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Pv 1.12: Uragapetavatthu – Il serpente

Un amato figlio di una famiglia è morto, ma nessuno dei suoi familiari pianse la sua morte. Il figlio, rinato come il deva Sakka, visitò la famiglia travestito da vecchio e chiese loro perché non avessero pianto.

Padre:
Proprio come il serpente perde la sua vecchia pelle e la abbandona, anche gli umani abbandonano il loro corpo inutile e muoiono. Quel cadavere che brucia non è a conoscenza della sofferenza dei suoi parenti. Perciò non piango per mio figlio morto. E’ rinato in base al suo kamma.

Madre:
E’ venuto in questo mondo senza invito e se n’è andato senza permesso. Era nato in questo mondo e se n’è andato da questo mondo in base al suo kamma. A che serve piangere? Quel cadavere che brucia non è a conoscenza della sofferenza dei suoi parenti. Perciò non piango per mio figlio morto. E’ rinato in base al suo kamma.

Sorella:
Piangere è inutile. Cosa guadagnerei dal pianto? Il mio pianto porterebbe solo più tristezza ai nostri parenti, amici e familiari. Quel cadavere che brucia non è a conoscenza della sofferenza dei suoi parenti. Perciò non piango per mio fratello morto. E’ rinato in base al suo kamma.

Moglie:
Proprio come un bambino piange chiedendo la luna, lo stesso quando qualcuno piange per la morte di un altro. Quel cadavere che brucia non è a conoscenza della sofferenza dei suoi parenti. Perciò non piango per il mio defunto marito. E’ rinato in base al suo kamma.

Servitore:
Proprio come un vaso in frantumi non può essere riparato, lo stesso quando qualcuno piange per la morte di un altro. Quel cadavere che brucia non è a conoscenza della sofferenza dei suoi parenti. Perciò non piango per il mio padrone morto. E’ rinato in base al suo kamma.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli del Ven. Kiribathgoda Gnanananda Thera, Stories of Ghosts from the Petavatthu © 2018 Mahamegha Publications. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.