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Kd 1.5: Il racconto della richiesta dell’essere supremo

Dopo sette giorni, il Buddha uscì da quella quiete e si recò dall’albero dei fiori delle scimmie all’albero di baniano del capraio e lì rimase. Poi, mentre meditava in solitudine, il Buddha pensò questo: “Ho scoperto questa profonda verità, così difficile da vedere, così difficile da comprendere. È pacifica e sublime, sottile, al di là dell’intelletto e conoscibile solo dai saggi. Ma gli esseri umani si dilettano a perseverare, trovano piacere nel perseverare, si rallegrano nel perseverare, e per questo è difficile per loro vedere le relazioni causali, l’origine dipendente. Anche questo è molto difficile da vedere: la cessazione di tutte le attività intenzionali, la rinuncia a ogni proprietà, la cessazione della brama, il dissolversi, la fine, l’estinzione. Se dovessi insegnare questa verità, gli altri non capirebbero, e ciò sarebbe per me faticoso ed inutile.”
E spontaneamente al Buddha vennero in mente questi versi mai uditi prima:

“Quello che ho scoperto con difficoltà,
non ha senso renderlo noto.
Per coloro che sono sopraffatti dal desiderio sensuale e dalla cattiva volontà,
questa verità è difficile da comprendere.

Coloro che sono eccitati dal desiderio sensuale,
ostacolati da una massa di tenebre,
non vedranno ciò che va controcorrente,
ciò che è sottile e raffinato, profondo e difficile da vedere.”

Quando il Buddha meditava in questo modo, tendeva all’inattività, non all’insegnamento.
Proprio allora l’essere supremo Sahampati lesse la mente del Buddha. Pensò: “Il mondo è perduto, è perito! Perché il Buddha, perfetto e pienamente risvegliato, tende all’inattività, non all’insegnamento.”
Allora, proprio come un uomo forte potrebbe piegare o allungare il braccio, Sahampati scomparve dal mondo degli esseri supremi e apparve di fronte al Buddha. Si sistemò la veste superiore su una spalla, appoggiò il ginocchio destro a terra, e a mani giunte disse: “Ti prego, insegna, Signore, ti prego, insegna! Ci sono esseri con poca polvere negli occhi che sono rovinati per non aver ascoltato il Dhamma. Ci saranno quelli che capiranno.”

Questo è ciò che disse Sahampati e aggiunse:

“Prima, tra i Magadhani,
apparve un insegnamento impuro, concepito da persone contaminate.
Aprite questa porta ai senza morte!
Lasciate che ascoltino il Dhamma, scoperto dal Puro.

Proprio come chi si trova sulla cima di una montagna rocciosa
vede la gente intorno,
così, Saggio onniveggente,
sali al tempio della Verità.

Liberato dal dolore, osserva la gente,
sprofondata nella sofferenza, sopraffatta dalla nascita e dalla vecchiaia.
Alzati, Eroe vittorioso!
Guida dei viandanti, vaga per il mondo senza obblighi.
Signore, proclama il Dhamma;
Ci sarà chi capirà.”

Per due volte il Buddha ripeté a Sahampati ciò che aveva pensato, e in entrambe le occasioni Sahampati ripeté la sua richiesta.
Il Buddha comprese la richiesta di quell’essere supremo. Poi, con l’occhio di un Buddha, scrutò il mondo per compassione verso gli esseri senzienti. Vide esseri con poca polvere negli occhi e con molta polvere negli occhi, con facoltà acute e con facoltà opache, con qualità buone e con qualità cattive, facili da insegnare e difficili da insegnare. Vide persino alcuni che consideravano il mondo successivo pericoloso e da evitare, mentre altri non lo consideravano. Erano come i loti blu, rossi e bianchi, germogliati e cresciuti in uno stagno di loti: alcuni rimangono immersi nell’acqua senza uscirne, altri raggiungono la superficie dell’acqua, altri ancora escono dall’acqua senza esserne toccati. Dopo aver visto questo, il Buddha rispose a Sahampati in versi:

“A loro si aprono le porte dei senza morte!
Che coloro che ascoltano possano liberare la loro fede.
Vedendo i disagi, essere supremo,
non ho rivelato la sublime e sottile Verità.”

Sahampati pensò: “Il Buddha ha acconsentito a insegnare.” Si inchinò, circumambulò il Buddha con il fianco destro rivolto verso di lui e scomparve immediatamente.

Il racconto della richiesta dell’essere supremo è terminato.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Brahmali. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoKhandhaka