Punto controverso: (i.) Una parte del passato esiste, una parte no; (ii.) una parte del futuro esiste, una parte no.
Commentario: Con le sue domande, il Theravada cerca di smontare l’opinione, sostenuta da quei veggenti dei Sabbatthivada noti come Kassapika, secondo cui il passato sopravvive, come attualmente esistente, in parte.
Theravāda: (i.) Il passato esiste? In parte esiste, rispondete, in parte non esiste. Dovete allora ammettere, in termini equivalenti, che una parte di esso è cessato, scomparso, trascorso, completamente passato; una parte di esso non è cessato, scomparso, trascorso, completamente passato. Ma voi negate questo.
Dovete anche ammettere, più specificamente, che delle cose passate di cui non sono ancora maturati i risultati alcune sono esistenti, altre no – lo negate – e che delle cose passate di cui sono maturati i risultati alcune sono esistenti, altre no – lo negate – e che delle cose che sono senza risultato alcune esistono, altre no. Anche questo lo negate.
Inoltre, facendo riferimento alla vostra dichiarazione che il passato esiste in parte, quale parte del passato esiste e quale no?
Kassapika: Le cose passate di cui l’effetto non è maturato esistono; quelle passate di cui l’effetto è maturato non esistono.
Theravāda: Ma se ammettete l’esistenza della prima parte, dovete ammettere anche l’esistenza della seconda, e anche l’esistenza di quelle cose passate che sono senza effetto. Inoltre, se le cose passate di cui è maturato l’effetto sono inesistenti, non di meno sono esistenti quelle passate di cui non è maturato l’effetto, così come quelle che sono senza effetto. Inoltre, voi dite che le cose passate il cui effetto non è maturato esistono, ma non si potrebbe dire che tali cose passate sono cessate? Lo ammettete? Ma non si può dire che una cosa è e che è cessata.
Sostenete che quelle cose passate, il cui effetto non è ancora maturato, ma che sono cessate, esistono? Allora dovete anche ammettere che le cose passate, il cui effetto è maturato e che sono cessate, esistono, così come le cose passate che sono prive di effetto: anche queste esistono.
Se, invece, dite che le cose passate, il cui effetto è maturato e che sono cessate, non esistono, allora dovete anche ammettere che le cose passate, il cui effetto non è ancora maturato e che sono cessate, non esistono contraddicendo ciò che avete affermato in precedenza, così come le cose che sono senza effetto.
Oppure quelle cose passate, il cui effetto non è ancora maturato, ma che sono cessate, esistono? E quelle cose passate, il cui effetto è maturato, ma che sono cessate, sono inesistenti? Poi affermate anche che alcune di quelle cose passate, il cui effetto è in parte maturato e in parte non ancora maturato, ma che sono cessate, esistono, mentre altre non esistono – cosa che voi negate.
Kassapika: È quindi sbagliato dire “esistono quelle cose passate il cui effetto non è ancora maturato”?
Theravāda: Sì.
Kassapika: Non è forse un fatto che le cose passate, il cui effetto non è ancora maturato, diventeranno mature come effetto?
Theravāda: Sì.
Kassapika: Se è così, allora non è certo sbagliato dire che esistono cose passate ancora immature nei loro effetti.
Theravāda: Ammesso che tali cose passate diventino mature come effetto, si può dire che esistano? Sì, dite; ma ammettendo che matureranno sotto questo aspetto, si può dire che siano presenti? Se ammettete questo, allora, ammesso che le cose presenti periscano, sono forse inesistenti?
(i.) Alla domanda “Esiste il futuro”, voi rispondete: “Una parte di esso esiste, un’altra no”. Dovete allora ammettere in termini equivalenti che una parte di esso è nata, prodotta, è accaduta, è apparsa, una parte no. Eppure lei lo nega. Ammettendo la sua dichiarazione, alcune cose che sono state inevitabilmente determinate esistono e altre no? Lei si dichiara convinto di questo, e anche di questo: che alcune cose future non inevitabilmente determinate esistono, e altre no.
In riferimento alla vostra dichiarazione (ii.): quale futuro esiste, quale non esiste? Lei risponde: “Le cose future che sono inevitabilmente determinate esistono, quelle che non sono così determinate non esistono”. Negate quindi che le cose future non inevitabilmente determinate esistano, anche se in realtà vi siete impegnati a farlo con la prima metà della vostra risposta. Di nuovo, se le cose future non inevitabilmente determinate sono inesistenti, allora anche le cose future inevitabilmente determinate sono inesistenti.
Per quanto riguarda le cose future inevitabilmente determinate che lei dice “esistono”, non ammetterebbe che tali cose future non sono nate? Sì? Allora come potete dire che le cose non ancora nate esistono?
Oppure, se le cose future inevitabilmente determinate, che non sono ancora nate, esistono, allora le cose future non così determinate, che non sono ancora nate, esistono. O ancora, se le cose future non inevitabilmente determinate, che non sono ancora nate, sono inesistenti, allora non si può dire altrettanto delle cose simili ma inevitabilmente determinate.
Kassapika: Allora è sbagliato dire “esistono quelle cose future che sono inevitabilmente determinate”?
Theravāda: Sì.
Kassapika: Ma le cose future che sono inevitabilmente determinate non accadranno?
Theravāda: Sì.
Kassapika: Sicuramente allora le cose inevitabilmente determinate esistono.
Theravāda: Ammesso che le cose future, se inevitabilmente determinate, accadranno, esistono?
Kassapika: Sì.
Theravāda: Ammesso che accadano, sono presenti?
Kassapika: No, il futuro non è il presente.
Theravāda: Ripeto la mia domanda.
Kassapika: Sì, poiché, se esistono, sono presenti.
Theravāda: E ammettendo che le cose presenti cessino, sono forse inesistenti?
Kassapika: No, questo non si può dire veramente.
Theravāda: Ma lei ha già ammesso questo.
The Points of Controversy, traduzione in inglese dalla versione pâli del Kathāvatthu dell’Abhidhamma di Shwe Zan Aung e C.A.F. Rhys Davids. Pubblicato per la prima volta dalla Pali Text Society, 1915. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Kathavatthu