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Retta Concentrazione – samma samadhi

Definizione

“E cos’è la retta concentrazione, monaci? (i) Quando un monaco – distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità mentali – entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco, accompagnate dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; (ii) dopo l’acquietarsi dell’idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; (iii) dopo lo svanire dell’estasi dimora nell’equanimità, mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere. Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: ‘Felice colui che dimora nell’Equanimità.’ (iv) con l’abbandono del piacere e del dolore – con l’anteriore scomparsa di gioia ed angoscia – entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della presenza mentale, al di là del piacere e del dolore. Questa, monaci, è la retta concentrazione.”

SN 45.8

Assorbimento mentale

“Io vi dico, la fine degli influssi impuri mentali dipende dal primo jhana… dal secondo jhana… dal terzo… dal quarto… dalla dimensione dell’infinità dello spazio… dalla dimensione dell’infinità della coscienza… dalla dimensione della vacuità. Io vi dico, la fine degli influssi impuri mentali dipende dalla dimensione della ‘ né percezione né non-percezione ‘.
“‘Io vi dico, la fine degli influssi impuri mentali dipende dal primo jhana.’ Così è stato detto. In riferimento a cosa questo fu detto? Quando un monaco, estraneo alla sensualità, estraneo alle qualità nocive, entra e dimora nel primo jhana: estasi e piacere nati dal distacco, accompagnati dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo. Percepisce qualsiasi fenomeno, connesso con la forma, con la sensazione, con la percezione, con le produzioni karmiche e con la coscienza, come impermanenti, dolorosi, una malattia, un cancro, una freccia, un’afflizione, un vuoto, non-sè. Allontana la sua mente da quei fenomeni, ed avendo fatto così, dirige la sua mente verso l’immortalità: ‘Questa è la pace, questo è il bene – l’abbandono di tutte le produzioni karmiche; l’abbandono di tutti gli aggregati; la fine della brama; la fine del desiderio; la cessazione: l’Illuminazione.’

AN 9.36

I quattro stadi della concentrazione

“Monaci, questi sono i quattro stadi della concentrazione. Quali quattro? C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce al piacere in questa vita. C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce al conseguimento della conoscenza e della visione profonda. C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla consapevolezza e alla presenza mentale. C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla fine degli influssi impuri.
“E qual è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce al piacere in questa vita? Quando un monaco – lontano dalla sensualità e da qualità nocive – entra e rimane nel primo jhana, costituito da beatitudine e piacere, sorti dal distacco, accompagnati dal pensiero sostenuto e dalla valutazione Con la calma del pensiero diretto e della valutazione, egli entra e rimane nel secondo jhana, costituito da beatitudine e piacere, sorti dalla composizione e unificazione della mente, libera dal pensiero sostenuto e dalla valutazione. Con il cessare della beatitudine egli rimane equanime, consapevole e attento, fisicamente sensibile al piacere. Egli entra e rimane nel terzo jhana, del quale i Nobili dicono: “Equanime e consapevole egli ha una piacevole dimora”. Abbandonando il piacere e il dolore – con il primo dissolversi di gioia e preoccupazione – egli entra e rimane nel quarto jhana, costituito dalla pura equanimità e consapevolezza, priva di piacere e dolore. Questo è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce al piacere in questa vita.
“E qual è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla conoscenza ed alla visione? Quando un monaco è attento alla percezione della luce e percepisce il giorno [qualsiasi ora del giorno]. Il giorno [per lui] è uguale alla notte, la notte è uguale al giorno. Attraverso una consapevolezza aperta e non impedita, egli sviluppa una mente docile. Questo è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla conoscenza ed alla visione.
“E qual è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla consapevolezza ed alla presenza mentale? Quando le sensazioni sono conosciute dal monaco come sorgono, conosciute come persistono, conosciute come svaniscono. Così le percezioni ed i pensieri. Questo è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla consapevolezza ed alla presenza mentale.
“E qual è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla fine degli influssi impuri? Quando un monaco resta concentrato sul sorgere e sul cessare dei cinque aggregati: ‘Tale è la forma, tale la sua origine, tale la sua cessazione. Tale è la sensazione ……… Tale è la percezione, ……. Tali sono le fabbricazioni,…….. Tale è la coscienza, …….tale la sua scomparsa’ Questo è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla fine degli influssi impuri.
“Questi sono i quattro stadi della concentrazione.

AN 4.41

Retta contemplazione

“Vi esporrò la nobile, retta contemplazione (samadhi), con i suoi precedenti ed i suoi requisiti: ascoltate con attenzione. Cos’è dunque la nobile contemplazione, con i suoi precedenti ed i suoi requisiti? È come dire: retta visione, intenzione, parola, azione, vita, applicazione e consapevolezza. Proprio l’unificazione dell’animo, fornita di questi sette attributi, si chiama la nobile, retta contemplazione, con i suoi precedenti ed i suoi requisiti.

MN 117

Alzatevi!
Levatevi!
Che bisogno c’è di dormire ancora?
Quale riposo potrebbe mai esserci per un malato,
per chi è ferito da una freccia,
per chi è oppresso?
Alzatevi!
Levatevi!
Esercitatevi con ardore in vista della pace,
Non lasciate che il re della morte,
— vedendovi disattento —
vi inganni,
portandovi sotto il suo potere.
Superate l’attaccamento
a cui deva e uomini,
si trovano legati.
Non lasciatevi sfuggire il momento propizio.
Coloro che lasceranno passare l’occasione
soffriranno, consegnati all’inferno.
La negligenza è
polvere, polvere
che deriva dalla negligenza.
Attraverso la presenza mentale e la chiara conoscenza
Potete estrarre la freccia
da soli.

Snp 2.10

“… vi ho insegnato il nuovo ed il vecchio kamma, la cessazione del kamma ed il percorso di pratica che conduce alla cessazione del kamma. Ogni maestro dovrebbe fare – per il benessere dei suoi discepoli – ciò che io ho fatto per voi. Praticate i jhana, monaci. Praticate la presenza mentale. Questo è per voi il mio messaggio.”

SN 35.145