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Retta Parola – samma vaca

Retta Parola (o Retto Discorso) è il terzo degli otto fattori del Nobile Ottuplice Sentiero ed appartiene alla sezione relativa alla virtù.
Definizione

“E cos’è la retta parola, monaci? Astenersi dal mentire, astenersi da parole che seminano discordia, astenersi da parole ingiuriose, astenersi da chiacchiere oziose. Questa, monaci, è la retta parola.”

SN 45.8

Il danno della menzogna

“Per la persona che trasgredisce una sola cosa, io vi dico, non vi è un’azione malvagia che non possa essere compiuta. Quale cosa? Questa: proferire deliberatamente una menzogna.”
La persona che mente,
che trasgredisce quest’unica cosa,
senza interesse per l’altro mondo:
non vi è malvagità
che non possa essere compiuta.

Iti 25

Azioni verbali nocive

“E come ci si rende impuri in quattro modi attraverso l’azione verbale? Quando una persona usa la parola menzognera. Quando, chiamata ad un’assemblea pubblica, ad un’assemblea di gruppo, ad una riunione familiare, [ come i dibattimenti della corte reale], se gli si chiede di manifestare: ‘Venite ed esponete, mio buon signore, ciò che sapete’: Se non sa, dice: ‘So.’ Se sa, dice: ‘Non so.’ Se non ha visto, dice: ‘Ho visto.’ Se ha visto, dice: ‘Non ho visto.’ Dice così consapevole delle menzogne per il proprio profitto, per il profitto di qualcun altro, o in vista di una ricompensa. Usa parole che seminano la discordia. Ciò che ha sentito qui lo ripete là per separare quelle persone da queste persone. Ciò che ha sentito là lo ripete qui per separare queste persone da queste persone. Così dividendo ciò che è unito e suscitando dei conflitti tra ciò che è diviso, ama le fazioni, si rallegra delle fazioni, apprezza le fazioni, parla delle cose che creano delle fazioni. Usa la parola ingiuriosa. Dice delle parole che sono dure, taglienti, amare per gli altri, ingiuriose per gli altri, provocando la collera e distruggendo la concentrazione. Usa la chiacchiera oziosa. Parla fuori proposito, dice ciò che non è utile, ciò che non è in accordo con lo scopo, il Dhamma ed il Vinaya, dice parole inutili e vuote. Così ci si rende impuri di quattro modi attraverso l’azione verbale.

Azioni verbali salutari

“E come si è purificati in quattro modi attraverso l’azione verbale? Quando una persona, cessando [di fare uso] della parola menzognera, si astiene [di fare uso] dalla parola menzognera. Quando, chiamata ad un’assemblea pubblica, ad un’assemblea di gruppo, ad una riunione familiare, se gli si chiede di manifestare: ‘Venite ed esponete, mio buon signore, ciò che sapete’ – se non sa, dice: ‘Non so.’ Se sa, dice: ‘So.’ Se non ha visto, dice: ‘Non ho visto.’ Se ha visto, dice: ‘Ho visto.’ Così non dice consapevolmente una menzogna per il proprio profitto, per il profitto di qualcun altro, o in vista di una ricompensa. Abbandonando [di fare uso] della parola menzognera, si astiene [di fare uso] dalla parola menzognera. Dice la verità, si attiene alla verità, è fermo, affidabile, non è un ingannatore del mondo. Abbandonando la parola che semina la discordia si astiene della parola che semina la discordia. Ciò che ha sentito qui non lo ripete là per separare quelle persone da queste persone. Ciò che ha sentito là non lo ripete qui per separare queste persone da queste persone. Così riconciliando coloro che si sono divisi o cementando coloro che sono uniti, ama la concordia, si rallegra della concordia, apprezza la concordia, parla delle cose che creano la concordia. Abbandonando la parola ingiuriosa, si astiene dalla parola ingiuriosa. Dice delle parole che sono piacevoli all’orecchio, è affettuoso, va diritto al cuore, è sempre educato, attraente e piacevole per le persone. Abbandonando la chiacchiera oziosa, si astiene dalla chiacchiera oziosa. Parla a proposito, dice ciò che è utile, ciò che è in accordo con lo scopo, il Dhamma ed il Vinaya. Dice delle parole degne, appropriate, ragionevoli, circoscritte, connesse con lo scopo. Così ci si rende puri in quattro modi attraverso l’azione verbale.

