Skip to content

Kd 1.3: Il racconto dell’albero dei Naga

Dopo sette giorni, il Buddha uscì da quella quiete e si recò dall’albero di baniano del capraio a un albero dei naga. Anche lì rimase seduto a gambe incrociate per sette giorni senza muoversi, sperimentando la beatitudine della liberazione.
Proprio in quel momento si stava avvicinando una tempesta fuori stagione, che avrebbe portato sette giorni di pioggia, venti freddi e nuvole. Mucalinda, il re dei naga, uscì dalla sua dimora. Circondò il corpo del Buddha con sette spire e stese il suo grande cappuccio sulla testa, pensando: “Possa il Buddha non avere né caldo né freddo, né essere infastidito da tafani o zanzare, dal vento o dal sole cocente, né da animali striscianti o insetti.”
Dopo sette giorni, quando seppe che il cielo era sereno, Mucalinda sciolse le sue spire dal corpo del Buddha e si trasformò in un giovane brahmano. Si mise quindi di fronte al Buddha, a mani giunte in segno di venerazione.
Vedendo il significato di ciò, il Buddha pronunciò un’accorata esclamazione:

“La solitudine è una beatitudine per chi è soddisfatto
La gentilezza verso il mondo è felicità,
per chi è innocuo verso gli esseri viventi.
La compassione per il mondo è felicità,
per chi supera la sensualità.
Ma eliminare la presunzione di “io sono”,
questa è la più alta beatitudine.”

Il racconto dell’albero dei naga è terminato.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Brahmali. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoKhandhaka