“Amici privi di senno.” — Questa storia fu raccontata dal Maestro mentre era in viaggio per la questua nel Magadha, a proposito di alcuni villici stolti in un villaggio.
La tradizione dice che, dopo aver viaggiato da Savatthi al regno del Magadha, egli stava percorrendo quel regno quando giunse in un villaggio affollato di stolti. In questo villaggio questi stolti si riunirono un giorno e discussero insieme, dicendo: “Amici, quando siamo al lavoro nella giungla, le zanzare ci divorano; e questo ostacola il nostro lavoro. Prendiamo archi e armi, andiamo in guerra contro le zanzare e uccidiamole tutte a colpi di frecce o di spada.” Così partirono per la giungla e, gridando “Abbattiamo le zanzare”, si colpirono e si trafissero a vicenda, finché non furono in gravi condizioni e tornarono solo per cadere a terra dentro o all’ingresso del villaggio.
Circondato dal Sangha dei monaci, il Maestro giunse in cerca di elemosine in quel villaggio. La minoranza sensata tra gli abitanti, non appena vide il Beato, eresse un padiglione all’ingresso del loro villaggio e, dopo aver donato larghe elemosine al Sangha con il Buddha a capo, si inchinò al Maestro e si sedette. Osservando uomini feriti che giacevano in giro da un lato e dall’altro, il Maestro chiese a quei seguaci laici: “Ci sono numerosi uomini feriti in giro; cosa è successo loro?” “Signore,” fu la risposta, “andarono in guerra contro le zanzare, ma si colpirono solo a vicenda e così si ferirono da soli.” Disse il Maestro: “Non è la prima volta che queste persone stolte infliggono colpi a sé stesse invece che alle zanzare che intendevano uccidere; anche in tempi passati, ci furono quelli che, intendendo colpire una zanzara, colpirono invece un proprio simile.” E così dicendo, su richiesta di quei villici, raccontò questa storia del passato.
C’era una volta, quando Brahmadatta regnava a Benares, il Bodhisatta si guadagnava da vivere come mercante. In quei giorni, in un villaggio di frontiera nel Kasi, dimoravano dei falegnami. E accadde che uno di loro, un uomo calvo dai capelli grigi, stava piallando del legno, con la testa che luccicava come una ciotola di rame, quando una zanzara si posò sul suo cuoio capelluto e lo punse con il suo pungiglione simile a un dardo.
Disse il falegname a suo figlio, che era seduto lì vicino: “Figlio mio, c’è una zanzara che mi punge sulla testa; scacciala via.” “Stai fermo allora, padre,” disse il figlio; “un colpo la sistemerà.”
(Proprio in quel momento il Bodhisatta era arrivato in quel villaggio e si era seduto nella bottega del falegname.)
“Liberami da essa,” gridò il padre. “Va bene, padre,” rispose il figlio, che era dietro la schiena del vecchio e, alzando in alto un’ascia affilata con l’intenzione di uccidere solo la zanzara, spaccò in due la testa di suo padre. Così il vecchio cadde morto sul colpo.
Pensò il Bodhisatta, che era stato testimone oculare dell’intera scena: “Meglio di un tale amico è un nemico con senno, che il timore della vendetta degli uomini trattiene dall’uccidere.” E recitò questi versi:
Amici privi di senno son peggior di nemici assennati;
Testimone il figlio che la zanzara voleva uccidere,
Ma spaccò, povero stolto, in due il cranio del padre.
Così dicendo, il Bodhisatta si alzò e partì, passando via nei giorni successivi per andare secondo i suoi meriti. E per quanto riguarda il falegname, il suo corpo fu bruciato dai suoi parenti.
“Così, seguaci laici,” disse il Maestro, “anche in tempi passati ci furono quelli che, cercando di colpire una zanzara, abbatterono un proprio simile.” Terminata questa lezione, mostrò la connessione e identificò la Nascita dicendo: “In quei giorni io stesso ero il saggio e buon mercante che partì dopo aver recitato la stanza.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Jataka