AN 10.176

La sua relazione con gli altri fattori del Sentiero

“La falsa parola è menzogna, calunnia, turpiloquio, vaniloquio.
La retta parola è di due tipi: con desiderio di avere meriti e risultati karmici; e nobile, trascendente, senza desideri illusori che è parte della Via.
La retta parola con desiderio di avere meriti e risultati karmici è astensione da menzogna, calunnia, turpiloquio, vaniloquio.
L’altra è quella che proviene da uno spirito nobile senza desideri illusori; proviene dal nobile sentiero e procede sul nobile sentiero; che si trattiene, si ritiene, si astiene e si distacca dalle quattro cattive condotte nella parola. La retta applicazione e la retta consapevolezza sono di chi si sforza d’abbandonare la falsa parola e di acquistare la retta parola.”

[…]

“Dalla retta parola vengono eliminate la falsa parola e le diverse cose cattive, non salutari da essa derivate; mentre le cose salutari derivanti dalla retta parola giungono a compimento.”

MN 117

I criteri per decidere cosa dire

“Ora, così il Compiuto conosce parole improprie, impure, non salutari che sono agli altri non care e sgradite; ma egli non le dice. Conosce anche parole proprie, pure, ma non salutari, che sono agli altri non care e sgradite; e neppure quelle dice. Però il Compiuto conosce parole proprie, pure, salutari, che sono agli altri non care e sgradite ed egli sa scegliere il tempo per dire tali parole. Il Compiuto conosce parole improprie, impure, non salutari che sono agli altri care e gradite: e tali parole egli non dice. Conosce parole proprie, pure, ma non salutari, che sono agli altri care e gradite: e anche tali parole egli non dice. Però il Compiuto conosce parole proprie, pure, salutari, che sono agli altri care e gradite: allora egli sa scegliere il tempo per dire tali parole. E perché ciò? Perché il Compiuto ha pietà degli esseri.”

MN 58

Parli soltanto colui che
né si affligge
né danneggia gli altri.
Queste parole sono realmente eloquenti.
Parli soltanto colui che è ricco di parole amorevoli,
e di parole di accoglienza.
Pronunci parole prive di malvagità
e piene di compassione
per gli altri
La verità è l’immortale parola:
Questo è un antico principio.
La suprema meta e il Dhamma
come afferma il saggio
sono saldamente fondate sulla verità.
La parola del Risvegliato è detta,
per ottenere il Nibbana,
senza residuo,
per porre fine
all’intera massa di sofferenza:
Tale parola è senza eguali.

Sn 3.3

Riflettere sempre prima di parlare

[Il Buddha si rivolge a suo figlio, Rahula:] “Hai visto questa poca acqua che è rimasta? Così piccolo è l’ascetismo di coloro che non hanno pudore di mentire consapevolmente.” E, gettata l’acqua, riprese: “Hai visto il piccolo resto d’acqua gettato? Così gettato via è l’ascetismo di quelli che non hanno pudore di mentire consapevolmente.” E, rovesciato il bacile, continuò: “Vedi questo bacile rovesciato? Così rovesciato è appunto l’ascetismo di quelli che non hanno pudore di mentire consapevolmente.” E ora il Sublime, raddrizzando quel bacile, chiese: “Vedi come questo bacile è completamente vuoto? Proprio così è vuoto appunto l’ascetismo di quelli che non hanno pudore di mentire consapevolmente.”

