Così ho udito. In una occasione il Beato soggiornava presso Vesālī, nel bosco fuori città a ovest.
Ora, in quella occasione, Sunakkhatta, figlio dei Licchavī, aveva da poco abbandonato questo Dhamma e questa Disciplina. E stava facendo questa dichiarazione davanti all’assemblea di Vesālī: “L’asceta Gotama non possiede alcuno stato sovrumano, alcuna distinzione nella conoscenza e nella visione degna dei nobili. L’asceta Gotama insegna un Dhamma semplicemente elaborato dal ragionamento, seguendo il proprio filo di indagine così come gli si presenta, e quando insegna il Dhamma a qualcuno, questo conduce chi lo pratica alla completa distruzione della sofferenza.”
Quindi, di mattina presto, il venerabile Sāriputta si vestì e, prendendo la sua ciotola e il suo mantello, si recò a Vesālī per la questua. Udì allora Sunakkhatta, figlio dei Licchavī, fare questa dichiarazione davanti all’assemblea di Vesālī. Dopo aver raccolto la questua a Vesālī e aver fatto ritorno dal suo giro di elemosina, terminato il pasto, si recò dal Beato, e dopo avergli reso omaggio, si sedette a un lato e riferì al Beato la parole di Sunakkhatta.
Il Beato disse:
“Sāriputta, l’uomo sviato Sunakkhatta è adirato e le sue parole sono pronunciate per ira. Pensando di screditare il Tathāgata, in realtà lo loda; poiché è una lode del Tathāgata dire di lui: ‘Quando insegna il Dhamma a qualcuno, questo conduce chi lo pratica alla completa distruzione della sofferenza’.
Sāriputta, quest’uomo sviato Sunakkhatta non potrà mai dedurre di me secondo Dhamma: ‘Quel Beato è perfettamente risvegliato, compiuto nella vera conoscenza e nella condotta, sublime, conoscitore dei mondi, insuperabile guida di persone da domare, maestro di dèi e umani, illuminato, beato’.
E non potrà mai dedurre di me secondo il Dhamma: ‘Quel Beato gode dei vari tipi di potere sovraumano: essendo uno, diventa molti; essendo molti, diventa uno; appare e scompare; passa senza ostacoli attraverso un muro, attraverso un recinto, attraverso una montagna, come attraverso lo spazio; si tuffa e riemerge dalla terra come se fosse acqua; cammina sull’acqua senza affondare come fosse terra; seduto a gambe incrociate, viaggia nello spazio come un uccello; con la mano tocca e accarezza la luna e il sole, così potenti e possenti; esercita la padronanza corporea fin al mondo di Brahmā’.
E non potrà mai dedurre di me secondo il Dhamma: ‘Con l’elemento divino dell’udito, che è purificato e supera quello umano, quel Beato ode entrambi i tipi di suoni, quelli celesti e quelli umani, quelli lontani come quelli vicini’.
E non potrà mai dedurre di me secondo il Dhamma: ‘Quel Beato abbraccia con la propria mente le menti di altri esseri, di altre persone. Comprende una mente affetta da brama come affetta da brama e una mente non affetta da brama come non affetta da brama; comprende una mente affetta da odio come affetta da odio e una mente non affetta da odio come non affetta da odio; comprende una mente affetta da illusione come affetta da illusione e una mente non affetta da illusione come non affetta da illusione; comprende una mente contratta come contratta e una mente distratta come distratta; comprende una mente esaltata come esaltata e una mente non esaltata come non esaltata; comprende una mente superata come superata e una mente insuperata come insuperata; comprende una mente concentrata come concentrata e una mente non concentrata come non concentrata; comprende una mente liberata come liberata e una mente non liberata come non liberata’.
Le Dieci Forze di un Tathāgata
“Sāriputta, il Tathāgata possiede queste dieci forze del Tathāgata, possedendo le quali rivendica il posto di capobranco, ruggisce il suo ruggito di leone nelle assemblee, e mette in moto la Ruota di Brahmā. Quali dieci?
(1) “Qui, il Tathāgata comprende come realmente è il possibile come possibile e l’impossibile come impossibile. E questa è una forza del Tathāgata che il Tathāgata possiede, in virtù della quale rivendica il posto di capobranco, ruggisce il suo ruggito di leone nelle assemblee, e mette in moto la Ruota di Brahmā.
