… a Sāvatthī nel boschetto di Jeta nel monastero di Anāthapiṇḍika. A quel tempo il signore concedeva ai monaci un pezzo di stoffa su cui sedersi. Alcuni monaci, pensando: “Un pezzo di stoffa su cui sedersi è stato concesso dal signore.”, ed usarono pezzi di stoffa su cui sedersi che non erano di misura adeguata; li fecero penzolare davanti e dietro a un letto e a una panca. I monaci… li criticarono, dicendo: “Come possono quei monaci usare per sedersi pezzi di stoffa che non sono di misura (adeguata)?” …
“È vero, come si dice, che voi, monaci, usate pezzi di stoffa per sedervi che non sono di misura (adeguata)?”
“È vero, signore.”
L’illuminato, il signore, li rimproverò dicendo: “Come potete, stolti, usare per sedervi pezzi di stoffa che non sono di misura (adeguata)? Non è per soddisfare coloro che non sono (ancora) soddisfatti… E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se si fa un pezzo di stoffa su cui sedersi per un monaco, deve essere fatto in una misura (adeguata). Questa è la misura (corretta) in questo caso: in lunghezza due spanne secondo la misura accettata, in larghezza una spanna e mezza. Se si supera questa misura, c’è una colpa da espiare e il taglio del pezzo di stoffa.”
E così il Signore stabilì questa regola di pratica per i monaci.
In quel periodo il venerabile Udāyin era diventato molto grasso. Dopo aver preparato un pezzo di stoffa per sedersi davanti al signore, lo tirò tutto intorno e si sedette. Allora il signore parlò così al venerabile Udāyin: “Perché, Udāyin, tiri il pezzo di stoffa su cui sederti, proprio come se fosse una vecchia coperta?”
“È perché, signore, il pezzo di stoffa su cui sedersi concesso dal signore è molto piccolo.”
Allora il signore, in questa occasione, dopo aver fatto un discorso ragionato, si rivolse ai monaci dicendo: “Vi concedo, monaci, un bordo di una spanna per un pezzo di stoffa su cui sedersi.” E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se si fa un pezzo di stoffa su cui sedersi per un monaco, deve essere fatto in una misura (corretta). Questa è la misura (corretta) in questo caso: in lunghezza due spanne secondo la misura accettata, in larghezza una spanna e mezza, il bordo una spanna. Se si supera questa misura, c’è una colpa da espiare e il taglio del pezzo di stoffa.”
Un pezzo di stoffa su cui sedersi significa: è così chiamato se ha un bordo.
Si fa significa: si fa o si fa fare.
Deve essere fatto in una misura (adeguata). Questa è la misura (corretta) in questo caso: in lunghezza … il bordo una spanna significa: se lo fa o lo fa fare avendo superato questa (misura), c’è una colpa di cattiva condotta; avendolo ridotto, c’è una colpa da espiare.
Se ciò che è stato eseguito in modo incompleto da lui stesso è stato terminato da lui stesso… Se fa terminare ad altri ciò che è stato eseguito in modo incompleto da altri, c’è una colpa da espiare. Se lo fa o lo fa fare a un altro, c’è una colpa da espiare. Se, avendo ricevuto ciò che è stato fatto per un altro, ne fa uso, c’è una colpa da espiare.
Non c’è colpa se lo fa nella misura (giusta); se lo fa inferiore alla misura (giusta); se, avendo ricevuto ciò che era stato fatto per un altro (ma) eccedente la misura (giusta), dopo averlo tagliato, ne fa uso; se ne fa un riparo o una copertura per il terreno o un paravento o un materasso o una stuoia; se è pazzo, se è la prima colpa.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di I.B. Horner, The Book of the Discipline.
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Pācittiya