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Itivuttaka: La sezione delle coppie

(Iti 28-49)

§ 28. {Iti 2.1; Iti 22}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Con queste due cose, un monaco vive la sua vita nella sofferenza— inquieto, afflitto, e tormentato — e alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, lo attende una cattiva destinazione. Quali due? Non custodire le porte delle facoltà sensuali, e non moderarsi con il cibo. Con queste due cose, un monaco vive la sua vita nella sofferenza— inquieto, afflitto, e tormentato — e alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, lo attende un cattiva destinazione. “

Occhio, orecchio e naso,
lingua, corpo e mente:
quando un monaco lascia incustodite queste porte
— non moderandosi con il cibo,
non controllando i sensi —
sperimenta sofferenza:
fisica, e
mentale.
Tormentato fisicamente
e mentalmente,
giorno e notte,
egli vive
nel dolore e nella sofferenza.

§ 29. {Iti 2.2; Iti 23}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Con queste due cose, un monaco vive la sua vita nella gioia — imperturbato, tranquillo, e senza tormenti — e alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, lo attende una felice destinazione. Quali due? Custodendo le porte delle facoltà sensuali, moderandosi nel cibo. Con queste due cose, un monaco vive la sua vita nella gioia — imperturbato, tranquillo, e senza tormenti — e alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, lo attende una felice destinazione. “
Occhio, orecchio e naso,
lingua, corpo e mente:
quando un monaco custodisce queste porte
—moderandosi con il cibo,
e controllando i sensi —
sperimenta le gioie:
fisiche, e
mentali.
Imperturbato fisicamente,
e mentalmente,
giorno e notte,
egli vive
nella gioia.

§ 30. {Iti 2.3; Iti 24}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Vi sono due cose che causano il rimorso. Quali due? Se una persona non ha fatto ciò che è considerato meritevole, salutare, non ha realizzato tutto ciò che può proteggere dalla paura, e invece ha compiuto azioni malvagie, brutali e crudeli. Pensando, ‘Non ho fatto ciò che è meritevole,’ prova rimorso. Pensando, ‘Ho compiuto azioni malvagie,’ prova rimorso. Queste sono le due cose che causano rimorso.”

Avendo compiuto
cattiva condotta fisica,
verbale,
e mentale, (cattiva condotta fisica l’uccidere, il rubare, e l’attività sessuale illecita; cattiva condotta verbale il mentire, parole d’odio, aspre o che tendono a dividere, e chiacchiere vane; cattiva condotta mentale la cupidigia, la cattiva volontà, e false visioni.)
o altri tipi di peccato,
non avendo compiuto azioni salutari,
alla dissoluzione del corpo,
questo stolto rinascerà
all’inferno.

§ 31. {Iti 2.4; Iti 25}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Vi sono due cose che non causano il rimorso. Quali due? Se una persona ha fatto ciò che è considerato meritevole, salutare, ha realizzato tutto ciò che può proteggere dalla paura, e non ha compiuto azioni malvagie, brutali e crudeli. Pensando, ‘Ho fatto ciò che è meritevole,’ non prova rimorso. Pensando, ‘Non ho compiuto azioni malvagie,’ non prova rimorso. Queste sono le due cose che non causano rimorso.”

Avendo abbandonato
la cattiva condotta fisica,
verbale,
e mentale,
o altri tipi di peccato,
avendo compiuto azioni salutari,
alla dissoluzione del corpo,
questo saggio rinascerà
nei reami celesti.

§ 32. {Iti 2.5; Iti 26}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Con queste due cose, una persona — una volta morta — rinasce all’inferno. Quali due? Le cattive consuetudini e le cattive convinzioni. Con queste due cose, una persona — una volta morta — rinasce all’inferno.”

Cattive consuetudini e
cattive convinzioni: (Il MN 117 spiega in questo modo le cattive convinzioni o false visioni: “Niente è dato, né offerto, né sacrificato. Non vi sono i frutti o i risultati delle buone o delle cattive azioni. Non esiste questo mondo, né l’altro, né madre, né padre, né future rinascite; né bramani né asceti che, praticando rettamente, dichiarano questo mondo e il prossimo tramite la conoscenza diretta.”)
una persona, poco saggia,
fornita di queste due cose,
alla dissoluzione del corpo
rinasce nei reami infernali.