(2) “Inoltre, il Tathāgata comprende come realmente è, in termini di possibilità e cause, il risultato delle azioni intraprese, passate, future e presenti. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(3) “Inoltre, il Tathāgata comprende come realmente è la via che conduce a tutte le destinazioni. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(4) “Inoltre, il Tathāgata comprende come realmente è il mondo con i suoi molti e differenti elementi. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(5) “Inoltre, il Tathāgata comprende come realmente è come gli esseri hanno differenti inclinazioni. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(6) “Inoltre, il Tathāgata comprende come realmente è la disposizione delle facoltà di altri esseri, di altre persone. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(7) “Inoltre, il Tathāgata comprende come realmente è la contaminazione, la purificazione e l’emergenza riguardo ai jhāna, alle liberazioni, alle concentrazioni e alle realizzazioni. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(8) “Inoltre, il Tathāgata ricorda le sue molteplici vite passate, cioè una nascita, due nasciti… [ come nel Sutta 4 ]… Così con i loro aspetti e particolari ricorda le sue molteplici vite passate. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(9) “Inoltre, con l’occhio divino, che è purificato e supera quello umano, il Tathāgata vede gli esseri che muoiono e rinascono, inferiori e superiori, belli e brutti, fortunati e sfortunati… [ come nel Sutta 4 ] …e comprende come gli esseri trasmigrano secondo le loro azioni. Anche questa è una forza del Tathāgata…
(10) “Inoltre, realizzando da sé con diretta conoscenza, il Tathāgata qui e ora entra e dimora nella liberazione della mente e nella liberazione attraverso la saggezza che sono prive di influssi impuri con la distruzione degli influssi impuri. Anche questa è una forza del Tathāgata che il Tathāgata possiede, in virtù della quale rivendica il posto di capobranco, ruggisce il suo ruggito di leone nelle assemblee, e mette in moto la Ruota di Brahmā.
“Il Tathāgata possiede queste dieci forze del Tathāgata, possedendo le quali rivendica il posto di capobranco, ruggisce il suo ruggito di leone nelle assemblee, e mette in moto la Ruota di Brahmā.
“Sāriputta, quando io conosco e vedo così, se qualcuno dicesse di me: ‘L’asceta Gotama non possiede alcuno stato sovrumano, alcuna distinzione nella conoscenza e nella visione degna dei nobili. L’asceta Gotama insegna un Dhamma semplicemente elaborato dal ragionamento, seguendo il proprio filo di indagine così come gli si presenta’ — a meno che non abbandoni quell’affermazione e quello stato mentale e non rinunci a quella visione, allora con certezza, come se fosse stato portato via e messo lì, rinascerà negli inferi. Proprio come un bhikkhu dotato di virtù, concentrazione e saggezza godrebbe qui e ora della conoscenza finale, così accadrà in questo caso, io dico, che a meno che non abbandoni quell’affermazione e quello stato mentale e non rinunci a quella visione, allora con certezza, come se fosse stato portato via e messo lì, rinascerà negli inferi.
Quattro Tipi di Audacia
“Sāriputta, il Tathāgata possiede questi quattro tipi di audacia, possedendo i quali rivendica il posto di capobranco, ruggisce il suo ruggito del leone nelle assemblee, e mette in moto la Ruota di Brahmā. Quali quattro?
“Qui, non vedo alcuna base sulla quale un qualche asceta o brahmano o dio o Māra o Brahmā o chiunque altro al mondo potrebbe, in accordo col Dhamma, accusarmi così: ‘Mentre affermi di essere perfettamente illuminato, non sei perfettamente illuminato riguardo a queste cose’. E non vedendo alcuna base per questo, dimoro nella sicurezza, nell’impavidità e nell’audacia.
“Non vedo alcuna base sulla quale un qualche asceta… o chiunque altro potrebbe accusarmi così: ‘Mentre affermi di essere uno che ha distrutto gli influssi impuri, non hai distrutto questi influssi impuri’. E non vedendo alcuna base per questo, dimoro nella sicurezza, nell’impavidità e nell’audacia.
