… a Sāvatthī nel boschetto di Jeta nel monastero di Anāthapiṇḍika. A quel tempo, alcuni monaci, entrati in un villaggio all’ora sbagliata, si sedettero in una sala e si misero a parlare di tutto ciò che è mondano, cioè di re, di ladri, di ministri, di eserciti, di paure, di battaglie, di cibo, di bevande, di vestiti, di letti, di ghirlande, di profumi, di relazioni, di veicoli, di villaggi, di piccoli paesi, di città, di campagna, di donne, di bevande alcoliche, di strade, di pozzi, di persone scomparse, di differenze, di speculazioni sul mondo, di speculazioni sul mare, di diventare e non diventare questo o quello. La gente li disprezzava, li criticava, li giudicava, dicendo: “Come possono questi asceti, figli dei Sakya, essere entrati in un villaggio all’ora sbagliata, essersi seduti in una sala, parlare di una varietà di discorsi mondani, cioè parlare di re… parlare di diventare e non diventare questo o quello? Sono come i capifamiglia che si godono i piaceri dei sensi.”
Altri monaci udirono queste persone che … li giudicavano. I monaci … li criticarono, dicendo: “Come possono quei monaci, entrati in un villaggio all’ora sbagliata, … parlare di una varietà di discorsi mondani, cioè … parlare di diventare e non diventare questo o quello?” …
“È vero, come è stato detto, che voi, monaci, essendo entrati in un villaggio all’ora sbagliata… parlare di una varietà di discorsi mondani, cioè… parlate di diventare e non diventare questo o quello?”
“È vero, signore.”
L’illuminato, il signore, li rimproverò dicendo: “Come potete voi, stolti, che siete entrati in un villaggio all’ora sbagliata, … parlare di una varietà di discorsi mondani, cioè … parlare di diventare e non diventare questo o quello? Non è per soddisfare coloro che non sono (ancora) soddisfatti… E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se un monaco entra in un villaggio all’ora sbagliata, c’è una colpa da espiare.”
E così il Signore stabilì questa regola di pratica per i monaci.
In quel periodo alcuni monaci, per recarsi a Sāvatthī attraversarono la regione del Kosala, e arrivarono a sera in un villaggio. La gente, vedendo questi monaci, dissero: “Entrate, venerabili.” Allora i monaci, pensando: “Il signore ha proibito di entrare in un villaggio all’ora sbagliata.”, essendo scrupolosi, non entrarono. I ladri derubarono quei monaci. Allora quei monaci, arrivati a Sāvatthī, raccontarono la faccenda ai monaci. I monaci la raccontarono al Signore. Allora il Signore, in questa occasione, a questo proposito, dopo aver fatto un discorso ragionato, si rivolse ai monaci dicendo: “Vi permetto, monaci, dopo aver chiesto (il permesso), di entrare in un villaggio all’ora sbagliata.” E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se un monaco, senza aver chiesto il permesso, entra in un villaggio all’ora sbagliata, c’è una colpa da espiare.”
E così il Signore stabilì questa regola di pratica per i monaci.
Allora il signore, in questa occasione, dopo aver fatto un discorso ragionato, si rivolse ai monaci dicendo: “Vi permetto, monaci, dopo aver chiesto (il permesso) se un monaco è lì, di entrare in un villaggio all’ora sbagliata.” E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se un monaco, senza aver chiesto il permesso ad un monaco che è già lì, entra in un villaggio all’ora sbagliata, c’è una colpa da espiare.”
E così il signore stabilì questa regola di pratica per i monaci.
In quel tempo un monaco fu morso da un serpente. Un monaco, pensando: “Cercherò aiuto.”, andò in un villaggio. Allora quel monaco, pensando: “È proibito dal signore, non avendo chiesto (il permesso) se un monaco è lì, entrare in un villaggio all’ora sbagliata.”, essendo scrupoloso, non entrò. Raccontarono la faccenda al Signore. Allora il Signore, in questa occasione, dopo aver fatto un discorso ragionato, si rivolse ai monaci dicendo:
“Vi permetto, monaci, se c’è qualche cosa di urgente da fare, senza aver chiesto (il permesso) se c’è un monaco, di entrare in un villaggio all’ora sbagliata.” E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se un monaco, senza aver chiesto il permesso di entrare in un villaggio all’ora sbagliata, a meno che non ci sia qualche cosa di urgente da fare, c’è una colpa da espiare.”
Se un monaco è lì significa: diventa capace di entrare dopo aver chiesto (il permesso).
Se un monaco non è lì, significa: che non può entrare dopo aver chiesto il permesso.
All’ora sbagliata significa: dopo mezzogiorno fino all’alba.
Se entra in un villaggio significa: se passa oltre il confine di un villaggio cintato, c’è una colpa da espiare; se entra nel territorio di un villaggio non cintato, c’è una colpa da espiare.
A meno che non ci sia qualche cosa di urgente da fare significa: avere qualche cosa di urgente da fare.
Se pensa che sia l’ora sbagliata quando è l’ora sbagliata (e) non avendo chiesto (il permesso) se c’è un monaco, entra in un villaggio a meno che non ci sia qualche cosa di urgente da fare, c’è una colpa da espiare. Se è in dubbio se sia l’ora sbagliata… Se pensa che sia l’ora giusta mentre è l’ora sbagliata… c’è una colpa da espiare. Se pensa che sia l’ora sbagliata quando è l’ora giusta, c’è una colpa da espiare. Se è in dubbio sul fatto che sia l’ora giusta, c’è una colpa da espiare. Se pensa che sia l’ora giusta quando è l’ora giusta, non c’è colpa.
Non c’è colpa se c’è qualche cosa di urgente da fare; se c’è un monaco, entra dopo aver chiesto (il permesso); se non c’è nessun monaco, entra senza aver chiesto (il permesso); se sta andando in un villaggio; se sta andando nelle dimore delle monache; se sta andando nel luogo in cui dormono gli adepti di altre sette; se sta tornando indietro; se la strada è attraverso un villaggio; se ci sono incidenti; se è pazzo, se è la prima colpa.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di I.B. Horner, The Book of the Discipline.
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Pācittiya