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Jtk 6: Devadhammajataka

Un tempo Brahmadatta regnava a Benares nel Kasi. Il Bodhisatta, nato in quei giorni come figlio del re, fu chiamato Principe Mahimsasa. Raggiunta l’età dove si impara a camminare, nacque un secondo figlio dal re e fu chiamato il Principe Luna; ma quando imparò a camminare, la madre del Bodhisatta morì.
Quindi il re sposò un’altra regina, sua gioia e delizia; e il loro amore fu coronato dalla nascita di un altro principe, che chiamarono Principe Sole. Felice per la nascita del bambino, il re promise alla regina di poter soddisfare qualsiasi desiderio a nome del bambino. La regina fece tesoro della promessa solo a tempo debito. Più tardi, quando suo figlio raggiunse la maggiore età, disse al re: “Maestà, quando è nato il mio bambino, mi hai promesso un dono. Fallo diventare re.”
“No.” – disse il re – “Ho due figli, luminosi come fuochi ardenti. Non posso dare il regno a tuo figlio.”
Ma quando vide che, turbata da questo rifiuto, la regina continuava a tormentarlo di volta in volta, per soddisfare la sua richiesta, il re, temendo che la donna avrebbe potuto fare del male ai suoi figli, li chiamò e disse loro: “Miei adorati, quando il principe Sole è nato, ho fatto una promessa alla regina; e ora sua madre chiede il regno per lui. Io non desidero dargli il regno; ma le donne possono essere malvagie e potrebbe farvi del male. Sarà meglio se vi ritirate nella foresta, e alla mia morte, ritornerete per regnare nella città che appartiene di diritto alla nostra stirpe.” Così dicendo, piangendo per la disperazione, il re lasciò i suoi due figli con un bacio sulla fronte.

Mentre i principi lasciavano il palazzo, dopo aver salutato il padre, furono visti dal principe Sole, che stava giocando nel cortile. Saputo ciò che era accaduto, decise di andare con i suoi fratelli e partì con loro.

I tre giunsero nella regione dell’Himalaya; e qui il Bodhisatta, che si era allontanato dal sentiero e sedeva ai piedi di un albero, disse al Principe Sole: “Vai allo stagno laggiù, caro Sole; bevi e fai il bagno; poi portaci un po’ d’acqua in una foglia di loto.”

(Ora quello stagno era stato affidato ad un demone dell’acqua dal signore degli yakkha Vessavana, che gli disse: “Tranne coloro che sanno cosa è veramente divino, tutto ciò che giunge in questo stagno è tuo e lo potrai divorare. Su coloro che non entrano in queste acque, non ti è concesso alcun potere.” Da allora in poi il demone faceva la stessa domanda a tutti coloro che giungevano presso lo stagno, divorando chiunque non lo sapesse.)

Ora il principe Sole scese in questo stagno, senza alcun sospetto, il demone subito lo catturò e gli chiese: “Sai cos’è veramente divino?” “Certo.”- rispose – “Il sole e la luna.” “Non lo sai.”-  disse il demone, e trascinando il principe in profondità, lo imprigionò nella sua dimora.

Vedendo che suo fratello non ritornava, il Bodhisatta mandò il Principe Luna. Anche lui fu catturato dal demone che gli fece la stessa domanda:  “Oh sì, lo so.” – disse – “Sono i quattro punti cardinali.” “Non lo sai.” – disse il demone mentre lo trascinava nella stessa prigione.

Vedendo che anche il secondo fratello non ritornava, il Bodhisatta capì che era successo qualcosa.

Così si recò sul posto seguendo le loro tracce. Comprendendo subito che lo stagno era il regno di un demone cinse la spada, impugnò l’arco e attese.

Ora quando il demone scoprì che il Bodhisatta non aveva intenzione di entrare in acqua, assunse la forma di un boscaiolo, e in questa veste si rivolse al Bodhisatta: “Sei stanco di camminare, amico; perché non vai a fare un bagno, bevi e ti adorni con dei fiori di loto? Così viaggeresti meglio.”

Riconoscendolo subito per un demone, il Bodhisatta disse: “Sei tu che hai sequestrato i miei fratelli?” –  “Sì.” – fu la risposta. “Perché?” – “Perché tutti quelli che vengono in questo stagno mi appartengono.” –  “Tutti?” – “Tutti, tranne coloro che sanno cosa sia veramente divino.” – “Vuoi conoscere il divino?” – “Lo voglio.” – “Se così fosse, ti dirò ciò che è veramente divino.” – “Fallo e io ascolterò.”

“Vorrei iniziare a parlare” – disse il Bodhisatta –  “ma sono tutto sporco per il viaggio.” Quindi il demone bagnò il Bodhisatta e gli diede da mangiare e acqua da bere, lo coprì di fiori, lo irrorò di profumi e gli dispose un giaciglio in mezzo ad uno splendido padiglione. Sedendosi e facendo sedere il demone ai suoi piedi, il Bodhisatta disse: “Ascolta allora e sentirai ciò che è veramente divino”. E recitò questi versi:
 
Coloro che sono senza colpe,
predisposti al bene e sereni sono di natura divina.

Quando il demone lo udì, ne fu contento e disse al Bodhisatta: 
“Uomo saggio, sono contento di te e ti do uno dei tuoi fratelli. Quale devo portare?” – “Il più giovane.” – “Uomo saggio, anche se sai così bene cos’è veramente divino, non agisci in base alle tue conoscenze.”
“Come mai?” – “Perché, preferisci il più giovane al più anziano, senza riguardo alla sua anzianità.” – “Demone, non solo conosco, ma pratico il divino. Fu per questo ragazzo che cercammo rifugio nella foresta; fu per lui che sua madre chiese il regno a nostro padre e nostro padre, rifiutando di soddisfare la sua richiesta, acconsentì alla nostra fuga verso il rifugio della foresta. Con noi è venuto questo ragazzo, né ho mai pensato di tornare di nuovo. Non un’anima mi crederebbe se dovessi rivelare che era stato divorato da un demone nella foresta; ed è la paura dell’odio che mi spinge a sottrarlo dalle tue mani.”
“Eccellente! Eccellente! O uomo colmo di saggezza.” – gridò il demone in segno di approvazione. “Non solo conosci, ma pratichi il divino.” E in segno di piacere e di approvazione, portò i due fratelli e li consegnò entrambi al Bodhisatta.

Quindi quest’ultimo disse al demone: “Amico, è in conseguenza delle tue stesse azioni malvagie in passato che ora sei nato un demone che si alimenta della carne e del sangue di altre creature viventi; e anche in questa nascita attuale continui a fare del male. Questa condotta malvagia ti impedirà per sempre di sfuggire alla rinascita negli inferi. Pertanto, da questo momento in poi rinuncia al male e vivi virtuosamente.”

Dopo aver convertito il demone, il Bodhisatta continuò a dimorare in quel luogo sotto la sua protezione, fino a quando un giorno seppe, leggendo le stelle, che suo padre era morto. Quindi, portando con sé il demone, tornò a Benares e prese possesso del regno, facendo del principe Luna il suo viceré e del principe Sole il suo generale. Fece costruire una dimora per il demone in un posto piacevole e si assicurò che gli venissero fornite ghirlande, fiori e cibo. Regnò con giustizia fino a quando non trapassò in base alle sue azioni.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.