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G-Dhp 290–304: Puṣpavagga – Fiori

Come l’albero nella foresta
fiorisce, colmo di profumi,
così le benedette parole
non restano senza frutto.

Come l’albero nella foresta
fiorisce, ricco di fronde,
così le benedette parole
diventano ricche di frutto.

Come l’ape del fiore
nella foresta non si sazia,
e ne trae il nettare,
così il saggio cammina nel mondo.

Sebbene del fiore la polvere
abbia scarsa virtù,
tuttavia, con ingegno e sforzo,
[…] si ottiene.

Solo il fiore egli coglie,
l’uomo dalla mente pura,
come il grande fiume che al mare
[…] si dirige.

[…] si diffonde,
né mai si stanca di donare;
in ogni luogo l’uomo virtuoso
è onorato.

[…] di nobile indole,
che vive in rettitudine.

[…] dalla condotta irreprensibile,
che vive senza negligenza,
equanime e liberato,
la sua voce non risuona invano.

Come la pioggia sui fiori,
fa cadere le cose vecchie:
così il monaco, abbandonando
ogni colpa e errore, va oltre.

Custodisci l’affetto come tesoro,
come la luna d’autunno ai fiori di loto:
il sentiero della virtù conduce all’alto risveglio,
indicando la beatitudine del Nirvana.

Sapendo che il corpo è come spuma,
[…] si dissolve,
recidendo il legame con il gusto delle colpe,
[…] si purifica.

[…] nel mondo di Yama, con i deva,
chi ben espone i versi del Dharma?
Come un fiore di virtù sbocciato,
il Buddha primo […] espone.

Nel mondo di Yama, con i deva,
il Buddha espone i versi del Dharma:
come un fiore di virtù sbocciato,
così egli li dispiega.

Come per chi naviga l’oceano,
in viaggio su una grande nave,
lì il loto fiorisce:
gradito ai saggi, amabile.

Così colui che ha retta condotta,
senza affanno, tra la gente,
risplende per saggezza,
il Buddha e i suoi discepoli risvegliati.

Gāndhārī Dharmapada, John Brough, London 1962. Tradotto dal gandhari con l’IA.

TestoGāndhārī Dharmapada