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MN 18: Madhupiṇḍikasutta – Il Dolce Boccone

Sfidato da un brahmano, il Buddha dà una risposta enigmatica su come il conflitto sorga a causa della proliferazione basata sulle percezioni. Il venerabile Kaccāna ne trae le implicazioni dettagliate in uno dei passaggi più illuminanti dell’intero canone.

***

Così ho udito. In una certa occasione il Beato soggiornava nel paese dei Sakka, a Kapilavatthu, nel Parco di Nigrodha.

Allora, al mattino, il Beato si vestì, e prendendo la ciotola e la veste esterna, si recò a Kapilavatthu per l’elemosina. Dopo aver vagato per l’elemosina a Kapilavatthu ed essere tornato dalla questua dopo il pasto, si recò al Grande Bosco per la dimora del giorno, ed entrato nel Grande Bosco, si sedette alla radice di un giovane albero di bilva.

Daṇḍapāṇi il Sakya si recò al Grande Bosco, camminando e vagando per esercizio, e quando fu entrato nel Grande Bosco, si recò al giovane albero di bilva dove si trovava il Beato e si scambiò con lui i saluti. Quando il cortese e amabile colloquio fu terminato, si fermò da un lato appoggiandosi al suo bastone. Dopo averlo fatto, chiese al Beato: “Cosa insegna il monaco, cosa predica?”

“Amico, come uno che insegna ciò per cui non litiga con nessuno nel mondo con i suoi dèi, i suoi Māra e le sue Divinità, in questa generazione con i suoi monaci e divini, con i suoi re e i suoi uomini, e che insegna ciò per cui le percezioni non soggiacciono più a quel divino quando dimora dissociato dai desideri sensuali, senza dubbio, liberato dall’ansia, liberato dalla brama per qualsiasi tipo di esistenza—così io insegno, amico, così io predico.”

Quando questo fu detto, Daṇḍapāṇi il Sakya scosse la testa, agitò la lingua e sollevò le sopracciglia finché la fronte non si corrugò in tre linee. Poi se ne andò, appoggiandosi al suo bastone.

Poi, quando fu sera, il Beato si alzò dalla meditazione, e si recò al Parco di Nigrodha dove si sedette su un posto preparato per lui; dopo averlo fatto, raccontò ai bhikkhu ciò che era accaduto. Quando questo fu detto, un bhikkhu chiese al Beato:

“Ma, venerabile signore, qual è ciò che il Beato insegna per cui non ha lite con nessuno nel mondo con i suoi dèi, i suoi Māra e le sue Divinità, in questa generazione con i suoi monaci e divini, con i suoi re e i suoi uomini? E, venerabile signore, come avviene che le percezioni non soggiacciono più a quel divino quando dimora dissociato dai desideri sensuali, senza dubbio, liberato dall’ansia, liberato dalla brama per qualsiasi tipo di esistenza?”

“Bhikkhu, quanto a ciò di cui come loro fonte la valutazione delle percezioni diversificanti assale un uomo: se non si trova nulla là di cui dilettarsi, affermare o accettare, questa è la fine delle tendenze latenti alla brama, alla resistenza, alle opinioni, all’incertezza, alla presunzione, alla brama di esistenza e all’ignoranza; questa è la fine del ricorso ai bastoni, del ricorso alle armi, alle liti, ai litigi, alle dispute, alle recriminazioni, alla malizia e al discorso; qui i dhammā non salutari cessano senza residuo.”

Così disse il Beato. Dopo aver detto questo, il Sublime si alzò dal suo posto e si recò alla sua dimora.

Poi, poco dopo che il Beato se ne fu andato, i bhikkhu considerarono: “Ora, amici, il Beato si è alzato dal suo posto ed è andato nella sua dimora dopo aver dato un riassunto in breve senza il significato dettagliato, cioè: ‘Bhikkhu, quanto a ciò di cui come loro fonte… i dhammā non salutari cessano senza residuo.’ Ora chi esporrà questo in dettaglio?” Poi considerarono: “Il venerabile Mahā-Kaccāna è lodato e stimato dal Beato e dai compagni nella vita divina. Egli è capace di farlo. Supponiamo di andare da lui e chiedergli il significato di questo?”

Poi andarono dal venerabile Mahā-Kaccāna e si scambiarono con lui i saluti, e quando il cortese e amabile colloquio fu terminato, si sedettero da un lato. Dopo averlo fatto, gli raccontarono ciò che era accaduto; e aggiunsero: “Che il venerabile Mahā-Kaccāna ce lo esponga.”

“Amici, è come se un uomo bisognoso di legno compatto, cercando legno compatto, vagando in cerca di legno compatto, concepisse che il legno compatto dovesse essere cercato tra i rami e le foglie di un grande albero dotato di legno compatto, dopo aver oltrepassato la radice e il tronco. E così è con voi, venerabili signori, che concepite che noi dovremmo essere interrogati sul significato di questo, dopo aver oltrepassato il Beato quando eravate faccia a faccia con il Maestro. Poiché, Conoscendo, il Beato conosce; Vedendo, egli vede; egli è l’Occhio, egli è la conoscenza, egli è il Dhamma, egli è il Divino; il Tathāgata è il Dicente, il Proclamatore, l’Elucidatore del Significato, il Donatore dell’Immortale. Quello era il momento in cui avreste dovuto chiedere al Beato il significato. Come egli vi disse, così avreste dovuto ricordarlo.”

“Certo, amico Kaccāna, Conoscendo, il Beato conosce; Vedendo, egli vede; certo egli è l’Occhio, egli è la conoscenza, egli è il Dhamma, egli è il Divino; certo il Tathāgata è il Dicente, il Proclamatore, l’Elucidatore del Significato, il Donatore dell’Immortale. Certo quello era il momento in cui avremmo dovuto chiedere al Beato il significato; e come egli ci disse, così avremmo dovuto ricordarlo. Tuttavia il venerabile Mahā-Kaccāna è lodato e stimato dal Beato e dai compagni nella vita divina. Il venerabile Mahā-Kaccāna è capace di esporre il significato dettagliato di questo riassunto dato in breve dal Beato senza esporre il significato dettagliato. Che il venerabile Mahā-Kaccāna lo esponga senza trovarlo gravoso.”

“Allora ascoltate, amici, e fate bene attenzione a ciò che dirò.”

“Così sia, amico,” risposero i bhikkhu. Il venerabile Mahā-Kaccāna disse questo:

“Amici, quando il Beato si alzò dal suo posto e andò nella sua dimora dopo aver dato un riassunto in breve senza esporre il significato dettagliato, cioè: ‘Bhikkhu, quanto a ciò di cui come loro fonte la valutazione delle percezioni diversificanti assale un uomo: se non si trova nulla là di cui dilettarsi, affermare o accettare, questa è la fine delle tendenze latenti alla brama, alla resistenza, alle opinioni, all’incertezza, alla presunzione, alla brama di esistenza e all’ignoranza; questa è la fine dell’uso dei bastoni, dell’uso delle armi, delle liti, dei litigi, delle dispute, delle recriminazioni, della malizia e del falso discorso; qui i dhammā malvagie, non salutari cessano senza resto,’ io comprendo il significato dettagliato di esso come segue:

“Dipendente dall’occhio e dalle forme, sorge la coscienza visiva. La coincidenza di questi tre è il contatto. Con il contatto come condizione c’è la sensazione. Ciò che un uomo sente, quello percepisce. Ciò che percepisce, quello pensa. Ciò che pensa, quello diversifica. Con ciò che ha diversificato come fonte, la valutazione delle percezioni diversificanti assale un uomo rispetto a forme passate, future e presenti conoscibili dall’occhio.

“Dipendente dall’orecchio e dai suoni… rispetto a suoni passati, futuri e presenti conoscibili dall’orecchio.

“Dipendente dal naso e dagli odori… rispetto a odori passati, futuri e presenti conoscibili dal naso.

“Dipendente dalla lingua e dai sapori… rispetto a sapori passati, futuri e presenti conoscibili dalla lingua.

“Dipendente dal corpo e dagli oggetti tangibili… rispetto a oggetti tangibili passati, futuri e presenti conoscibili dal corpo.

“Dipendente dalla mente e dai dhammā, sorge la coscienza mentale. La coincidenza di questi tre è il contatto. Con il contatto come condizione c’è la sensazione. Ciò che un uomo sente, quello percepisce. Ciò che percepisce, quello pensa. Ciò che pensa, quello diversifica. Con ciò che ha diversificato come fonte, la valutazione delle percezioni diversificanti assale un uomo rispetto a dhammā passati, futuri e presenti conoscibili dalla mente.

