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Kd 1.13: Il racconto dell’incontro con Bimbisāra

Dopo aver soggiornato a Gayāsīsa, il Buddha peregrinò verso Rājagaha con un grande sangha di mille monaci, tutti asceti dai capelli intrecciati. Quando arrivò, si fermò nel canneto del santuario di Suppatiṭṭha.
Al re Seniya Bimbisāra di Magadha fu detto: “Signore, l’asceta Gotama, il Sakya, che ha intrapreso la vita ascetica, è arrivato a Rājagaha e dimora nel canneto presso il Santuario Suppatiṭṭha. Il buon Gotama ha un’ottima reputazione: ‘Il Beato è un Tathagata, un Perfettamente e Completamente Risvegliato, con perfetta conoscenza e condotta, il Glorioso, conoscitore del cosmo, maestro insuperabile di coloro che vogliono essere istruiti, maestro di esseri umani e divini, il Risvegliato, il Beato. Il Dhamma è ben spiegato dal Buddha: è evidente nella vita presente, è immediatamente efficace, invita all’analisi, è ammirevole, in modo che le persone sagge possano conoscerlo personalmente.
Quindi, accompagnato da centoventimila capifamiglia brahmani di Magadha, il re Bimbisāra si recò dal Buddha, si inchinò e si sedette. Tra quei brahmani, alcuni si inchinarono al Buddha e poi si sedettero, altri scambiarono convenevoli con lui e poi si sedettero, altri ancora lo salutarono con rispetto e poi si sedettero, altri annunciarono il loro nome e la loro famiglia e poi si sedettero, altri ancora si sedettero in silenzio. Pensavano: “Il Grande Asceta sta praticando la vita spirituale sotto Uruvelā Kassapa, o Uruvelā Kassapa sta praticando la vita spirituale sotto il Grande Asceta?”
Leggendo le loro menti, il Buddha parlò al venerabile Uruvelā Kassapa in versi:

“L’abitante di Uruvelā, conosciuto come l’Emaciato –
cosa vide per abbandonare il fuoco?
Kassapa, ti chiedo questo:
perché hai abbandonato il culto del fuoco?”

“Come ricompensa per il sacrificio,
promettono piaceri sensoriali:
visioni, suoni e sapori:
ma conoscendo la macchia della proprietà,
non ho trovato gioia nell’adorazione e nel sacrificio.”

“Quindi la tua mente non provava gioia –
nelle visioni e nei suoni, e anche nei sapori.
In cosa, dunque, nel mondo dei deva e degli esseri umani,
la tua mente ha trovato gioia? Dimmi questo, Kassapa.”

“Ho visto lo stato di pace che è distaccato dall’esistenza dei sensi,
dove non c’è nulla e non c’è possesso;
non muta e non può essere trovato attraverso un altro.
Perciò non ho trovato gioia nell’adorazione e nel sacrificio.”

