“O abitanti dell’aria.” — Questo racconto fu narrato dal Maestro mentre dimorava a Jetavana, a proposito di un monaco la cui cella era andata a fuoco.
La tradizione racconta che un monaco, avendo ricevuto dal Maestro un tema di meditazione, partì da Jetavana per la terra del Kosala e lì si stabilì in un eremo in una foresta vicino a un villaggio di confine. Ora, durante il primo mese della sua permanenza, la sua cella venne distrutta da un incendio. Egli informò i villici, dicendo: “La mia cella è bruciata; vivo in disagio”. Questi risposero: “La terra sta soffrendo la siccità in questo momento; ci prenderemo cura della questione quando avremo irrigato i campi”. Terminata l’irrigazione, dissero che dovevano prima occuparsi della semina; finita la semina, dovettero costruire le recinzioni; terminate le recinzioni, dovettero prima svolgere la sarchiatura e la mietitura, e poi la trebbiatura; così, tra un lavoro e l’altro che continuavano a menzionare, passarono tre interi mesi.
Dopo tre mesi trascorsi all’aperto in condizioni disagiate, quel monaco aveva sviluppato il suo tema di meditazione, ma non era riuscito ad andare oltre. Così, dopo la festa di Pavarana che conclude la stagione delle piogge, tornò dal Maestro e, dopo i dovuti saluti, si sedette in disparte. Dopo cordiali parole di benvenuto, il Maestro disse: “Ebbene, monaco, hai trascorso la stagione delle piogge serenamente? Il tuo tema di meditazione ha avuto successo?” Il monaco gli raccontò tutto ciò che era accaduto, aggiungendo: “Poiché non avevo un alloggio adatto a me, il mio tema non ha avuto successo”.
Disse il Maestro: “In passato, monaco, persino gli animali sapevano cosa fosse adatto a loro e cosa no. Come mai tu non lo sapevi?”. E così dicendo, raccontò questa storia del passato.
Una volta, quando Brahmadatta regnava a Benares, il Bodhisatta nacque uccello e viveva intorno a un albero gigante con rami frondosi, a capo di uno stormo di uccelli. Ora, un giorno, mentre i rami di questo albero strofinavano l’uno contro l’altro, cominciò a cadere della polvere, seguita presto dal fumo. Quando il Bodhisatta se ne accorse, pensò tra sé: “Se questi due rami continuano a strofinarsi l’uno contro l’altro in questo modo, produrranno fuoco; e il fuoco cadrà e si propagherà alle foglie secche, finendo così per incendiare anche questo albero. Non possiamo rimanere qui; la cosa giusta da fare è affrettarsi ad andare altrove”. E recitò questa stanza allo stormo di uccelli:
O abitanti dell’aria, che in questi rami
cercaste rifugio, attenti! Il seme del fuoco
quest’albero terrestre sta covando! Cercate salvezza
in volo! La nostra roccaforte fidata cova la morte!
Gli uccelli più saggi, che seguivano i consigli del Bodhisatta, si alzarono immediatamente in volo e andarono altrove in sua compagnia. Ma quelli stolti dissero: “È sempre così con lui; vede sempre coccodrilli in una goccia d’acqua.” E loro, non dando peso alle parole del Bodhisatta, rimasero dove erano. In brevissimo tempo, proprio come il Bodhisatta aveva previsto, scoppiarono davvero le fiamme e l’albero prese fuoco. Quando il fumo e le fiamme si alzarono, gli uccelli, accecati dal fumo, non riuscirono a fuggire; uno dopo l’altro caddero tra le fiamme e perirono.
“Così, monaci,” disse il Maestro, “in passato persino gli animali che dimoravano sulla cima dell’albero sapevano cosa fosse adatto a loro e cosa no. Come mai voi non lo sapevate?”. Terminata la sua lezione, egli predicò le Quattro Nobili Verità, al termine delle quali quel Monaco raggiunse il Frutto del Primo Sentiero. Inoltre, il Maestro mostrò la connessione e identificò la Nascita dicendo: “I discepoli del Buddha erano allora gli uccelli che diedero ascolto al Bodhisatta, e io stesso ero l’uccello saggio e virtuoso.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Jataka