§ 33. {Iti 2.6; Iti 26}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Con queste due cose, una persona — una volta morta — rinasce in paradiso. Quali due? Le buone consuetudini e le rette convinzioni. Con queste due cose, una persona — una volta morta — rinasce in paradiso.”

Buone consuetudini e
rette convinzioni:
una persona, saggia,
fornita di queste due cose,
alla dissoluzione del corpo
rinasce nei reami celesti.

§ 34. {Iti 2.7; Iti 27}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Una persona senza ardore, senza interesse [per i risultati delle azioni malvage], è incapace di ottenere il risveglio, l’Illuminazione, la suprema liberazione dai vincoli. Una persona ardente e premurosa è capace di ottenere il risveglio, l’Illuminazione, la suprema liberazione dai vincoli. “

Senza ardore, nè
premura,
indolente, con poca perseveranza,
pieno di torpore e indolenza,
senza pudore, senza rispetto:
è incapace,
un tal monaco,
di ottenere il supremo
risveglio.
Ma colui che è consapevole, saggio,
che pratica gli assorbimenti meditativi,
ardente, vigile ed attento,
avendo reciso il legame di nascita e vecchiaia,
ottiene durante la sua esistenza
il risveglio
supremo.

§ 35. {Iti 2.8; Iti 28}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Monaci, questa vita santa è vissuta, non per ingannare le persone, né per sedurle, né per ottenere profitti, offerte, ed onori, né con il pensiero, ‘In questo modo le persone possono conoscermi.’ Questa vita santa è vissuta per la rinuncia e per il distacco.”

Per la rinuncia,
per il distacco,
egli, il Beato, ha insegnato
una vita santa, non trasmessa per tradizione, (Che non deriva e non dipende da antiche tradizioni.)
che conduce alla terra
dell’Illuminazione.
Questo sentiero è perseguito
da coloro con nobili scopi,
grandi veggenti.
Coloro che lo seguono,
come insegnato dal Sublime,
conforme all’insegnamento del Maestro,
porranno fine
alla sofferenza e al dolore.

§ 36. {Iti 2.9; Iti 29}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Monaci, questa vita santa è vissuta, non per ingannare le persone, né per sedurle, né per ottenere profitti, offerte, ed onori, né con il pensiero, ‘In questo modo le persone possono conoscermi.’ Questa vita santa è vissuta per una profonda conoscenza (abhiñña. Il Canone elenca sei tpi di abhiñña: poteri psichici, l’occhio divino, l’orecchio divino, saper leggere nella mente degli altri, reminiscenza delle vite passate, e — il più importante — la conoscenza della fine delle fermentazioni mentali.) e per una piena comprensione.”

Per la profonda conoscenza e per la piena
comprensione,
egli, il Beato, ha insegnato
una vita santa, non trasmessa per tradizione,
che conduce alla terra
dell’Illuminazione.
Questo sentiero è perseguito
da coloro con nobili scopi,
grandi veggenti.
Coloro che lo seguono,
come insegnato dal Sublime,
conforme all’insegnamento del Maestro,
porranno fine
alla sofferenza e al dolore.

§ 37. {Iti 2.10; Iti 29}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Con queste due cose, un monaco vive con gioia la sua esistenza e attraverso queste mette in atto la distruzione degli influssi impuri. Quali due? Un senso di premura e timore verso cose che potrebbero infondere premura e timore ( samvega. Altri significati: spavento, sgomento, alienazione. Nel Canone Pali, questa emozione o sensazione è spesso accompagnata da paura e da panico. Le cose che potrebbero infondere premura e timore sono le prime quattro delle cinque contemplazioni elencate nell’AN 5.57: “Sono soggetto alla vecchiaia, non la posso superare. Sono soggetto alla malattia, non la posso superare . Sono soggetto alla morte, non la posso superare. Vado a separarmi da tutto ciò che mi è caro……” Uno sforzo appropriato viene indicato dalle cinque contemplazioni: “Sono il padrone delle mie azioni, erede delle mie azioni, nato dalle mie azioni, imparentato alle mie azioni, e di ogni mia azione ne sono l’arbitro. Qualunque cosa faccia, in bene o in male, la erediterò.”) e, provando premura e timore, attuare uno sforzo appropriato. Con queste due cose, un monaco vive con gioia la sua esistenza e attraverso queste fa nascere la distruzione degli influssi impuri.”