“Quando c’è l’occhio e c’è la forma e c’è la coscienza visiva, è possibile che si riconosca quella manifestazione del contatto. Quando c’è la manifestazione del contatto, è possibile che si riconosca la manifestazione della sensazione. Quando c’è la manifestazione della sensazione, è possibile che si riconosca la manifestazione della percezione. Quando c’è la manifestazione della percezione, è possibile che si riconosca la manifestazione del pensiero. Quando c’è la manifestazione del pensiero, è possibile che si riconosca la manifestazione dell’essere assalito dalla valutazione delle percezioni diversificanti.

“Quando c’è l’orecchio e c’è il suono e c’è la coscienza uditiva…

“Quando c’è il naso e c’è l’odore e c’è la coscienza olfattiva…

“Quando c’è la lingua e c’è il sapore e c’è la coscienza gustativa…

“Quando c’è il corpo e c’è il tangibile e c’è la coscienza fisica…

“Quando c’è la mente e c’è il dhammā e c’è la coscienza mentale… è possibile che si riconosca la manifestazione dell’essere assalito dalla valutazione delle percezioni diversificanti.

“Quando non c’è l’occhio e non c’è la forma e non c’è la coscienza visiva, è impossibile che si riconosca la manifestazione del contatto. Quando non c’è manifestazione del contatto, è impossibile che si riconosca la manifestazione della sensazione. Quando non c’è manifestazione della sensazione, è impossibile che si riconosca la manifestazione della percezione. Quando non c’è manifestazione della percezione, è impossibile che si riconosca la manifestazione del pensiero. Quando non c’è manifestazione del pensiero, è impossibile che si riconosca la manifestazione dell’essere assalito dalla valutazione delle percezioni diversificanti.

“Quando non c’è l’orecchio… naso… lingua… corpo…

“Quando non c’è la mente e non c’è il dhammā e non c’è la coscienza mentale, è impossibile che si riconosca la manifestazione del contatto. Quando non c’è manifestazione del contatto, è impossibile che si riconosca la manifestazione della sensazione. Quando non c’è manifestazione della sensazione, è impossibile che si riconosca la manifestazione della percezione. Quando non c’è manifestazione della percezione, è impossibile che si riconosca la manifestazione del pensiero. Quando non c’è manifestazione del pensiero, è impossibile che si riconosca la manifestazione dell’essere assalito dalla valutazione delle percezioni diversificanti.

“Amici, quando il Beato si alzò dal suo posto e andò nella sua dimora dopo aver dato un riassunto in breve senza esporre il significato dettagliato, cioè: ‘Bhikkhu, quanto a ciò di cui come loro fonte… cessano senza residuo’, io comprendo il significato dettagliato di esso così.

“Ora, amici, se volete, andate dal Beato e chiedetegli il significato di questo. Come il Beato vi dirà, così dovreste ricordarlo.”

Allora i bhikkhu furono soddisfatti, e dilettandosi nelle parole del venerabile Mahā-Kaccāna, si alzarono dai loro posti e andarono dal Beato, e dopo avergli reso omaggio, si sedettero da un lato. Dopo averlo fatto, gli raccontarono tutto ciò che era accaduto dopo che il Beato se ne fu andato, e aggiunsero: “Poi, venerabile signore, andammo dal venerabile Mahā-Kaccāna e gli chiedemmo il significato. Venerabile signore, il significato ci è stato esposto con queste ragioni, queste frasi e queste parole.”

“Mahā-Kaccāna è saggio, bhikkhu, Mahā-Kaccāna ha grande conoscenza. Se mi aveste chiesto il significato di questo, vi avrei dato la stessa risposta che Mahā-Kaccāna vi ha dato. Tale è il significato e così dovreste ricordarlo.”

Quando questo fu detto, il venerabile Ānanda disse al Beato: “Venerabile signore, proprio come se un uomo esausto per la fame e la debolezza giungesse a un boccone dolce, egli, nel corso del mangiarlo, troverebbe un sapore dolce, puro, così pure, venerabile signore, qualsiasi bhikkhu di mente capace, nel corso dell’esaminare con conoscenza il significato di questo discorso sul Dhamma, troverebbe soddisfazione e fiducia del cuore. Venerabile signore, qual è il nome di questo discorso sul Dhamma?”

“Quanto a questo, Ānanda, puoi ricordare questo discorso sul Dhamma come ‘Il Discorso del Boccone Dolce’.”

Questo è ciò che il Beato disse. Il venerabile Ānanda fu soddisfatto, e si dilettò nelle parole del Beato.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli del Ven. Nyanamoli Thera e curato da Khantipalo Bhikkhu nel 1977.
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Majjhima Nikaya