Per il testo originale, cfr. T211.4.605b5-c16. Il verso incluso in questo racconto corrisponde al verso 25 del Capitolo 36 del Dharmapāda cinese (cfr. T210.4.573c11). Non sembra avere un diretto riscontro nelle altre raccolte del Dharmapāda.
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1. Una volta, il Buddha si trovava a Rājagṛha, sul Picco dell’Avvoltoio (Gṛdhrakūṭa). In quel momento era accompagnato da 1.250 monaci.
2. Il re del Magadha si chiamava Ajātaśatru. Governava cento paesi, ognuno con il proprio nome di clan. C’era un regno vicino chiamato Vṛji che non obbediva agli ordini del re, e Ajātaśatru voleva attaccarlo. Convocò i suoi ministri e fece questa dichiarazione: “Il popolo dei Vṛji è prospero e fiorente. Produce molti tesori, ma non si sottomette a me. Non sarebbe meglio radunare un esercito e attaccarli?”
In quel regno c’era un primo ministro saggio di nome Varṣākāra. Egli rispose: “Certamente.”
3. Il re disse a Varṣākāra: “Il Buddha non è lontano da qui. È un nobile saggio dotato dei tre poteri di conoscenza. Non vi è argomento che non abbia penetrato. Va’ dal Buddha con un mio messaggio: ‘Siccome tu sai rispondere a ogni domanda che ti viene posta, se attaccassi quel regno, otterrei la vittoria?’”
4. Accettando queste istruzioni, il primo ministro fece preparare un carro e dei cavalli e si recò al monastero. Giuntovi, si prostrò ai piedi del Buddha. Il Buddha lo invitò allora a sedersi, e l’ufficiale preparò un posto per sé. Il Buddha chiese al primo ministro: “Da dove vieni?”
5. L’ufficiale rispose: “Sono un ministro giunto qui come messaggero del re. Egli si inchina ai piedi del Buddha e lo saluta: ‘Ti muovi e mangi come al solito?’”
6. Il Buddha chiese allora all’ufficiale: “Il re, il paese e il suo popolo, così come i ministri che gli sono sottoposti, sono tutti in pace?”
L’ufficiale disse: “Il sovrano del paese e il popolo godono tutti del favore del Buddha.”
7. L’ufficiale disse poi al Buddha: “Il re ha un conto in sospeso con i Vṛji e vuole attaccarli. La nobile mente del Buddha ritiene che egli possa essere vittorioso?”
Il Buddha disse al primo ministro: “Il popolo dei Vṛji mette in pratica sette cose che rendono impossibile sconfiggerli. Il re dovrebbe considerare ciò attentamente e non commettere errori.”
8. L’ufficiale chiese al Buddha: “Quali sono queste sette cose?”
9. Il Buddha disse: “Il popolo dei Vṛji tiene frequenti assemblee per discutere il retto Dharma e fare piani difensivi per proteggersi. Questa loro consuetudine è la prima cosa. Il popolo dei Vṛji, i suoi nobili e i suoi ministri sono sempre in armonia. Sono buoni e leali, mettono in pratica insegnamenti e consigli, e non si oppongono gli uni agli altri. Questa è la seconda cosa. Il popolo dei Vṛji accetta il Dharma e lo segue senza alcuna discordia. Non osa violare le consuetudini che regolano le posizioni elevate e quelle umili. Questa è la terza cosa. Il popolo dei Vṛji è educato e rispettoso. Uomini e donne mantengono relazioni separate tra anziani e giovani, che accettano senza dimenticare le loro regole di correttezza. Questa è la quarta cosa. Il popolo dei Vṛji sostiene i genitori e obbedisce ai maestri. Accetta gli insegnamenti e le ammonizioni delle leggi del loro paese. Questa è la quinta cosa. Il popolo dei Vṛji accetta sulla terra le leggi celesti. Rispetta e teme gli dèi del suolo e dei cereali e si adatta alle quattro stagioni, affinché i loro agricoltori non siano rovinati. Questa è la sesta cosa. Il popolo dei Vṛji rispetta la virtù dei suoi saggi. In quel paese vi sono asceti che hanno conseguito il risveglio e sono giunti da lontano per ricevere sostentamento, vesti, giacigli e medicine. Questa è la settima cosa. Gli uomini che sono a capo di quel paese mettono in pratica queste sette cose, il che renderà difficile recar loro danno. I migliori eserciti del mondo potrebbero andare e combattere contro di loro, ma non riuscirebbero a sconfiggerli.”
10. Il Buddha disse al primo ministro: “Anche se il popolo dei Vṛji mantenesse solo una di quelle cose, non potrebbe essere attaccato. Figuriamoci se ne mantiene sette!”
11. Il Bhagavān pronunciò allora questo verso:
“Il guadagno e la vittoria non sono affidabili;
Anche il vincitore continua a soffrire.
Si dovrebbe cercare di conquistare il Dharma;
Dopo averlo conquistato, non si rinascerà in alcun luogo.”
12. Udendo il Buddha pronunciare questo verso, quel primo ministro Varṣākāra comprese la Via. Entrò allora a far parte, nella sua estensione grande e piccola, della comunità di coloro che avevano raggiunto l’entrata nella corrente (srotāpanna). L’ufficiale si alzò dal suo posto e disse al Buddha: “I miei doveri di stato e le mie preoccupazioni sono molti. Chiedo il permesso di tornarvi.”
Il Buddha disse: “Va bene, va’ quando vuoi.”
13. L’ufficiale si alzò allora dal suo posto, si prostrò al Buddha e partì. Tornato ai suoi compiti, parlò al re, il quale desistette dall’attaccare i Vṛji. Ricordò l’ammonimento del Buddha e lo utilizzò per educare il paese. Il popolo dei Vṛji finì allora per seguire i suoi ordini. Coloro che occupavano posizioni elevate e quelle umili si rispettavano a vicenda, e il loro paese continuò a fiorire.
Traduzione in inglese dalla versione cinese di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Sezione: Altri Sutta