Provando premura, timore
verso cose che potrebbero infonderle,
il saggio,
l’imperioso,
e ardente monaco
esamina
con saggezza.
Colui che vive ciò con ardore,
senza agitazioni, in pace,
fornito della calma della presenza mentale
ottiene la fine
della sofferenza e del dolore.

§ 38. {Iti 2.11; Iti 31}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Due pensieri vengono spesso in mente al Tathagata, il Perfettamente Risvegliato: quello della sicurezza e quello dell’isolamento.

“Il Tathagata gioisce e gode nel non commettere azioni malvagie. Questo pensiero ricorre spesso nella sua mente: ‘Con questo comportamento io non reco danno a nessun essere vivente, sia debole sia forte.’

“Il Tathagata gioisce e gode nell’isolamento. Questo pensiero ricorre spesso nella sua mente: ‘Tutto ciò che non è salutare è stato abbandonato.’

“Così, monaci, dovete anche voi gioire e godere nel non commettere azioni malvagie. Così questo pensiero ricorrerà spesso nella vostra mente: ‘Con questo comportamento noi non rechiamo danno a nessun essere vivente, sia debole sia forte.’

“Così, monaci, dovete anche voi gioire e godere nell’isolamento. Questo pensiero ricorrerà spesso nella vostra mente: ‘Cos’è non salutare? Cosa non abbiamo ancora abbandonato? Cosa stiamo abbandonando?'”

Al Tathagata,
il risvegliato,
che ha vinto ciò che è duro da vincere,
due pensieri ricorrono nella sua mente:
la sicurezza è il primo;
l’isolamento è il secondo.
Il dissipatore dell’oscurità, libero
dalle impurità,
il grande veggente
colui che è andato oltre,
ed ha raggiunto la meta suprema,
di profonda conoscenza,
vinto i veleni;
colui che ha distrutto la brama:
quel saggio
porta il suo ultimo corpo,
che ha sconfitto Mara, io vi dico,
superando la vecchiaia.
Così come uno che sta sul picco di una montagna
vede le persone che sono sotto,
così il saggio,
che tutto vede,
avendo scalato la torre
del Dhamma,
avendo superato la sofferenza,
scorge tutti coloro oppressi dalla sofferenza,
vinti dalla vecchiaia e dalla morte.

§ 39. {Iti 2.12; Iti 33}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Il Tathagata — il Perfettamente Risvegliato — ha dato due discorsi sul Dhamma in sequenza. Quali due? ‘Vedete il male come male.’ Questo è il primo discorso sul Dhamma. ‘Avendo visto il male come male, provate disgusto, distacco, e liberatevene.’ Questo è il secondo discorso sul Dhamma. Questi sono i due discorsi sul Dhamma che il Tathagata — il Perfettamente Risvegliato — ha dato in sequenza.”

Osserva le due asserzioni,
dichiarate in sequenza,
dal Tathagata,
il risvegliato, compassionevole
verso tutti gli esseri. Il primo:
Sii distaccato
dal male.
poi, con una mente distaccata,
porrai fine
alla sofferenza e al dolore.

§ 40. {Iti 2.13; Iti 34}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “L’ignoranza [(avijja) = l’ignoranza della sofferenza, la sua origine, la sua cessazione, e la via che conduce alla sua cessazione.] precede la venuta delle qualità non salutari; segue poi la mancanza di pudore e di previdenza [(avijja) = l’ignoranza della sofferenza, la sua origine, la sua cessazione, e la via che conduce alla sua cessazione.] . La chiara conoscenza precede la venuta delle qualità salutari; segue poi il pudore e la previdenza.”(ottappa) = paura delle conseguenze nel commettere il male.

Ogni cattiva destinazione
in questo mondo e nel prossimo,
è radicata nell’ignoranza — dove —
si accumula
desiderio e cupidigia.
Quando una persona desidera il male
senza pudore e rispetto,
da lì nasce il male,
e da ciò egli va verso
i reami di privazione.
Così purificandosi
dall’ignoranza, dal desiderio e dalla cupidigia
un monaco fa sorgere la chiara conoscenza
e abbandona tutte le cattive destinazioni.

§ 41. {Iti 2.14; Iti 35}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Quegli esseri che sono realmente privi della nobile conoscenza, vivono la loro esistenza nella sofferenza — inquieti, afflitti, e tormentati — e alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, una cattiva destinazione li attende.

“Quegli esseri che non sono privi della nobile conoscenza, vivono la loro esistenza nella gioia — tranquilli, calmi, imperturbati — e alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, una felice destinazione li attende.

Osserva il mondo
— con i suoi esseri celesti:
privo di conoscenza,
fondato sul ‘nome-e-forma’,
e crede che ‘Questa è la verità.’
La migliore conoscenza a questo mondo
è ciò che conduce
alla visione profonda,
da essa si conosce perfettamente
la completa distruzione della nascita e del divenire.
Esseri umani e esseri celesti
prediligono:
coloro che sono risvegliati,
consapevoli,
vestiti del loro ultimo corpo
con la gioiosa conoscenza.

§ 42. {Iti 2.15; Iti 36}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Vi sono queste due splendide qualità che proteggono il mondo. Quali due? Il pudore e la previdenza (per i risultati delle azioni non salutari). Se queste due splendide qualità non proteggessero il mondo, non ci sarebbe il riconoscimento, in questa esistenza, di ‘madre’, di ‘zia materna’, di ‘moglie dello zio,’di moglie del maestro,’ oppure di ‘moglie di persone rispettabili.’ Il mondo sarebbe immerso nella promiscuità, come fra arieti e capre, galli e maiali, o cani e sciacalli. Ma poiché queste due splendide qualità proteggono il mondo, vi è il riconoscimento di ‘madre’, di ‘zia materna’, di ‘moglie dello zio,di ‘moglie del maestro,’ oppure di ‘moglie di persone rispettabili.'”

Coloro in cui
pudore e previdenza
non sono sempre presenti
si allontanano
dalla splendida radice,
sono dominati
dalla nascita e dalla morte.
Ma coloro in cui
pudore e previdenza
sono sempre perfettamente presenti,
la cui vita santa è matura:
sono tranquilli,
e le loro future rinascite
sono finite.

§ 43. {Iti 2.16; Iti 37}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Vi è, monaci, un non-nato — non-divenuto — non-creato — non-formato. Se non ci fosse il non-nato — non-divenuto — non-creato — non-formato, non ci sarebbe alcuna conoscenza della liberazione da ciò che è nato— divenuto — creato — formato. Ma poiché vi è un non-nato — non-divenuto — non-creato — non-formato, vi è la conoscenza della liberazione da ciò che è nato— divenuto — creato — formato.”

Ciò che è nato, divenuto, prodotto,
creato, formato, impermanente
composto da nascita e morte,
nido di malattie, soggetto a perire,
che dipende dal nutrimento
e la guida [cioè la brama] —
non può portare alla gioia.
L’unica salvezza
è
calma, permanente
oltre il comune ragionare,
non-nata, non-prodotta,
priva di sofferenza, senza macchia,
la cessazione di tutte le sofferenze,
la felicità che
placa ogni coefficiente.

§ 44. {Iti 2.17; Iti 38}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Monaci, vi sono queste due proprietà del Nibbana. Quali due? La proprietà del Nibbana con nutrimento residuo, la proprietà del Nibbana senza nutrimento residuo.

E qual è la proprietà del Nibbana con nutrimento residuo ? In questo caso un monaco è un arahant i cui influssi impuri sono distrutti, che ha raggiunto il compimento, raggiunto lo scopo, deposto il fardello, raggiunto la meta suprema, distrutto il vincolo del divenire, ed è libero attraverso la perfetta conoscenza. Però le sue cinque facoltà dei sensi rimangono ancora intatte, e sperimenta ciò che è piacevole e ciò che doloroso, sensibile al piacere e al dolore. La fine del desiderio, dell’odio e dell’ignoranza, è chiamata la proprietà del Nibbana con nutrimento residuo. (Con nutrimento residuo (sa-upadisesa) e senza nutrimento residuo (anupadisesa): l’analogia è qui col fuoco. Nel primo caso, le fiamme sono estinte, ma le braci bruciano ancora. Nel secondo caso, il fuoco è completamente spento, tanto che le braci sono diventate fredde. Il “nutrimento” sono i cinque aggregati. Mentre l’arahant è ancora in vita, sperimenta ancora i cinque aggregati, ma essi non bruciano con il fuoco del desiderio, dell’odio e dell’ignoranza. Quando l’arahant muore, non vi è nessun aggregato residuo.)

E qual è la proprietà del Nibbana senza nutrimento residuo ? In questo caso un monaco è un arahant i cui influssi impuri sono distrutti, che ha raggiunto il compimento, raggiunto lo scopo, deposto il fardello, raggiunto la meta suprema, distrutto il vincolo del divenire, ed è libero attraverso la perfetta conoscenza. Per lui, tutto ciò che è sperimentato, essendo senza piacere, si estinguerà durante la sua esistenza. Questa è chiamata la proprietà del Nibbana senza nutrimento residuo.”

Queste due proprietà
del Nibbana,
da colui che ha la chiara visione,
da colui che è Equanime: (Tale (tadi): Lett. ‘che è tale’ – versione inglese tradotto con ‘Such’, qui tradotto con ‘Equanime’= di fronte a sensazioni piacevoli o dolorose.)
una è la proprietà, durante questa vita
con nutrimento residuo
dalla distruzione della brama,
del divenire,
e un’altra è quella senza nutrimento residuo,
dopo questa vita,
in cui tutto il divenire
cessa completamente.
Coloro che conoscono
questo stato incondizionato,
le loro menti liberate
attraverso la distruzione della brama,
del divenire,
essi, ottenendo l’essenza dell’Insegnamento,
godendo di queste distruzioni,
abbandonano ogni divenire:
essi, sono il Tale.

§ 45. {Iti 2.18; Iti 39}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Monaci, vivete godendo il distacco, provando gioia nel distacco, impegnandovi nella pratica della presenza mentale, senza trascurare gli assorbimenti meditativi (jhana), dotati della visione profonda (vipassana), e frequentando luoghi isolati. Vivendo così godendo il distacco, provando gioia nel distacco, impegnandovi nella pratica della presenza mentale, senza trascurare gli assorbimenti meditativi (jhana), dotati della visione profonda (vipassana), e frequentando luoghi isolati, allora vi tocca uno dei due frutti: la perfetta conoscenza in questa vita, o — se ci fosse ancora un residuo di brama — il non ritorno.”

Coloro con calma mentale —
saggi,
consapevoli,
assorti nei jhana —
vedono le cose chiaramente,
non attaccati ai piaceri dei sensi.
Provando gioia nell’attenzione vigile,
in pace,
vedendo il pericolo nella mancanza della presenza mentale, essi
— incapaci di fallire —
sono vicini al Nibbana.

§ 46. {Iti 2.19; Iti 40}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Monaci, vivete esercitandovi [nella virtù, nella presenza mentale, e nella saggezza più alta], con la conoscenza più alta, con l’essenza della liberazione, governati dalla consapevolezza. Vivendo esercitandovi con la conoscenza più alta, con l’essenza della liberazione, governati dalla consapevolezza., allora vi tocca uno di questi frutti: la perfetta conoscenza in questa vita, o — se ci fosse ancora un residuo di brama — il non ritorno.”

Completo nella disciplina della pratica,
non soggetto a fallire,
uno con la conoscenza
più alta,
vedendo la cessazione, la distruzione della nascita:
il saggio
porta il suo ultimo corpo,
sconfigge Mara, io vi dico,
superando la vecchiaia.
Così, sempre
provando gioia nei jhana,
concentrato,
ardente,
vedendo la cessazione, la distruzione della nascita,
vincendo Mara, e la sua schiera,
monaci,
va al di là della nascita e della morte.

