Dove si uniscono in discordia le menti,
e lo sguardo d’odio più s’infiamma,
colui che, saldo, non si lascia vincere,
quell’uomo è un saggio.
Chi due contendenti placa
— Radha e Bhada — e il peso regge,
come in autunno la nuvola,
esperto di virtù, quell’uomo è saggio.
Nessuno mai con forza lo doma,
né di lusinga è schiavo;
egli stesso si custodisce,
né mai vacilla nel suo cammino.
Senza ira, di larga sapienza,
poggia su salda norma:
uomo di pace, ovunque vada,
in casa sua riposa.
Come l’Usavha nel bel prato fiorito,
pieno di virtù, senz’ira dimora;
non lo sfiorano le parole vane:
è come un re che osserva la Legge.
Come l’elefante in battaglia,
come roccia d’oro finissimo,
come l’oceano che tutto riceve,
come il sole che tutto sopporta.
Momento per momento, in ogni direzione,
custodisci l’ira con vigore:
vinci con non-ira il risentimento,
il male con il bene,
vinci con rettitudine la collera,
con verità vinci l’inganno.
Parla il vero, non mentire,
mostra pietà a chi è nel dolore:
con questi tre sentieri
raggiungi sempre il mondo divino.
Chi non conosce il vero bene,
chi non vede la Legge,
allora comprende quella natura
che l’uomo sopporta con ira.
Non abbandonarti all’ira:
il dolore è velo dell’ira.
Il saggio ha cuore magnanimo;
dopo, si pente l’adirato.
Non farti nocchiero superbo,
né pesce in acque torbide;
dove c’è attacco o colpa,
l’anima non vi si attacchi.
Chi è invidioso diviene mosca,
chi è violento diviene asino;
l’adirato diviene maiale:
non brontolare, o giovane principe.
L’uomo paziente è nobile,
il paziente gioisce in sé;
nella pazienza sta la Legge:
guarda, e impara da chi è saldo.
Il frutto della pazienza si vede:
se in qualche cosa, in qualche luogo,
un uomo così saggio si trova,
il paziente non è mai vinto.
Cosa, sapendo, si riposa beato?
Cosa, sapendo, non si addolora?
Per quale unico principio
si abbandona la tristezza, o maestro?
Conoscendo l’ira, si riposa beato;
sapendo l’ira, non si addolora;
dall’ira, veleno mortale,
dalla freccia avvelenata,
ci si libera conoscendo:
perciò, conoscendo, non si addolora.
Gāndhārī Dharmapada, John Brough, London 1962. Tradotto dal gandhari con l’IA.
Testo: Gāndhārī Dharmapada