vita è di due tipi: con desiderio di avere meriti e risultati karmici; e nobile, trascendente, senza desideri illusori che è parte della Via.
5.2 La retta vita con desiderio di avere meriti e risultati karmici è questa: il nobile discepolo, abbandonando la falsa vita, si procaccia il mantenimento con la retta vita.
5.3 L’altra è quella che proviene da uno spirito nobile senza desideri illusori; proviene dal nobile sentiero e procede sul nobile sentiero; che si trattiene, si ritiene, si astiene e si distacca dalla falsa vita. La retta applicazione e la retta consapevolezza sono di chi si sforza d’abbandonare la falsa vita e di acquistare la retta vita. Così per chi lo fa, queste tre cose circondano la retta vita: retta visione, retta applicazione e retta consapevolezza.
Qui la retta visione precede. E come la retta visione precede? La retta visione fa sorgere la retta intenzione, la retta intenzione fa sorgere la retta parola, la retta parola fa sorgere la retta azione, la retta azione fa sorgere la retta vita, la retta vita fa sorgere la retta applicazione, la retta applicazione fa sorgere la retta consapevolezza, la retta consapevolezza fa sorgere la retta contemplazione, la retta contemplazione fa sorgere la retta comprensione (gnosi), la retta comprensione fa sorgere la retta liberazione. Così un praticante dotato degli otto aspetti diviene un santo (arhat) dotato dei dieci aspetti.

MN 117

Retti mezzi di vita per il seguace laico

“Monaci, un seguace laico non dovrebbe prendere parte in cinque tipi di affari. Quali cinque? Commerciare in armi, in esseri umani, nella carne, in alimenti e bevande intossicanti ed in veleni.

AN 5.177

Retta vita per un guerriero

Yodhajiva, il capo dei guerrieri, andò dal Benedetto e, appena giunto, lo salutò con riverenza e si sedette ad un lato. Quindi gli disse: “Signore, ho sentito dire che: ‘Quando un guerriero è prode e coraggioso in battaglia, se altri lo colpiscono e lui li uccide o viene ucciso, con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nel regno dei deva periti in battaglia.’ Che cosa ne dice il Benedetto?”

” Non lo chiedere a me.”

Una seconda volta… Una terza volta, Yodhajiva ripeté la domanda.

“Non lo chiedere a me.’ – rispose il Benedetto – Comunque ti risponderò ugualmente. Quando un guerriero è prode e coraggioso in battaglia, la sua mente già è impostata e indirizzata male dal pensiero: ‘Questi esseri devono essere uccisi e distrutti. Essi non devono esistere.’ Con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nell’inferno chiamato il reame di coloro uccisi in battaglia. Se crede all’idea, prima riferita, allora: ‘Ci sono due destinazioni per una persona con una falsa teoria: inferno o utero animale.”

Dette queste parole, Yodhajiva scoppiò in lacrime.
(Il Benedetto disse:) “Ti avevo avvertito di non farmi questa domanda.”

“Io non sto piangendo, signore, per le parole del Benedetto, ma semplicemente perché sono stato ingannato, da coloro che dissero: ‘Quando un guerriero si sforza si esercita in battaglia, se altri lo colpiscono e lui li uccide o viene ucciso con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nel regno dei deva uccisi in battaglia.’

SN 42.3

… e per un attore

Talaputa, capo di una compagnia di attori, andò dal Benedetto e, appena giunto, lo salutò con riverenza e si sedette ad un lato. Quindi disse al Benedetto: “Signore, ho sentito dire così: ‘Quando un attore sul palcoscenico, nel mezzo di una festa fa divertire le persone e gli dà gioia, con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nel regno dei deva ridenti.’ Che cosa ne dice il Benedetto?”

“Metti da parte quest’idea. Non lo chiedere a me.”

Una seconda volta… Una terza volta, Talaputa ripeté la domanda.

….. Ti risponderò ugualmente. Alcuni esseri pieni di desiderio, legati dal desiderio, ……. Alcuni esseri pieni di avversione …….Alcuni esseri pieni d’illusione ……. Così l’attore – inebriato e disattento, rendendo gli altri inebriati e disattenti – con la dissoluzione del corpo, dopo la morte rinascerà nel luogo chiamato l’inferno della risata. Se crede di rinascere nel regno dei deva ridenti’, sbaglia. Ci sono due destinazioni per una persona con una falsa teoria: inferno o utero animale.”

Dette queste parole, Talaputa scoppiò a piangere. [Il Benedetto disse:] ” Ti avevo detto di non farmi questa domanda.’ “

“Io non sto piangendo, signore, per le parole dette dal Benedetto, ma semplicemente perché sono stato ingannato dal maestro degli attori.

SN 42.2