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P-Dhp 216–238: Śaraṇavagga – Rifugio

Molti, scossi dalla paura, si rifugiano
in monti e foreste, in luoghi con alberi maestosi.
Quel rifugio non è sicuro, non è il rifugio supremo,
né è il rifugio a cui giungere che libera da ogni sofferenza.
Chi ha preso rifugio nel Buddha, nel Dhamma e nel Saṅgha,
e che discerne con retta visione le quattro nobili verità.
Quello è un rifugio sicuro, quello è il rifugio supremo,
quello è il rifugio a cui giungere che libera da ogni sofferenza.

Se, quando delle mucche attraversano una strada, la loro guida procede in modo distorto,
tutte procederanno in modo distorto, poiché la loro guida va in modo distorto.
Così è per gli esseri umani: colui che è riconosciuto come capo,
se vive in modo non retto, così faranno gli altri.
Se, quando delle mucche attraversano una strada, la loro guida procede in modo retto,
tutte procederanno in modo retto, poiché la loro guida va in modo retto;
così è per gli esseri umani: colui che è riconosciuto come capo,
se vive in modo retto, così faranno gli altri.

Si dovrebbe vivere secondo il Dhamma, con buona condotta, non con cattiva condotta,
vivendo secondo il Dhamma si vive serenamente in questo mondo e nel prossimo.
Si dovrebbe vivere secondo il Dhamma, con buona condotta, non con cattiva condotta,
vivendo la vita santa si vive serenamente in questo mondo e nel prossimo.

Colui che trova gioia nel Dhamma, che si diletta nel Dhamma, che riflette sul Dhamma,
il monaco che ricorda il Dhamma, non abbandona il Dhamma.
Il Dhamma protegge colui che vive secondo il Dhamma, il Dhamma ben praticato conduce alla felicità,
questo è il beneficio del Dhamma ben praticato, colui che vive secondo il Dhamma non va verso una cattiva rinascita.
Il Dhamma protegge colui che vive la vita santa, il Dhamma ben praticato conduce alla felicità,
questo è il beneficio del Dhamma ben praticato, colui che vive la vita santa non va verso una cattiva rinascita.

Non avendo vissuto la vita santa, non avendo acquisito ricchezza nella loro giovinezza,
si consumano come aironi in uno stagno privo di pesci.
Non avendo vissuto la vita santa, non avendo acquisito ricchezza nella loro giovinezza,
giacciono come frecce sparpagliate da un arco, lamentando cose passate.

I mentalmente presenti che si sforzano con diligenza non trovano diletto in un dimorare ozioso,
come oche che abbandonano un lago, abbandonano l’attaccamento alle case.
Come le oche percorrono la via del cielo, attraversano il cielo con il loro potere,
i saggi sono condotti fuori dal mondo, dopo aver sconfitto Māra e il suo esercito.

Perché questa risata, perché questa gioia, quando il mondo è costantemente in fiamme?
Quando siete immersi nelle tenebre, perché non cercate una luce?
Come una città di confine è protetta all’interno e all’esterno,
così si dovrebbe proteggere se stessi, e non si dovrebbe lasciar passare il momento,
poiché quando l’opportunità è passata, si soffre quando si è consegnati agli inferi.

Non per il fatto di essere rasato si è un asceta, se si manca di voti, si dice il falso,
e si è preda di brama e desiderio, come si potrebbe essere un asceta?
Colui che estingue le azioni malvagie, piccole e grandi, in ogni modo —
attraverso il pacificare delle azioni malvagie è detto essere un asceta.

Colui in cui i trentasei flussi, consistenti nel contatto con la presunzione, sono forti,
colui che ha false visioni è trascinato dalla corrente delle sue intenzioni bramose.
Si dovrebbe abbandonare l’ira, si dovrebbe abbandonare la presunzione, si dovrebbe superare ogni legame,
senza attaccamento alla mente e alla forma corporea, le sofferenze non colgono mai colui che non possiede nulla.

Traduzione in inglese dal pracrito di Bhikkhu Ānandajoti. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoPatna Dharmapada