Come se un regio elefante, di grandi zanne, disposto all’attacco, propenso alla battaglia, giunto allo scontro impegnasse in esso tutte le parti del corpo, zampe, tronco, zanne, orecchie e coda, ma risparmiasse la proboscide. Allora l’elefantiere saprebbe: ‘Questo regio elefante non ha rinunziato alla vita’. Se però, un tale elefante, non tentasse di salvaguardare la proboscide, l’elefantiere saprebbe: ‘Questo regio elefante ha rinunziato alla vita; niente ora per lui è impossibile’.
Allo stesso modo, Râhulo, dico che in chiunque non è pudore di mentire consapevolmente, nessuna cattiva cosa è impossibile. Perciò tu devi ben esercitarti: ‘Neanche per scherzo dirò menzogne’. Ora, Râhulo, a cosa pensi che serva uno specchio?”

“A mirarsi, Signore.”

“Ora così appunto bisogna mirarsi e rimirarsi prima di fare un’azione, prima di dire una parola; prima di nutrire un pensiero. Qualunque azione tu voglia fare, devi considerare: ‘Se questa azione che voglio compiere offendesse me, offendesse altri, offendesse entrambi? Non sarebbe tale azione non salutare, covante dolore, causante dolore?’ E se tu riconosci che è così, allora tu non hai assolutamente da fare simile azione, devi interromperla. Se invece riconosci che non è così, allora non la devi interrompere, puoi farla. Se riconosci che si tratta di una azione non salutare, covante dolore, causante dolore, allora tu devi esporre, svelare, spiegare simile azione al maestro o a intelligenti condiscepoli, e guardartene in avvenire. Se tu però riconosci che non è così, che è un’azione salutare, producente piacere, causante piacere, allora tu hai da curare con letizia, giorno e notte, l’esercizio in queste cose salutari. Proprio lo stesso devi considerare ed attuare sia per la parola che per il pensiero.

MN 61

Le parole che devono essere evitate dagli asceti

“Anche se alcuni bramani ed asceti, che vivono tramite le offerte dei fedeli, sono dediti a conversare di argomenti triviali come – discutere di re, ladri, ministri di stato; di eserciti e di battaglie; di cibo e di bevande; di vestiti, mobili, ghirlande e profumi; di parenti; di veicoli; di villaggi, paesi, città, regioni; di donne e di eroi; di pettegolezzi; di morti; di teorie diverse [discussioni filosofiche sul passato e sul futuro], della creazione del mondo e del mare e interrogarsi se le cose esistono o non esistono – egli si astiene da argomenti triviali come questi. Anche questo è parte della sua virtù.
Anche se alcuni bramani ed asceti, che vivono tramite le offerte dei fedeli, sono dediti a dispute come: “Tu non capisci questa dottrina e questa disciplina – io sì! “ – “Come potresti capire questa dottrina e questa disciplina?” – ‘Il tuo modo è del tutto sbagliato – il mio è corretto!” – “Io sono coerente – tu no!” – “Dici per primo ciò che dovresti dire per ultimo, e dici per ultimo ciò che dovresti dire per primo!” – “Quello che hai pensato per molto tempo è stato confutato!” – “Il tuo argomento è stato confutato, sei sconfitto!” – “Muoviti, abbandona la tua dottrina!” – egli si astiene da dispute come queste. Anche questo è parte della sua virtù.”

DN 2

I dieci argomenti di conversazione

“Questi sono dieci argomenti di conversazione [appropriati]. Quali dieci? Discussioni sulla modestia, sulla contentezza, sull’isolamento, sull’illusione, su come suscitare lo sforzo, sulla virtù, sulla concentrazione, sul discernimento, sulla liberazione e sulla conoscenza e sulla visione della liberazione. Ecco i dieci argomenti di conversazione. Se coltivate questi dieci argomenti di conversazione, supererete la luminosità del sole e della luna, così potente, così forte – per non dire niente della conoscenza di altri asceti.”

AN 10.69