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Jtk 46: Ārāmadūsaka-jātaka

«È la conoscenza.» — Questa storia fu raccontata dal Maestro in un certo villaggio del Kosala, riguardo a uno che rovinò un parco di piacere.

La tradizione dice che, durante un viaggio per la questua tra la gente del Kosala, il Maestro giunse in un villaggio. Un possidente del luogo invitò il Buddha a consumare il pasto di mezzogiorno a casa sua, e fece accomodare il suo ospite nel parco, dove offrì ospitalità al Sangha con il Buddha a capo, e cortesemente diede loro il permesso di passeggiare a piacimento nei suoi giardini. Così i monaci si alzarono e passeggiarono per i giardini con il giardiniere. Osservando durante la passeggiata uno spazio spoglio, dissero al giardiniere: “Discepolo laico, altrove nel parco c’è abbondanza d’ombra; ma qui non c’è né albero né arbusto. Come mai?”
“Signori”, rispose l’uomo, “quando questi giardini furono allestiti, un ragazzo del villaggio, che faceva l’annaffiatore, sradicò tutti gli alberelli qui intorno e poi diede loro molta o poca acqua a seconda delle dimensioni delle loro radici. Così gli alberelli appassirono e morirono; ed è per questo che questo spazio è spoglio.”

Avvicinatisi al Maestro, i monaci gli raccontarono questo. “Sì, monaci”, disse lui, “non è la prima volta che quel ragazzo del villaggio rovina un parco; fece precisamente lo stesso anche in tempi passati.” E così dicendo, raccontò questa storia del passato.

C’era una volta, quando Brahmadatta era re di Benares, fu proclamata una festa in città; e alle prime note del tamburo festivo la gente della città si riversò fuori per festeggiare.
Ora, in quei giorni, una gruppo di scimmie viveva nel parco di piacere del re; e il giardiniere del re pensò tra sé: “Stanno facendo festa in città. Farò fare l’annaffiatura alle scimmie e andrò a divertirmi con gli altri.” Così dicendo, andò dal capo delle scimmie e, dopo aver sottolineato i benefici che godevano risiedendo nel parco, in termini di fiori, frutti e germogli da mangiare, concluse dicendo: “Oggi si fa festa in città, e io vado a divertirmi. Non potreste annaffiare gli alberelli mentre sono via?”
“Oh! sì”, disse la scimmia.
“Solo badate di farlo”, disse il giardiniere; e se ne andò, dando alle scimmie gli otri e gli annaffiatoi di legno per fare il lavoro.

Allora le scimmie presero gli otri e gli annaffiatoi, e si misero ad annaffiare gli alberelli. “Ma dobbiamo badare a non sprecare l’acqua”, osservò il loro capo; “Mentre annaffiate, tirate prima su ogni alberello e guardate la dimensione delle sue radici. Poi date molta acqua a quelli con radici profonde, ma solo poca a quelli con radici piccole. Quando quest’acqua sarà finita, faremo fatica a trovarne dell’altra.”
“Certamente”, dissero le altre scimmie, e fecero come gli era stato comandato.

A questo punto un saggio, vedendo le scimmie così impegnate, chiese loro perché sradicassero albero dopo albero e li annaffiassero in base alla dimensione delle radici.
“Perché questi sono gli ordini del nostro capo”, risposero le scimmie.

La loro risposta spinse il saggio a riflettere su come, con tutto il desiderio di fare del bene, gli ignoranti e gli stolti riescano solo a fare danni. E recitò questa stanza:

È la conoscenza che corona lo sforzo con il successo,
Poiché gli stolti sono ostacolati dalla loro stoltezza,
— Testimone la scimmia che uccise gli alberi del giardino.

Con questo rimprovero al capo delle scimmie, il saggio se ne andò con i suoi seguaci dal parco.

Disse il Maestro: “Non è la prima volta, monaci, che questo ragazzo del villaggio ha rovinato dei parchi; era esattamente lo stesso anche in tempi passati.” Terminata la sua lezione, mostrò il collegamento e identificò la Nascita dicendo: “Il ragazzo del villaggio che rovinò questo parco era il capo delle scimmie in quei giorni, e io stesso ero l’uomo saggio e buono.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoJataka