Solitario il sentiero, solitaria la meta,
in solitudine si gusta la pace suprema.
Nella foresta del distacco,
dimora chi è libero.
Chi ha saggezza e virtù,
vergogna e timore del male,
costui possiede vera ricchezza,
non chi accumula oro e argento.
Non figli, non armi, non ricchezze
danno vero rifugio.
Solo il risveglio interiore
è scudo invincibile.
Cattivi compagni, cattive abitudini,
una casa piena d’ira:
qui lo stolto soffre due volte,
nella vita e oltre la morte.
Rara la nascita umana,
rari i giorni di vera vita,
raro incontrare un santo,
rarissimo il risveglio.
Facile fare il male,
naturale per lo stolto.
Ma il bene, la retta azione,
è il sentiero più arduo.
Chi ignora la propria strada
non troverà pace nell’altrui.
Conosci la tua verità,
e vivi in armonia.
L’asceta che abbandona ogni legame,
senza casa, senza desideri,
libero come l’aria,
vede chiaro il senso della vita.
Grande eroe è chi vince se stesso,
non chi sconfigge mille eserciti.
Chi domina la propria mente
è il vero vincitore.
Anche i deva invidiano
il saggio risvegliato.
La sua luce non si spegne,
né la polvere lo macchia.
Quattro sono le porte degli inferi:
desiderare la moglie altrui,
rubare, mentire,
e negare la legge di causa ed effetto.
Osserva gli errori altrui
come si guarda un granello di sabbia.
I propri, invece,
come una montagna.
Chi è senza vergogna e ne fa mostra,
chi ha paura e finge coraggio,
chi vive nell’illusione,
precipita nel buio.
Gāndhārī Dharmapada, John Brough, London 1962. Tradotto dal gandhari con l’IA.
Testo: Gāndhārī Dharmapada