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Differenti aspetti della coscienza

Il Buddha trattò di tutto ciò che è reale. Quello che insegnò può essere sperimentato personalmente. Comunque, noi non conosciamo nulla delle realtà più comuni della nostra vita quotidiana: i fenomeni fisici ed i fenomeni mentali che appaiono tramite gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il corpo e la mente. Siamo più interessati al passato o al futuro. Scopriremo ciò che la vita realmente è se conosceremo molto meglio le realtà dell’attimo presente, e se saremo consapevoli di esse quando appaiono.

Il Buddha spiegò che la coscienza (citta) è una realtà. Come possiamo dimostrare che esistono le coscienze? Potrebbe essere che vi siano solo fenomeni fisici e non fenomeni mentali?
Ci sono molte cose nella nostra vita che diamo per scontate come le nostre case, i nostri pasti, i nostri vestiti o gli oggetti che usiamo ogni giorno. Ogni cosa viene filtrata da una mente pensante, da una coscienza (citta).

La coscienza (citta) è un fenomeno mentale; conosce o sperimenta qualcosa. Noi ascoltiamo la musica scritta da un compositore. Era la coscienza che possedeva l’idea della musica; era la coscienza che muoveva la mano del compositore per fargli scrivere delle note. La sua mano non poteva muoversi senza una coscienza.

La coscienza può avere diversi effetti o risultati.
Le buone azioni come quelle generose e le cattive azioni come quelle crudeli ed ingannevoli sono compiute dalla coscienza e queste azioni producono dei risultati differenti.
Non vi è solo un tipo di coscienza, ma ve ne sono diverse. Come persone diverse reagiscono diversamente a ciò che sperimentano, così vi sono diversi tipi di coscienza che sorgono. Ciò che ad una persona piace, ad un’altra non piace. Anche quando due persone fanno la stessa cosa il risultato non sempre è lo stesso. Per esempio, quando due persone raffigurano lo stesso albero, i disegni non sono uguali. Le persone hanno diverse capacità ed ingegno; alcune non hanno difficoltà nello studio, mentre altre incontrano gravi difficoltà.

Le coscienze sono difficili da controllare; hanno bisogno delle loro condizioni per sorgere.
Perché le persone sono così diverse l’una dall’altra? Perché hanno diverse esperienze nella vita e così accumulano differenti inclinazioni. Ad un bambino che gli è stato insegnato dalla nascita ad essere generoso accumulerà generosità.
Come si accumulano buone e cattive inclinazioni?
La ragione è che ogni coscienza che si dissolve viene sostituita da una nuova. La nostra vita è una serie infinita di coscienze ed ogni coscienza condiziona la prossima che sorge, così all’infinito. Allo stesso modo il passato condiziona il presente. Ed il presente il futuro. E’ una realtà che le nostre buone coscienze e quelle cattive passate condizionano le nostre inclinazioni attuali. Così si accumulano le buone e le cattive inclinazioni.

Il kamma (intenzione) è un fenomeno mentale ed in questo modo può essere accumulato.
Le persone accumulano diverse negatività e diversi kamma.
Diverse accumulazioni del kamma sono la condizione per i diversi risultati nella vita.
Questa è la legge di causa ed effetto, kamma e vipaka.
Vediamo che le persone nascono in diverse condizioni. Alcune nascono in ambienti piacevoli e vivono esperienze molto piacevoli durante le loro vite. Altre vivono con sofferenza ed in povertà.
Il Buddha insegnò che ognuno di noi riceve il risultato delle proprie azioni.
Quando ci sono le condizioni adatte il risultato si avvera sotto-forma di vipaka.

In ogni modo, non esiste un Sé. Vi sono soltanto delle coscienze che sperimentano diversi oggetti. Alcune coscienze sono la causa. Esse possono motivare buone o cattive azioni capaci di far avverare i loro appropriati risultati.
Quando vediamo qualcosa di spiacevole, non è il sé che vede; è una coscienza, la coscienza visiva, la quale è il risultato di un’azione negativa (akusala kamma) che abbiamo compiuto in questa vita o in una esistenza precedente. Questo tipo di coscienza è chiamata in Pali: akusala vipaka.
Quando vediamo qualcosa di piacevole è una coscienza, la quale è il risultato di un’azione positiva che abbiamo compiuto, kusala vipaka.

Il kamma (come spiegato nell’Atthasalini, il commentario del I Libro dell’Abhidhamma, Dhammasangani) di persone diverse causa diversi risultati che condizionano la nascita e l’intera esistenza.

“Dal kamma il mondo è mosso, dal kamma
l’umanità vive, e dal kamma tutti gli esseri sono legati
come la ruota del carro al proprio asse.”

Anche gli animali hanno una coscienza, si possono comportare bene o male. Anche loro accumulano diversi kamma che producono diversi risultati. Se capiamo che ogni kamma fa avverare il proprio risultato sapremo che non vi è ragione di essere superbi se siamo nati in una famiglia ricca o se siamo lodati, onorati o viviamo altre esperienze piacevoli.
Quando soffriamo sappiamo che quella sofferenza è prodotta dalle nostre azioni. Allo stesso modo saremo meno propensi ad incolpare altre persone per la nostra infelicità o ad essere invidiosi quando gli altri vivono momenti felici.

Il passato condiziona il presente e le azioni che compiamo adesso produrranno i loro risultati in futuro. Conoscendo il presente sapremo molto di più del passato e del futuro.
Le esistenze passate, presenti e future sono una serie infinita di coscienze.
Una coscienza sperimenta diverse oggetti attraverso le sei porte dei sensi: occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente.
Il vedere è una coscienza che sperimenta ciò che appare tramite gli occhi. Quando l’oggetto visibile contatta il senso della vista sorgono le condizioni per vedere. Vedere è diverso dal pensare ciò che vediamo; quest’ultimo è un tipo di coscienza che sperimenta qualcosa attraverso la porta della mente. Il sentire è una coscienza diversa dal vedere; possiede differenti condizioni e sperimenta un differente oggetto. Vi devono essere le giuste condizioni per far sorgere ogni coscienza.
Nel Samyutta Nikaya 2.26 leggiamo che Rohitassa un deva chiede al Buddha come raggiungere la fine del mondo. Disse al Buddha:

“E’ possibile, signore, viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce?”

“Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce.”

“E’ meraviglioso, signore, e straordinario, come ha ben parlato il Benedetto: ‘Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce.’

Una volta ero un profeta di nome Rohitassa, discepolo di Bhoja, con il potere di camminare in aria. La mia velocità era come la freccia di un arciere — esperto, abile, allenato — scagliata attraverso l’ombra di una palma. Il mio passo si allungava dal mare orientale a quello occidentale. Così, dotato di tale velocità, di tale falcata, mi venne un desiderio: ‘Viaggerò fino alla fine del cosmo.’ Così — per la durata di cento anni — ho viaggiato — senza mangiare, bere, masticare o gustare, urinare o defecare, dormire, senza alcuna fatica — ma mi spensi senza raggiungere la fine del cosmo. Perciò è’ meraviglioso e straordinario, come ha ben parlato il Benedetto: ‘Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce.’

[Dopo queste parole, il Benedetto rispose:] “Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce. Allo stesso tempo, ti dico che non c’è fine del dolore e della sofferenza senza raggiungere la fine del cosmo. In questo corpo lungo un braccio, fatto di percezioni e di mente, vi è il cosmo, l’origine del cosmo, la cessazione del cosmo, e il sentiero di pratica che conduce alla cassazione del cosmo.”

Viaggiando non si raggiunge,
la fine del cosmo —
d’altronde.
E senza raggiungere
la fine del cosmo
ci si può liberare
dalla sofferenza e dal dolore.
Perciò il saggio,
conoscitore del cosmo,
conoscitore della fine del cosmo,
dopo aver intrapreso la vita santa,
sereno,
conoscendo la fine del cosmo,
non desidera questo cosmo
né un altro.”

Il Buddha spiegò a tutti la realtà del “mondo” ed il modo di raggiungere la fine del mondo, cioè, la fine di ogni sofferenza.


Nina Van Gorkom, Abhidhamma in daily life, cap. III. Traduzione di Enzo Alfano.