Uruvelā Kassapa si alzò dal suo posto, si sistemò la veste superiore su una spalla, si inchinò ai piedi del Buddha e disse: “Signore, tu sei il mio maestro, io sono il tuo discepolo; tu sei il mio maestro, io sono il tuo discepolo.”
I centoventimila capifamiglia brahmani di Magadha pensarono: “Così Uruvelā Kassapa sta praticando la vita spirituale sotto la guida del Grande Asceta.” Leggendo le loro menti, il Buddha fece loro un discorso graduale sulla generosità, sulla moralità e sui mondi celesti; sull’aspetto negativo, sulla degradazione e sulla contaminazione dei piaceri mondani; e rivelò i benefici della rinuncia. Quando il Buddha si rese conto che le loro menti erano pronte, flessibili, prive di ostacoli, gioiose e fiduciose, rivelò l’insegnamento unico dei Buddha: la sofferenza, la sua origine, la sua cessazione e il sentiero. E come un panno pulito e candido assorbe correttamente lo sporco, così, mentre erano seduti proprio lì, centodiecimila di quei capifamiglia brahmani guidati da Bimbisāra sperimentarono la pura visione della Verità: “Tutto ciò che ha un inizio ha una fine.” Gli altri diecimila si dichiararono seguaci laici.
Il re Bimbisāra aveva visto la Verità, l’aveva raggiunta, compresa e penetrata. Era andato oltre il dubbio e l’incertezza, aveva raggiunto la fede ed era diventato indipendente dagli altri nell’insegnamento del Maestro. Allora disse al Buddha: “Signore, quando ero un principe avevo cinque desideri, che ora sono stati esauditi. Quando ero un principe, pensavo: ‘Oh, vorrei che mi ungessero come re!’ Questo era il mio primo desiderio, che ora è stato esaudito. ‘Possa venire nel mio regno colui che è perfetto e pienamente risvegliato!’ Questo era il mio secondo desiderio, che ora è stato esaudito. ‘Che io possa visitare quel Buddha!’ Questo era il mio terzo desiderio, che ora è stato esaudito. ‘Che quel Buddha mi dia un insegnamento!’ Questo era il mio quarto desiderio, che ora è stato esaudito. ‘Che io possa comprendere l’insegnamento di quel Buddha!’ Questo era il mio quinto desiderio, che ora è stato esaudito.
Magnifico, Maestro Gotama! Straordinario! Proprio come se si rivoltasse ciò che era capovolto, si rivelasse ciò che era nascosto, si mostrasse la via a chi si era smarrito, o si recasse una luce nell’oscurità in modo che chi ha occhi possa vedere le forme, allo stesso modo il Maestro Gotama — con vari metodi — ha reso chiaro il Dhamma. Io prendo rifugio nel Maestro Gotama, nel Dhamma, e nella comunità dei monaci. Possa il maestro Gotama accettarmi come seguace laico che ha preso in lui rifugio, da questo giorno e per tutta la vita. E ti prego di accettare da me il pasto di domani insieme al Sangha dei monaci.”
Il Buddha acconsentì rimanendo in silenzio. Sapendo che il Buddha aveva acconsentito, il re si alzò dal suo posto, si inchinò, salutò il Buddha con profondo rispetto e se ne andò.
Il mattino seguente il re Bimbisāra fece preparare vari tipi di cibi raffinati. Poi fece informare il Buddha che il pasto era pronto.
Il Buddha si vestì, prese la sua ciotola e la sua veste e, insieme a un grande sangha di mille monaci, tutti asceti dai capelli intrecciati, entrò a Rājagaha. Proprio in quel momento Sakka, il signore dei deva, si era trasformato in un giovane brahmano.
Camminava dinanzi al Sangha dei monaci guidati dal Buddha, recitando questi versi:

“Il Domato con i domati, prima dai capelli intrecciati;
Il Liberato con i liberati:
di colore dorato,
Il Buddha è entrato a Rājagaha.

Il Liberato con i liberati, prima dai capelli intrecciati;
Il Liberato con i liberati:
di colore dorato,
Il Buddha è entrato a Rājagaha.

L’Eccelso con gli eccelsi, prima dai capelli intrecciati;
Il Liberato con i liberati:
di colore dorato,
Il Buddha è entrato a Rājagaha.

Il Pacifico con i pacifici, prima dai capelli intrecciati;
Il Liberato con i liberati:
di colore dorato,
Il Buddha è entrato a Rājagaha.

Ha dieci dimore e dieci poteri;
conosce dieci verità e ha dieci qualità.
Con un seguito di dieci volte cento,
Il Buddha è entrato a Rājagaha.”

La gente vide Sakka e disse: “Questo giovane brahmano è bello e grazioso. Chi è?” Sakka rispose loro in versi:
“Incrollabile e benevolo in tutto e per tutto:
purificato, perfetto e senza eguali;
l’unico al mondo che è felice.
Io sono il suo servitore.”

Il Buddha si recò quindi a casa del re Bimbisāra dove si sedette sul posto preparato, insieme al Sangha dei monaci. Il re servì personalmente vari tipi di cibi raffinati al Sangha dei monaci guidati dal Buddha. Quando il Buddha ebbe finito di mangiare, il re si sedette a lato. E pensò: “Dove si fermerà il Buddha, in un luogo che non sia né troppo lontano dalle abitazioni né troppo vicino, che abbia buone strade di accesso e sia facilmente raggiungibile per le persone che lo cercano, che sia poco frequentato di giorno e tranquillo di notte, che sia libero da chiacchiere e offra solitudine, un luogo di riposo privato adatto alla solitudine?” E pensò: “Il mio parco, il boschetto di Bambù, ha tutte queste qualità. Perché non lo dono al Sangha dei monaci guidati dal Buddha?”
Il re prese allora un vaso cerimoniale d’oro e offrì il parco al Buddha, dicendo: “Dono questo parco, il Boschetto di Bambù, al Sangha dei monaci guidati dal Buddha.” Il Buddha accettò il parco. Dopo aver istruito, ispirato e allietato il re con un insegnamento, si alzò dal suo posto e se ne andò. Poco dopo il Buddha diede un insegnamento e si rivolse ai monaci: “Autorizzo i monasteri.”

Il racconto dell’incontro con Bimbisāra è terminato.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Brahmali. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoKhandhaka