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La Prima Nobile Verità

(dukkha ariya sacca)

Definizione

“Questa, monaci, è la nobile verità del dolore. La nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l’unione con ciò che odiamo è dolore, la separazione da ciò che amiamo è dolore, non ottenere ciò che desideriamo è dolore, in breve i cinque aggregati dell’attaccamento sono dolore.”

— Samyutta Nikaya 56.11

La spiegazione del Ven. Sariputta

Poco dopo l’on. Sâriputto si rivolse ai monaci: “Qual è la santa verità del dolore? Nascita è dolore, vecchiaia è dolore, morte è dolore; sono dolore tristezza, afflizione, tormento, strazio, disperazione e non ottenere quel che si brama: insomma, i cinque tronchi dell’attaccamento sono dolore. E che è, amici, la nascita? Quel che dei diversi esseri in ogni classe di esseri è nascita, rinascita, produzione, generazione, rigenerazione, manifestazione dei cinque tronchi [dell’individualità], l’assunzione delle sedi [dei sensi]: questo si chiama nascita. E che è, amici, la vecchiaia? Quel che dei diversi esseri in ogni classe di esseri è invecchiamento, decadimento, consumazione, incanutimento, raggrinzamento, appassirsi della vita, alterarsi dei sensi: questo si chiama vecchiaia.

E che è, amici, la morte? Quel che dei diversi esseri in ogni classe di esseri è sparire, svanire, dissolversi, trapassare, defungere, morire, compiere il tempo, la disunione dei tronchi, la decomposizione del cadavere: questo si chiama morte.
E che è, amici, la tristezza? Quello di chi incorre in questa o quella perdita, di chi prova questo o quel dolore è sconforto, cordoglio, interno affanno, interna angoscia: questo si chiama tristezza.

E che è, amici, l’afflizione? Quello di chi incorre in questa o quella perdita, di chi prova questo o quel dolore è affliggimento, lagnanza, lamento e tribolazione: questo si chiama afflizione.

E che è, amici, il tormento? Quello che è dolore corporeo, tormento corporeo, dolore di contatto fisico che si prova come sofferenza: questo si chiama tormento.

E che è amici, lo strazio? Quello che è dolore spirituale, tormento spirituale, dolore di contatto mentale che si prova come sofferenza: questo si chiama strazio.

E che è, amici, la disperazione? Quello di chi incorre in una perdita, di chi prova un dolore è struggersi, affannarsi, accasciarsi e disperarsi: questo si chiama disperazione.

E che dolore è il non ottenere quel che si brama? Negli esseri soggetti alla nascita, sorge questo desiderio: ‘Ah, se noi non fossimo soggetti alla nascita, se la nascita non ci sopravvenisse!’ Ma ciò non si ottiene col bramare, e non ottenere ciò che si brama: questo appunto è dolore. Negli esseri soggetti alla vecchiaia, alla morte, alla tristezza, all’afflizione, al tormento, allo strazio e alla disperazione sorge questo desiderio: ‘Ah, se tutto ciò non ci accadesse!’ Ma ciò non si ottiene col bramare, e non ottenere ciò che si brama: questo appunto è dolore.

E che dolore sono i cinque tronchi dell’attaccamento? Questo: i tronchi dell’attaccamento alla forma, alla sensazione, alla percezione, alla concezione, alla coscienza sono i cinque attaccamenti che danno dolore.
E che è, amici, la santa verità dell’origine del dolore? È questa sete, legata all’esistenza, congiunta al piacere della soddisfazione che si appaga qua e là: è la sete del sesso, dell’essere e del benessere.”

— Majjhima Nikaya 141

Dukkha come un devastante fuoco

“ Monaci, tutto brucia! E cosa brucia, o monaci?

La vista brucia, o monaci, le forme ed i colori bruciano, la coscienza visiva brucia, il contatto visivo brucia, e qualsiasi sensazione sorga in dipendenza dal contatto dell’occhio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

L’udito brucia, o monaci, i suoni bruciano, la coscienza uditiva brucia, il contatto uditivo brucia, e qualsiasi sorga in dipendenza dal contatto dell’orecchio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

L’olfatto, o monaci, brucia, gli odori bruciano, la coscienza olfattiva brucia, il contatto olfattivo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto del naso con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

Il gusto, o monaci, brucia, i sapori bruciano, la coscienza gustativa brucia, il contatto gustativo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della lingua con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

Il tatto, o monaci, brucia, le sensazioni tattili bruciano, la coscienza tattile brucia, il contatto del corpo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto del corpo con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

La mente, o monaci, brucia, gli oggetti della mente bruciano, la coscienza mentale brucia, il contatto mentale brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della mente con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.”

— Samyutta Nikaya 35.28

Bisogna conoscere Dukkha

“Bisogna conoscere la sofferenza. Bisogna conoscere l’origine della sofferenza. Bisogna conoscere la diversità nella sofferenza. Bisogna conoscere il risultato della sofferenza. Bisogna conoscere la cessazione della sofferenza. Bisogna conoscere la via di pratica che conduce alla cessazione della sofferenza.’ Così è stato detto. In riferimento a cosa questo fu detto? 
“La nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la morte è dolore; la tristezza, i lamenti, le pene, l’angoscia e la disperazione sono dolore; legarsi a ciò che non si ama è dolore, la separazione da ciò che si ama è dolore, non ottenere ciò che si desidera è dolore. In breve, i cinque aggregati dell’attaccamento sono dolore. 
“E qual è l’origine della sofferenza ? La brama è l’origine della la sofferenza.
“E qual è la diversità nella sofferenza? Vi è la sofferenza maggiore e quella minore, quella che si dissipa lentamente e quella che si dissipa velocemente. È ciò che si chiama la diversità nella sofferenza. 
“E qual è il risultato della sofferenza? Quando una persona prostrata dal dolore, la mente esausta, si lamenta, piange, si dispera e diventa confusa. O una persona prostrata dal dolore, la mente esausta, viene a cercare aiuto: ‘Chi conosce un modo per fermare questo dolore’? Vi dico, monaci, la sofferenza risulta sia nella confusione sia nella ricerca. È ciò che si chiama il risultato della sofferenza. 
“E qual è la cessazione della sofferenza? Dalla cessazione della brama deriva la cessazione della sofferenza; ed è il nobile ottuplice sentiero – retta visione, ……. – che è la via di pratica che conduce alla cessazione della sofferenza. 
“Quando un discepolo delle nobili persone discerne la sofferenza in questo modo, la sua origine, la sua diversità, il suo risultato, la sua cessazione e la via di pratica che conduce alla cessazione della sofferenza, discerne allora la vita santa come la cessazione della sofferenza.
“‘Bisogna conoscere la sofferenza. Bisogna conoscere l’origine della sofferenza … la diversità nella sofferenza… il risultato della sofferenza… la cessazione della sofferenza… la via di pratica che conduce alla cessazione della sofferenza.”

— Anguttara Nikaya 6.63