“Credo che l’oro.” — Questo racconto fu narrato dal Maestro mentre si trovava a Jetavana, riguardo a un discepolo residente con Sariputta.
La tradizione dice che questo monaco era mansueto e docile, e zelante nel servire il Venerabile. Ora, in un’occasione il Venerabile partì con il permesso del Maestro per la questua e giunse nel Magadha Meridionale. Quando vi giunse, quel monaco divenne così arrogante che non faceva ciò che il Venerabile gli diceva. Inoltre, se gli veniva detto: “Signore, fa’ questo”, litigava con il Venerabile. il Venerabile non riusciva a capire cosa avesse.
Dopo aver compiuto la questua in quelle regioni, tornò di nuovo a Jetavana. Nel momento in cui tornò al monastero di Jetavana, il monaco ridivenne ciò che era sempre stato.
Il Venerabile raccontò questo al Buddha, dicendo: “Signore, un mio co-residente in un luogo è come un servo comprato per cento monete, e in un altro così arrogante che un ordine di fare qualsiasi cosa lo rende nervoso.”
Disse il Maestro: “Non è la prima volta, Sariputta, che egli ha mostrato questa disposizione; anche in passato, se andava in un luogo, era come un servo comprato per cento monete, mentre, se andava in un altro, diventava litigioso e polemico.” E, così dicendo, su richiesta del Venerabile, raccontò questa storia del passato.
Una volta, quando Brahmadatta regnava a Benares, il Bodhisatta rinacque come un possidente. Un altro possidente, amico suo, era un uomo anziano, ma aveva una moglie giovane che gli aveva dato un figlio ed erede. Disse il vecchio a se stesso: “Appena sarò morto, questa ragazza, essendo così giovane, sposerà chissà chi e spenderà tutti i miei soldi, invece di consegnarli a mio figlio. Non sarebbe la cosa migliore seppellire i miei soldi al sicuro sottoterra?”
Così, in compagnia di un servo domestico di nome Nanda, andò nella foresta e seppellì i suoi tesori in un certo punto, dicendo al servo: “Mio buon Nanda, rivela questo tesoro a mio figlio dopo che me ne sarò andato, e non lasciare che il legno venda.”
Dopo aver dato questa ingiunzione al suo servo, il vecchio morì. Col tempo il figlio crebbe e sua madre gli disse: “Figlio mio, tuo padre, in compagnia di Nanda, seppellì i suoi soldi. Recuperali e custodisci la proprietà della famiglia.” Così un giorno disse a Nanda: “Zio, c’è un tesoro che mio padre ha seppellito?” “Sì, mio signore.” “Dov’è seppellito?” “Nella foresta, mio signore.” “Bene, allora andiamoci.” E prese una vanga e un cesto e, giunto sul posto, disse a Nanda: “Allora, zio, dove sono i soldi?” Ma quando Nanda si avvicinò al tesoro e si fermò proprio sopra di esso, era così gonfio per i soldi che insultò il suo padrone, dicendo: “Servo di un figlio di servi! Come potresti avere dei soldi qui?”
Il giovane signore, fingendo di non aver sentito l’insolenza, si limitò a dire: “Allora andiamo”, e portò il servo a casa con sé. Due o tre giorni dopo, tornò sul posto; ma di nuovo Nanda lo insultò come prima. Senza alcuna replica offensiva, il giovane signore tornò a casa e rimuginò la faccenda. Pensò tra sé: “All’inizio, questo servo intende sempre rivelare dove sono i soldi; ma non appena arriva lì, si mette a insultarmi. Non vedo il motivo di ciò; ma potrei scoprirlo, se chiedessi al vecchio amico di mio padre, il possidente.” Così andò dal Bodhisatta e, esponendogli tutta la faccenda, chiese all’amico quale fosse la vera ragione di un tale comportamento.
Disse il Bodhisatta: “Il punto in cui Nanda si ferma per insultarti, amico mio, è il luogo dove sono seppelliti i soldi di tuo padre. Pertanto, non appena ricomincerà a insultarti, digli: ‘A chi stai parlando, servo?’ Tiralo giù dalla sua posizione, prendi la vanga, scava, rimuovi il tuo tesoro e fa’ portare a casa dal servo per te.” E così dicendo, recitò questa stanza:
Credo che l’oro e i gioielli siano sepolti
Dove Nanda, servo di umili origini, strepita così forte!
Congedatosi rispettosamente dal Bodhisatta, il giovane signore tornò a casa e, prendendo Nanda, andò sul punto dove erano seppelliti i soldi. Seguendo fedelmente il consiglio ricevuto, portò via i soldi e si prese cura della proprietà familiare. Rimase saldo nei consigli del Bodhisatta e, dopo una vita trascorsa in carità e altre buone opere, passò a miglior vita secondo i suoi meriti.
Disse il Maestro: “Anche in passato quest’uomo aveva una disposizione simile.” Terminata la lezione, mostrò la connessione e identificò la Nascita, dicendo: “Il co-residente di Sariputta era il Nanda di quei giorni, e io il saggio e buon possidente.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Jataka