“Cosa? Lasciare senza assaggiare.” — Questa storia fu narrata dal Maestro mentre si trovava a Jetavana, riguardo ad alcuni liquori drogati.
Una volta i bevitori di Savatthi si riunirono per consultarsi, dicendo: “Non ci rimangono soldi per una bevuta; come faremo a procurarceli?”
“Fatevi coraggio!” disse un furfante. “Ho una piccola idea.”
“E quale sarebbe?” gridarono gli altri.
“È consuetudine di Anathapindika,” disse il malvivente, “indossare i suoi anelli e l’abbigliamento più ricco quando si reca a far visita al re. Drogheremo del liquore con una sostanza stordente e allestiremo una bancarella delle bevute, dove ci siederemo tutti al passaggio di Anathapindika. ‘Venga a unirsi a noi, Eccellente Tesoriere!’ grideremo, e gli offriremo il nostro liquore finché non perderà i sensi. Poi gli prenderemo anelli e vestiti e otterremo così il denaro per una bevuta.”
Il suo piano piacque immensamente agli altri mascalzoni e fu eseguito puntualmente. Mentre Anathapindika stava tornando, gli andarono incontro e lo invitarono ad accompagnarli; avevano infatti ottenuto un liquore pregiato, ed egli doveva assaggiarlo prima di proseguire.
“Cosa?” pensò. “Un credente, che ha trovato la Salvezza, dovrebbe toccare bevande forti? Tuttavia, sebbene non ne abbia desiderio, smaschererò questi furfanti.” Entrò quindi nella loro bancarella, dove le loro azioni gli mostrarono presto che il liquore era drogato; e decise di far fuggire i mascalzoni. Li accusò dunque apertamente di aver drogato il liquore con l’intenzione di stordire prima gli stranieri e poi derubarli. “Voi sedete nella bancarella che avete aperto e lodate il liquore,” disse, “ma per quanto riguarda berlo, nessuno di voi osa farlo. Se davvero non è drogato, bevetelo voi stessi.” Questa esposizione sommaria fece fuggire la banda, e Anathapindika se ne andò a casa. Pensando che avrebbe potuto raccontare l’incidente al Buddha, si recò a Jetavana e riferì la storia.
“Questa volta, laico,” disse il Maestro, “sei tu che questi furfanti hanno cercato di ingannare; così anche in passato cercarono di ingannare i buoni e i saggi di quei tempi.” E dicendo ciò, su richiesta del suo ascoltatore, raccontò questa storia del passato.
Una volta, quando Brahmadatta regnava a Benares, il Bodhisatta era Tesoriere di quella città. E anche allora la stessa banda di bevitori, cospirando insieme allo stesso modo, drogò del liquore e andò a incontrarlo nello stesso identico modo, facendo le stesse proposte. Il Tesoriere non aveva alcuna intenzione di bere, ma andò con loro comunque, solo per smascherarli. Notando le loro azioni e scoprendo il loro piano, fu ansioso di spaventarli e quindi sostenne che sarebbe stato grave per lui bere liquori appena prima di recarsi al palazzo del re. “Sedetevi qui,” disse, “finché non avrò visto il re e sarò sulla via del ritorno; poi ci penserò.”
Al suo ritorno, i mascalzoni lo chiamarono, ma il Tesoriere, fissando le ciotole drogate, li sconcertò dicendo: “Non mi piacciono i vostri modi. Le ciotole sono ancora piene come quando vi ho lasciati; per quanto lodiate a gran voce il liquore, non ne avete bevuto nemmeno una goccia. Perché, se fosse stato un buon liquore, ne avreste bevuto anche voi. Questo liquore è drogato!” E ripeté questa stanza:
Cosa? Lasciare senza assaggiare il liquore che tanto decantate? No, questa è la prova che non c’è liquore onesto.
Dopo una vita di buone azioni, il Bodhisatta trapassò ad altra vita secondo i suoi meriti.
Terminata la sua lezione, il Maestro identificò la Nascita dicendo: “I furfanti di oggi erano anche i furfanti di quei tempi passati; e io stesso ero allora Tesoriere di Benares.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Jataka