… a Sāvatthī nel boschetto di Jeta nel monastero di Anāthapiṇḍika. A quel tempo il signore, in molte occasioni, parlò ai monaci di disciplina, elogiò la disciplina, elogiò i risultati ottenuti nella disciplina, elogiò il venerabile Upāli, riferendosi a lui in continuazione. I monaci dissero: “Il signore in molte occasioni ha parlato di disciplina… ha parlato in lode del venerabile Upāli, riferendosi a lui continuamente. Venite, venerabili, impariamo la disciplina sotto la guida del venerabile Upāli.”, perciò, molti monaci, anziani e novizi, impararono la disciplina sotto la guida del venerabile Upāli. Poi ad alcuni monaci pensarono: “Attualmente, venerabili, molti monaci, anziani e… stanno imparando la disciplina sotto la guida del venerabile Upāli. Se questi diventano esperti della disciplina, ci comanderanno, ci conquisteranno come vogliono, quando vogliono, per tutto il tempo che vogliono. Andiamo, venerabili, denigriamo la disciplina.”
Allora quei monaci, avvicinatosi agli altri monaci, dissero: “Perché si recitano queste regole di pratica minore e secondaria? Esse tendono solo al rimorso, all’irritazione, ai dubbi.”
I monaci … li criticarono, dicendo: “Come possono quei monaci denigrare la disciplina” …
“È vero, come si dice, che voi, monaci, avete denigrato la disciplina?”
“È vero, signore.”
L’illuminato, il signore, li rimproverò dicendo: “Come potete, stolti, denigrare la disciplina? Non è per soddisfare coloro che non sono (ancora) soddisfatti… E così, monaci, questa regola di pratica dovrebbe essere così enunciata:
“Se un monaco, quando viene recitato il Pātimokkha, dicesse: “Per quale motivo si recitano queste regole di pratica minore e secondaria? Esse tendono solo al rimorso, all’irritazione, ai dubbi.”, denigrando una regola di pratica c’è una colpa da espiare.”
Quando si recita il Pātimokkha significa: quando lo si recita o lo si fa recitare o lo si studia.
Parlare così significa: dire: “Perché si recitano queste regole minori e secondarie della pratica? … a dubbi.” Se denigra la disciplina a uno che è stato ordinato, dicendo: “Chi padroneggia questa disciplina ha dei rimorsi, delle preoccupazioni, dei dubbi; chi non la padroneggia non ha rimorsi, non ha preoccupazioni, non ha dubbi; queste parole non devono essere recitate, né imparate, né padroneggiate, né ricordate, o che questa disciplina deve scomparire o che questi monaci non devono essere adeguatamente istruiti.”, c’è una colpa da espiare.
Se pensa di essere ordinato quando lo è, (e) denigra la disciplina, c’è una colpa da espiare. Se è in dubbio se è ordinato… Se pensa di non essere ordinato quando è ordinato… c’è una colpa da espiare. Se denigra un’altra regola, c’è una colpa da espiare. Se denigra la disciplina o un’altra regola a uno che non è stato ordinato, c’è una colpa di cattiva condotta. Se pensa di essere ordinato quando non lo è, c’è una colpa da espiare. Se è in dubbio se non è ordinato, c’è una colpa di cattiva condotta. Se pensa di non essere ordinato quando non lo è, c’è una colpa di cattiva condotta.
Non c’è colpa se, non volendo denigrare, parla dicendo: “Guarda, padroneggia prima i suttanta o i versi o ciò che è in più del dhamma e dopo padroneggerai la disciplina”, se è pazzo, se è la prima colpa.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di I.B. Horner, The Book of the Discipline.
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Pācittiya