“Non vedo alcuna base sulla quale un qualche asceta… o chiunque altro potrebbe accusarmi così: ‘Quelle cose da te chiamate ostacoli non sono in grado di ostacolare chi si sforza’. E non vedendo alcuna base per questo, dimoro nella sicurezza, nell’impavidità e nell’audacia.
“Non vedo alcuna base sulla quale un qualche asceta… o chiunque altro potrebbe accusarmi così: ‘Quando insegni il Dhamma a qualcuno, questo non lo conduce, quando lo pratica, alla completa distruzione della sofferenza’. E non vedendo alcuna base per questo, dimoro nella sicurezza, nell’impavidità e nell’audacia.
“Un Tathāgata possiede questi quattro tipi di audacia, possedendo i quali rivendica il posto di capobranco, ruggisce il suo ruggito di leone nelle assemblee, e mette in moto la Ruota di Brahmā.
“Sāriputta, quando io conosco e vedo così, se qualcuno dicesse di me… rinascerà negli inferi.
Le Otto Assemblee
“Sāriputta, ci sono queste otto assemblee. Quali otto? Un’assemblea di nobili, un’assemblea di brahmani, un’assemblea di capifamiglia, un’assemblea di asceti, un’assemblea di dèi celesti dei Quattro Grandi Re, un’assemblea di dèi celesti dei Trentatré, un’assemblea del seguito di Māra, un’assemblea di Brahmā. Possedendo questi quattro tipi di audacia, il Tathāgata si avvicina ed entra in queste otto assemblee.
“Ricordo di essermi avvicinato a molte centinaia di assemblee di nobili… a molte centinaia di assemblee di brahmani… a molte centinaia di assemblee di capifamiglia… a molte centinaia di assemblee di asceti… a molte centinaia di assemblee di dèi celesti dei Quattro Grandi Re… a molte centinaia di assemblee di dèi celesti dei Trentatré… a molte centinaia di assemblee del seguito di Māra… a molte centinaia di assemblee di Brahmā. E in precedenza mi ero seduto con loro lì e avevo parlato con loro e avevo tenuto conversazioni con loro, eppure non vedo alcuna base per pensare che paura o timidezza possano sopraggiungermi lì. E non vedendo alcuna base per questo, dimoro nella sicurezza, nell’impavidità e nell’audacia.
“Sāriputta, quando io conosco e vedo così, se qualcuno dicesse di me… rinascerà negli inferi.
Quattro Tipi di Generazione
“Sāriputta, ci sono questi quattro tipi di generazione. Quali quattro? La generazione da uovo, la generazione da utero, la generazione da umidità e la generazione spontanea.
“Cos’è la generazione da uovo? Ci sono quegli esseri che nascono rompendo il guscio di un uovo; questa è chiamata generazione da uovo. Cos’è la generazione da utero? Ci sono quegli esseri che nascono rompendo la membrana fetale; questa è chiamata generazione da utero. Cos’è la generazione da umidità? Ci sono quegli esseri che nascono in un pesce marcio, in un cadavere marcio, in una poltiglia marcia, in una fossa biologica, o in una fogna; questa è chiamata generazione da umidità. Cos’è la generazione spontanea? Ci sono dèi e abitanti degli inferi e certi esseri umani e alcuni esseri nei mondi inferiori; questa è chiamata generazione spontanea. Questi sono i quattro tipi di generazione.
“Sāriputta, quando io conosco e vedo così, se qualcuno dicesse di me… rinascerà negli inferi.
Le Cinque Rinascite e il Nibbāna
“Sāriputta, ci sono queste cinque destinazioni. Quali cinque? Gli inferi, il reame animale, il reame degli spiriti, gli esseri umani e gli dèi.
(1) “Io comprendo gli inferi, e il sentiero e la via che conducono agli inferi. E comprendo anche come colui che è entrato in questo sentiero, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà in uno stato di privazione, in una destinazione infelice, di perdizione, negli inferi.
(2) “Io comprendo il reame animale, e il sentiero e la via che conducono al reame animale. E comprendo anche come colui che è entrato in questo sentiero, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà nel reame animale.
(3) “Io comprendo il reame degli spiriti, e il sentiero e la via che conducono al reame degli spiriti. E comprendo anche come colui che è entrato in questo sentiero, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà nel reame degli spiriti.
(4) “Io comprendo gli esseri umani, e il sentiero e la via che conducono al mondo umano. E comprendo anche come colui che è entrato in questo sentiero, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà tra gli esseri umani.
(5) “Io comprendo gli dèi, e il sentiero e la via che conducono al mondo degli dèi. E comprendo anche come colui che è entrato in questo sentiero, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà in una destinazione felice, nel mondo celeste.
(6) “Io comprendo il Nibbāna, e il sentiero e la via che conducono al Nibbāna. E comprendo anche come colui che è entrato in questo sentiero, realizzando da sé con diretta conoscenza, qui e ora entrerà e dimorerà nella liberazione della mente e nella liberazione attraverso la saggezza che sono prive di influssi impuri con la distruzione degli influssi impuri.
(1) “Abbracciando mente con mente, comprendo una tale persona in questo modo: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero che alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà in uno stato di privazione, in una destinazione infelice, di perdizione, negli inferi’. E più tardi, con l’occhio divino, che è purificato e supera quello umano, vedo che alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, è rinato in uno stato di privazione, in una destinazione infelice, di perdizione, negli inferi, e sta sperimentando sensazioni esclusivamente dolorose, lancinanti, penetranti. Supponete ci fosse una fossa di carbone più profonda dell’altezza di un uomo, piena di braci ardenti senza fiamma né fumo; e poi un uomo, arroventato ed esausto per il caldo, stanco, riarso e assetato, giungesse per un sentiero che va in una sola direzione e conduce a quella stessa fossa di carbone. Allora un uomo con buona vista, vedendolo, direbbe: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero, che arriverà a questa stessa fossa di carbone’; e più tardi vede che è caduto in quella fossa di carbone e sta sperimentando sensazioni esclusivamente dolorose, lancinanti, penetranti. Allo stesso modo, abbracciando mente con mente… sensazioni penetranti.
(2) “Abbracciando mente con mente, comprendo una tale persona in questo modo: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero che alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà nel reame animale’. E più tardi, con l’occhio divino… vedo che… è rinato nel reame animale e sta sperimentando sensazioni dolorose, lancinanti, penetranti. Supponete ci fosse un pozzo nero più profondo dell’altezza di un uomo, pieno di letame; e poi un uomo, arroventato ed esausto per il caldo, stanco, riarso e assetato, giungesse per un sentiero che va in una sola direzione e conduce a quello stesso pozzo nero. Allora un uomo con buona vista, vedendolo, direbbe: ‘Questa persona si comporta così… che arriverà a questo stesso pozzo nero’; e più tardi vede che è caduto in quel pozzo nero e sta sperimentando sensazioni dolorose, lancinanti, penetranti. Allo stesso modo, abbracciando mente con mente… sensazioni penetranti.
(3) “Abbracciando mente con mente, comprendo una tale persona in questo modo: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero che alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà nel reame degli spiriti’. E più tardi… vedo che… è rinato nel reame degli spiriti e sta sperimentando molta sensazione dolorosa. Supponete ci fosse un albero che cresce su un terreno accidentato con fogliame rado che proietta un’ombra chiazzata; e poi un uomo, arroventato ed esausto per il caldo, stanco, riarso e assetato, giungesse per un sentiero che va in una sola direzione e conduce a quello stesso albero. Allora un uomo con buona vista, vedendolo, direbbe: ‘Questa persona si comporta così… che arriverà a questo stesso albero’; e più tardi vede che è seduto o sdraiato all’ombra di quell’albero sperimentando molta sensazione dolorosa. Allo stesso modo, abbracciando mente con mente… molta sensazione dolorosa.
(4) “Abbracciando mente con mente, comprendo una tale persona in questo modo: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero che alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà tra gli esseri umani’. E più tardi… vedo che… è rinato tra gli esseri umani e sta sperimentando molta sensazione piacevole. Supponete ci fosse un albero che cresce su un terreno pianeggiante con fogliame folto che proietta un’ombra profonda; e poi un uomo, arroventato ed esausto per il caldo, stanco, riarso e assetato, giungesse per un sentiero che va in una sola direzione e conduce a quello stesso albero. Allora un uomo con buona vista, vedendolo, direbbe: ‘Questa persona si comporta così… che arriverà a questo stesso albero’; e più tardi vede che è seduto o sdraiato all’ombra di quell’albero sperimentando molta sensazione piacevole. Allo stesso modo, abbracciando mente con mente… molta sensazione piacevole.
(5) “Abbracciando mente con mente, comprendo una tale persona in questo modo: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero che alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascerà in una destinazione felice, nel mondo celeste’. E più tardi… vedo che… è rinato in una destinazione felice, nel mondo celeste, e sta sperimentando sensazioni esclusivamente piacevoli. Supponete ci fosse un palazzo, e avesse una camera superiore intonacata dentro e fuori, chiusa, sbarrata, con finestre munite di persiane, e in essa ci fosse un giaciglio coperto di tappeti, coperte e lenzuola, con un copriletto di pelle di cervo, con un baldacchino e anche cuscini cremisi sia per la testa che per i piedi; e poi un uomo, arroventato ed esausto per il caldo, stanco, riarso e assetato, giungesse per un sentiero che va in una sola direzione e conduce a quello stesso palazzo. Allora un uomo con buona vista, vedendolo, direbbe: ‘Questa persona si comporta così… che arriverà a questo stesso palazzo’; e più tardi vede che è seduto o sdraiato in quella camera superiore di quel palazzo sperimentando sensazioni esclusivamente piacevoli. Allo stesso modo, abbracciando mente con mente… sensazioni esclusivamente piacevoli.
(6) “Abbracciando mente con mente, comprendo una tale persona in questo modo: ‘Questa persona si comporta così, conduce sé stessa così, ha intrapreso un tale sentiero che, realizzando da sé con diretta conoscenza, qui e ora entrerà e dimorerà nella liberazione della mente e nella liberazione attraverso la saggezza che sono prive di influssi impuri con la distruzione degli influssi impuri’. E più tardi vedo che, realizzando da sé con diretta conoscenza, qui e ora entra e dimora nella liberazione della mente e nella liberazione attraverso la saggezza che sono prive di influssi impuri con la distruzione degli influssi impuri, e sta sperimentando sensazioni esclusivamente piacevoli. Supponete ci fosse uno stagno con acqua pulita, gradevole, fresca, trasparente, con rive dolci, delizioso, e vicino un bosco folto; e poi un uomo, arroventato ed esausto per il caldo, stanco, riarso e assetato, giungesse per un sentiero che va in una sola direzione verso quello stesso stagno. Allora un uomo con buona vista, vedendolo, direbbe: ‘Questa persona si comporta così… che arriverà a questo stesso stagno’; e più tardi vede che si è immerso nello stagno, ha fatto il bagno, ha bevuto, e ha alleviato ogni sua angoscia, stanchezza e febbre, ed è uscito di nuovo e siede o giace nel bosco sperimentando sensazioni esclusivamente piacevoli. Allo stesso modo, abbracciando mente con mente… sensazioni esclusivamente piacevoli. Queste sono le cinque destinazioni.
“Sāriputta, quando io conosco e vedo così, se qualcuno dicesse di me: ‘L’asceta Gotama non possiede alcuno stato sovrumano, alcuna distinzione nella conoscenza e nella visione degna dei nobili. L’asceta Gotama insegna un Dhamma semplicemente elaborato dal ragionamento, seguendo il proprio filo di indagine così come gli si presenta’ — a meno che non abbandoni quell’affermazione e quello stato mentale e non rinunci a quella visione, allora con certezza, come se fosse stato portato via e messo lì, rinascerà negli inferi. Proprio come un bhikkhu dotato di virtù, concentrazione e saggezza godrebbe qui e ora della conoscenza finale, così accadrà in questo caso, io dico, che a meno che non abbandoni quell’affermazione e quello stato mentale e non rinunci a quella visione, allora con certezza, come se fosse stato portato via e messo lì, rinascerà negli inferi.
Le Austerità del Bodhisatta
“Sāriputta, ricordo di aver vissuto una vita santa possedendo quattro fattori. Sono stato un asceta — un asceta supremo; sono stato grossolano — supremamente grossolano; sono stato scrupoloso — supremamente scrupoloso; sono stato appartato — supremamente appartato.
“Tale era la mia ascesi, Sāriputta, che andavo nudo, rifiutando le convenzioni, leccandomi le mani, non venendo quando ero chiamato, non fermandomi quando ero chiamato; non accettavo cibo portato o cibo preparato appositamente o un invito a pasto; non ricevevo nulla da una pentola, da una ciotola, attraverso una soglia, attraverso un bastone, attraverso un pestello, da due che mangiavano insieme, da una donna incinta, da una donna che allattava, da una donna in mezzo agli uomini, da dove era annunciato che il cibo veniva distribuito, da dove un cane aspettava, da dove le mosche ronzavano; non accettavo pesce né carne, non bevevo liquore, vino o bevande fermentate. Mi mantenevo a una casa, a un solo boccone; mi mantenevo a due case, a due bocconi;… mi mantenevo a sette case, a sette bocconi. Vivevo con un piattino al giorno, con due piattini al giorno… con sette piattini al giorno; prendevo cibo una volta al giorno, una volta ogni due giorni… una volta ogni sette giorni; così anche fino a una volta ogni quindici giorni, dimoravo perseguendo la pratica di prendere cibo a intervalli stabiliti. Mangiavo verdure o miglio o riso selvatico o raschiatura di cuoio o muschio o crusca di riso o schiuma di riso o farina di sesamo o erba o sterco di vacca. Vivevo di radici e frutti della foresta; mi nutrivo di frutti caduti. Mi vestivo di canapa, di stoffa mista a canapa, di sudari, di stracci di scarto, di corteccia d’albero, di pelle di antilope, di strisce di pelle di antilope, di tessuto di erba kusa, di tessuto di corteccia, di tessuto di trucioli di legno, di lana di capelli, di lana animale, di ali di gufo. Ero uno che si strappava capelli e barba, perseguendo la pratica di strapparsi capelli e barba. Ero uno che stava continuamente in piedi, rifiutando i sedili. Ero uno che stava continuamente accovacciato, devoto a mantenere la posizione accovacciata. Ero uno che usava un materasso di spuntoni; facevo del materasso di spuntoni il mio letto. Dimoravo perseguendo la pratica di bagnarmi in acqua tre volte al giorno inclusa la sera. Così, in una tale varietà di modi, dimoravo perseguendo la pratica di tormentare e mortificare il corpo. Tale era la mia ascesi.
“Tale era la mia grossolanità, Sāriputta, che proprio come il tronco di un albero di tindukā, accumulandosi negli anni, si incrosta e si sfoglia, così polvere e sporcizia, accumulandosi negli anni, si incrostavano sul mio corpo e si sfogliavano. Non mi venne mai in mente: ‘Oh, lascia che mi strofini via questa polvere e sporcizia con la mano, o lascia che un altro mi strofini via questa polvere e sporcizia con la sua mano’ — non mi venne mai in mente così. Tale era la mia grossolanità.
“Tale era il mio scrupolo, Sāriputta, che ero sempre consapevole nell’avanzare e nel retrocedere. Ero pieno di compassione persino per una goccia d’acqua, pensando: ‘Che io non faccia male alle piccole creature nelle fessure del terreno’. Tale era il mio scrupolo.
“Tale era il mio appartarmi, Sāriputta, che mi immergevo in qualche foresta e vi dimoravo. E quando vedevo un mandriano o un pastore o qualcuno che raccoglieva erba o bastoni, o un taglialegna, fuggivo di boschetto in boschetto, di macchia in macchia, di cavità in cavità, di collinetta in collinetta. Perché facevo così? Perché loro non vedessero me né io vedessi loro. Proprio come un cervo nato nella foresta, alla vista di esseri umani, fugge di boschetto in boschetto, di macchia in macchia, di cavità in cavità, di collinetta in collinetta, così io, quando vedevo un mandriano o un pastore… Tale era il mio appartarmi.
“Andavo carponi ai recinti del bestiame quando il bestiame era uscito e il mandriano li aveva lasciati, e mi nutrivo dello sterco dei giovani vitelli lattanti. Finché durarono i miei escrementi e la mia urina, mi nutrivo dei miei stessi escrementi e della mia urina. Tale era la mia grande pratica di nutrirmi di sporcizia.
“Mi immergevo in qualche foresta imponente e vi dimoravo — una foresta così imponente da far rizzare i capelli a molti uomini se non fossero liberi dalla brama. Quando giungevano quelle fredde notti invernali durante il ‘periodo di otto giorni di nevicata’, dimoravo di notte all’aperto e di giorno nel bosco. Nell’ultimo mese della stagione calda, dimoravo di giorno all’aperto e di notte nel bosco. E mi venne spontaneamente questa strofa mai udita prima:
‘Infreddolito di notte e arroventato di giorno,
Solo in imponenti foreste,
Nudo, senza fuoco a cui sedere accanto,
Il saggio prosegue tuttavia la sua ricerca.’
“Facevo il mio giaciglio in un ossario con le ossa dei morti come cuscino. E i giovani mandriani si avvicinavano e mi sputavano addosso, mi urinavano addosso, mi gettavano fango addosso e mi infilavano bastoni nelle orecchie. Eppure non ricordo di aver mai suscitato contro di loro una mente malvagia di odio. Tale era il mio dimorare nell’equanimità.
“Sāriputta, ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso il cibo’. Dicono: ‘Viviamo di frutti di kola’, e mangiano frutti di kola, mangiano polvere di frutti di kola, bevono acqua di frutti di kola, e preparano molti tipi di intrugli di frutti di kola. Ora io ricordo di aver mangiato un singolo frutto di kola al giorno. Sāriputta, potresti pensare che il frutto di kola fosse più grande a quel tempo, eppure non dovresti considerarlo così: il frutto di kola era allora al massimo della stessa dimensione di ora. A causa del nutrirmi di un singolo frutto di kola al giorno, il mio corpo raggiunse uno stato di estrema emaciazione. A causa del mangiare così poco le mie membra divennero come segmenti articolati di steli di vite o steli di bambù. A causa del mangiare così poco il mio fondoschiena divenne come uno zoccolo di cammello. A causa del mangiare così poco le sporgenze della mia spina dorsale sporgevano come una collana di grani infilati. A causa del mangiare così poco le mie costole sporgevano tanto erano magre come le travi fatiscenti di un vecchio granaio senza tetto. A causa del mangiare così poco il bagliore dei miei occhi sprofondava nelle orbite, sembrando un bagliore d’acqua che è sprofondata in un pozzo profondo. A causa del mangiare così poco il mio cuoio capelluto si raggrinzì e avvizzì come una zucca amara verde si raggrinzisce e avvizzisce al vento e al sole. A causa del mangiare così poco la pelle del mio ventre aderiva alla mia spina dorsale; così se volevo toccare la pelle del mio ventre incontravo la mia spina dorsale, e se volevo toccare la mia spina dorsale incontravo la pelle del mio ventre. A causa del mangiare così poco, se volevo defecare o urinare, cadevo a faccia in avanti proprio lì. A causa del mangiare così poco, se cercavo di alleviare il mio corpo strofinando le mie membra con le mani, i peli, marci alle radici, cadevano dal mio corpo mentre strofinavo.
“Sāriputta, ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso il cibo’. Dicono: ‘Viviamo di fagioli’,… ‘Viviamo di sesamo’,… ‘Viviamo di riso’, e mangiano riso, mangiano polvere di riso, bevono acqua di riso, e preparano molti tipi di intrugli di riso. Ora io ricordo di aver mangiato un singolo chicco di riso al giorno. Sāriputta, potresti pensare che il chicco di riso fosse più grande a quel tempo, eppure non dovresti considerarlo così: il chicco di riso era allora al massimo della stessa dimensione di ora. A causa del nutrirmi di un singolo chicco di riso al giorno, il mio corpo raggiunse uno stato di estrema emaciazione. A causa del mangiare così poco… i peli, marci alle radici, cadevano dal mio corpo mentre strofinavo.
“Eppure, Sāriputta, con tale condotta, con tale pratica, con tale austerità, non raggiunsi alcuno stato sovrumano, alcuna distinzione nella conoscenza e nella visione degna dei nobili. Perché? Perché non raggiunsi quella nobile saggezza che quando è raggiunta è nobile ed emancipatrice e conduce chi pratica in accordo con essa alla completa distruzione della sofferenza.
“Sāriputta, ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso il ciclo delle rinascite’. Ma non è facile trovare un reame nel ciclo che io non abbia già attraversato in questo lungo viaggio, eccetto gli dèi delle Dimore Pure; e se avessi attraversato il ciclo come dio nelle Dimore Pure, non sarei mai tornato in questo mondo.
“Ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso qualche particolare tipo di rinascita’. Ma non è facile trovare un tipo di rinascita in cui io non sia già rinato in questo lungo viaggio, eccetto gli dèi delle Dimore Pure…
“Ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso qualche particolare dimora’. Ma non è facile trovare un tipo di dimora in cui io non abbia già dimorato… eccetto gli dèi delle Dimore Pure…
“Ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso il sacrificio’. Ma non è facile trovare un tipo di sacrificio che non sia già stato offerto da me in questo lungo viaggio, quando ero o un re nobile unto o un ricco brahmano.
“Ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘La purificazione avviene attraverso il culto del fuoco’. Ma non è facile trovare un tipo di fuoco che non sia già stato da me venerato in questo lungo viaggio, quando ero o un re nobile unto o un ricco brahmano.
“Sāriputta, ci sono alcuni asceti e brahmani la cui dottrina e visione è questa: ‘Finché quest’uomo buono è ancora giovane, un giovane dai capelli neri dotato della benedizione della giovinezza, nel fiore degli anni, finché è perfetto nella sua chiara saggezza. Ma quando quest’uomo buono è vecchio, invecchiato, gravato dagli anni, avanti con l’età, e giunto all’ultima fase, avendo ottanta, novanta o cento anni, allora la limpidezza della sua saggezza è perduta’. Ma non dovrebbe essere considerato così. Io ora sono vecchio, invecchiato, gravato dagli anni, avanti con l’età, e giunto all’ultima fase: i miei anni sono arrivati a ottanta. Supponiamo ora che io avessi quattro discepoli con una durata di vita di cento anni, perfetti in consapevolezza, ritenzione, memoria e limpidezza di saggezza. Proprio come un abile arciere, addestrato, esercitato e provato, potrebbe facilmente scoccare una freccia leggera attraverso l’ombra di una palma, supponiamo che essi fossero perfino a quel punto perfetti in consapevolezza, ritenzione, memoria e limpidezza di saggezza. Supponiamo che mi chiedessero continuamente riguardo ai quattro fondamenti della consapevolezza e che io rispondessi loro quando chiedevano e che loro ricordassero ogni mia risposta e non facessero mai una domanda sussidiaria o si fermassero eccetto per mangiare, bere, consumare cibo, gustare, urinare, defecare e riposare per eliminare sonnolenza e stanchezza. Ciononostante, l’esposizione del Dhamma da parte del Tathāgata, le sue spiegazioni dei fattori del Dhamma, e le sue risposte alle domande non giungerebbero ancora alla fine, ma nel frattempo quei miei quattro discepoli con la loro durata di vita di cento anni sarebbero morti alla fine di quei cento anni. Sāriputta, anche se doveste portarmi in giro su un letto, non ci sarà alcun cambiamento nella limpidezza della saggezza del Tathāgata.
“Parlando rettamente, se si dovesse dire di qualcuno: ‘Un essere non soggetto a illusione è apparso nel mondo per il benessere e la felicità di molti, per compassione del mondo, per il bene, il benessere e la felicità di dèi e umani’, è di me in verità che, parlando rettamente, questo dovrebbe essere detto.”
Ora in quella occasione il venerabile Nāgasamāla stava dietro al Beato e lo rinfrescava. Allora disse al Beato: “È meraviglioso, venerabile signore, è straordinario! Mentre ascoltavo questo discorso sul Dhamma, i peli del mio corpo si sono rizzati. Venerabile signore, qual è il nome di questo discorso sul Dhamma?”
“Riguardo a ciò, Nāgasamāla, puoi ricordare questo discorso sul Dhamma come ‘Il Discorso che Fa Rizzare i Peli’.”
Questo è ciò che il Beato disse. Il venerabile Nāgasamāla fu soddisfatto e si rallegrò delle parole del Beato.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di © Bhikkhu Bodhi, The Middle Length Discourses of the Buddha (Wisdom Publications, 2009). This excerpt from The Middle Length Discourses of the Buddha by Bhikkhu Bodhi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Majjhima Nikaya