§ 47. {Iti 2.20; Iti 41}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Un monaco dovrebbe essere desto: consapevole, cosciente, concentrato, sensibile, calmo e sereno. E nei momenti opportuni vedere chiaramente nelle qualità mentali salutari. Un monaco che è desto— consapevole, cosciente, concentrato, sensibile, calmo e sereno, vedendo chiaramente nei momenti opportuni nelle qualità mentali salutari — gli tocca uno di questi frutti: la perfetta conoscenza in questa vita, o — se ci fosse ancora un residuo di brama — il non ritorno.”

Voi che siete desti, ascoltate!
Voi che dormite, risvegliatevi!
La veglia è migliore della sonnolenza.
Per coloro che sono desti,
non vi è né pericolo, né paura.
Colui che è desto,
consapevole, cosciente,
concentrato, sensibile,
calmo e sereno,
comprendendo rettamente il Dhamma
nei momenti opportuni,
dissiperà
l’oscurità.
Dedicatevi alla veglia.
Il monaco ardente
— saggio, acquisiti gli assorbimenti meditativi,
recidendo il laccio della nascita e della morte —
otterrà in questa vita
il supremo risveglio.

§ 48. {Iti 2.21; Iti 42}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Monaci, questi due sono condannati agli stati di privazione, all’inferno, perché non hanno abbandonato la loro condotta errata. Quali due? Colui che, non vivendo la rinuncia, pretende di vivere la rinuncia; e colui che accusa senza ragione chi vive una vita di rinuncia di non condurre una vita puramente religiosa. Questi due sono condannati agli stati di privazione, all’inferno, perché non hanno abbandonato la loro condotta errata. “

Va all’inferno,
colui che rivendica
che ciò non è successo,
così come colui
che, avendo compiuto una cattiva azione,
afferma, ‘Non l’ho compiuta.’
Entrambi — persone di azioni vili —
sono uguali:
dopo la morte, nel mondo al di là.
La veste gialla viene indossata,
da molti con qualità rivolte al male
— privi di controllo, malvagi —
i quali rinasceranno, a causa delle loro azioni malvagie,
all’inferno.
Meglio mangiare una sfera d’acciaio
— incandescente, rovente —
piuttosto che, senza morale e
privi di controllo,
mangiare il cibo elemosinato nella regione.

§ 49. {Iti 2.22; Iti 43}

Questo è stato detto dal Beato, è stato detto dall’Arahant, e così ho sentito: “Convinti di due opinioni, alcuni uomini e deva si aggrappano, altri scappano, mentre coloro che posseggono la giusta conoscenza osservano.

“E come alcuni si aggrappano? Gli esseri umani e i deva godono, provano piacere e sono soddisfatti dell’esistenza. Quando il Dhamma viene insegnato per condurre alla cessazione del divenire, le loro menti non lo afferrano, non si calmano, non diventano serene e non si affidano ad esso. Così alcuni si aggrappano.

“E come altri scappano? Essi, provando orrore, umiliazione e disgusto per il divenire, trovano piacere per il non-divenire: ‘Questo sè, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, perisce e viene distrutto, e non esiste dopo la morte, ciò è pacificato, è eccellente, è reale!’ Così altri scappano.

“E come coloro che posseggono la giusta conoscenza osservano? In questo caso un monaco vede ciò che è nato come ciò che è nato. Vedendo ciò che è nato come ciò che è nato, egli pratica il disincanto, il distacco per ciò che è nato, e la sua cessazione. Così coloro che posseggono la giusta conoscenza osservano.”

Coloro che, nel vedere
ciò che è nato
come ciò che è nato,
e superano
ciò che è nato,
vengono liberati
da ciò che è nato,
attraverso la distruzione della brama
per il divenire.
Se ha compreso
ciò che è nato,
ed è libero dalla brama
per il divenire e per il non-divenire
di ciò che è nato,
il monaco
non va incontro a future esistenze.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoItivuttaka