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Descrizione della virtù (Sila-niddesa) [parte I]

1.
[1] “Quando un saggio, ben stabilito in virtù,
Sviluppa coscienza e conoscenza,
Allora come un bhikkhu ardente e sagace
Riesce a sciogliere tale groviglio.” (SN).

Così è stato detto. Ma perché è stato detto? Quando il Beato soggiornava a Savatthi, sembra, una certa divinità gli apparve nella notte, e desiderando eliminare i suoi dubbi, gli fece tale domanda:

“Il groviglio interno e il groviglio esterno – 
Questa generazione è impigliata in un groviglio.
Perciò pongo a Gotama questa domanda:
Chi riesce a sciogliere tale groviglio?” (SN)

2.
Ecco in breve il significato. Groviglio è un termine per indicare la rete della brama. Quindi un groviglio nel senso di avvinghiare, come il groviglio dell’insieme di rami di bambù in un fitto bosco, ecc., poiché sorge sempre ed ovunque fra gli oggetti [della coscienza] visibili. E’ chiamato il groviglio interno e il groviglio esterno perché sorge [come la brama] per le proprie ed altrui necessità, per la propria ed altrui persona, e per le basi interne ed esterne [di coscienza]. Poiché sorge in questo modo, questa generazione è stretta in un groviglio. Come i bambù, ecc., sono avvinghiati dal groviglio dei propri rami, ecc., così tale generazione, in altre parole, quest’ordine di esseri viventi, è tutta avvinghiata dal groviglio della brama – il significato è ciò che è attorcigliato, intrecciato ad esso. [2] E poiché è così avvinghiato, ecco il motivo di tale domanda a Gotama. Si rivolse al Beato usando il nome di appartenenza, Gotama. Chi riesce a sgrovigliare tale groviglio: chi può sciogliere tale groviglio che tiene i tre generi d’esistenza impigliati in questo modo? – Questo chiedo, chi è capace di scioglierlo?

3.
Comunque, così interrogato, il Beato, la cui conoscenza di tutte le realtà non è ostacolata, divinità fra le divinità, eccelso Sakka [Signore dei deva], eccelso Brahma, senza alcun timore nel possesso dei quattro tipi di perfetta fede, detentore dei dieci poteri, veggente con libera conoscenza, recitò questa stanza per spiegarne il significato:

“Quando un saggio, ben saldo in virtù,
Sviluppa coscienza e conoscenza,
Allora come un bhikkhu ardente e sagace
Riesce a sgrovigliare tale groviglio.”

4.
Ora il compito è di esporre la vera conoscenza,
Divisa fra virtù ed il resto,
Di questo stesso verso composto dal Grande Saggio.
Vi sono qui nella Legge del Vittorioso
Asceti che hanno abbandonato la vita mondana,
E chi, pur desiderando la purezza
Non possiede nessuna retta conoscenza del sicuro e retto sentiero
Che comprende la virtù ed altre due,
Molto difficili da trovare, che conducono alla purezza – 
Chi, malgrado lo sforzo, non ottiene alcuna purezza in questa vita.
A costoro spiegherò il confortante Sentiero
Di Purificazione, puro nell’esposizione,
Fedele nell’insegnamento di chi dimora
Nel Grande Monastero [Mahavihara, presso Anuradhapura a Ceylon]; possano tutti quegli
Uomini buoni desiderosi di purezza
Ascoltare intensamente la mia spiegazione.

Perciò, la purificazione è da intendersi come nibbana, che essendo privo di ogni sofferenza, è completamente puro. Il sentiero di purificazione è il sentiero per quella purificazione; è lo strumento di approccio che è chiamato sentiero. Il significato è, Io esporrò tale sentiero di purificazione. 

6.
In alcuni casi questo sentiero di purificazione è insegnato dalla sola visione profonda (insight) [Le parole “dalla sola insight non escludono la virtù, ecc., ma solo la calma, ad esempio i jhana, che rappresentano l’opposto nella coppia, calma e visione profonda.], per questo motivo è stato detto:

“Tutte le cose condizionate
sono impermanenti:
quando lo comprendiamo
direttamente e profondamente
ci sentiamo stanchi di questa vita di sofferenza.
E’ questa la via che conduce alla purificazione.” (Dhp 277) [3]

Ed in alcuni casi riguardo ai jhana e alla conoscenza così è stato detto:

“Chi le conosce entrambe 
si avvicina alla liberazione.” (Dhp 372).

Ed in alcuni casi riguardo alle azioni (kamma), ecc., così è stato detto:

“Dalle azioni, dall’intuizione e dalla rettitudine,
Dalla virtù, da vita eccelsa –
Da ciò i mortali vengono purificati,
E non dalla discendenza o dalla ricchezza. (MN passim).

Ed in altri casi riguardo la virtù, ecc., così è stato detto:

“Chi possiede salda virtù,
Conoscenza e concentrazione,
Energia e perseveranza,
Supererà la corrente così ardua da superare. (SN, passim).

Ed in alcuni casi riguardo ai fondamenti della presenza mentale, ecc., così è stato detto: “Monaci, questo è l’unico sentiero per la purificazione degli esseri … per la realizzazione del nibbana, e cioè, i quattro fondamenti della presenza mentale.” (Digha Nikaya); allo stesso modo per il retto sforzo e così via. Ma in risposta a tale domanda l’insegnamento riguarda la virtù ed altre due.

7.
Ecco un breve commentario [sulla stanza]. Ben stabilito in virtù: ben saldo in virtù. Chi possiede una compiuta virtù è, in questo caso, chiamato colui che è “ben saldo in virtù”. Quindi il vero senso è questo: ben stabilito in virtù da una compiuta virtù. Un uomo: un essere vivente. Saggio: chi possiede quella conoscenza nata dal kamma con i mezzi di una rinascita legata alla triplice radice o causa. Sviluppa coscienza e conoscenza: sviluppa sia concentrazione sia visione profonda. Quindi, in questo contesto, “coscienza” sta per concentrazione e “conoscenza” per visione profonda. Ardente (atapin): chi possiede energia. Quindi l’energia è detta “ardore” (atapa) nel senso di distruggere ed eliminare completamente (atapana-paritapana) gli influssi impuri. Egli possiede quell’ardore, perciò è ardente. Sagace: è la conoscenza detta “sagacità”; questo è il significato. Questa parola indica la conoscenza protettiva. Perciò la conoscenza è nominata tre volte in risposta alla domanda. Quindi, la prima è una conoscenza innata, la seconda è una conoscenza basata sulla visione profonda, mentre la terza è la conoscenza protettiva che guida ogni circostanza. Egli teme (bhayam ikkhati) il ciclo delle rinascite, perciò è un bhikkhu. Riesce a sgrovigliare tale groviglio: [4] Proprio come un uomo ben saldo a terra con un coltello ben affilato potrebbe districare un grande groviglio di bambù, così anch’egli – tale bhikkhu che possiede le sei cose, vale a dire, questa virtù e questa concentrazione descritta col nome di coscienza, e questa triplice conoscenza, e questo ardore – ben saldo sul terreno della virtù ed impugnando con la mano della conoscenza protettiva dovuta al potere dell’energia il coltello della conoscenza-visione profonda ben affilato sulla pietra della concentrazione, potrebbe districare, tagliare e demolire tutto il groviglio della brama che aveva invaso la sua vita. Ma, durante il sentiero, è detto poter districare quel groviglio; durante la realizzazione egli ha districato il groviglio ed è degno delle più alte offerte nel mondo delle sue divinità. Ecco perché il Beato disse:

“Quando un saggio, ben stabilito in virtù,
Sviluppa coscienza e conoscenza,
Allora come un bhikkhu ardente e sagace
Riesce a sgrovigliare tale groviglio.”

8.
In questa situazione non esiste in lui nessuna conoscenza innata per cui è chiamato saggio; tutto è stato già stabilito in lui per l’influenza del precedente kamma. Ma i termini ardente e sagace indicano l’energica perseveranza fin qui descritta e in piena consapevolezza, dopo essere divenuto ben saldo in virtù, dovrebbe sviluppare la calma e la visione profonda descritte come concentrazione e conoscenza. In questo modo il Beato mostra, in quella circostanza, il sentiero di purificazione con il nome di virtù, concentrazione e conoscenza.

9.
Finora sono state esposte le tre pratiche, la cultura del bene in tre vie, la necessaria condizione per la triplice chiara visione, ecc., l’evitare i due estremi e la coltivazione della via di mezzo, gli strumenti per superare gli stati dannosi, l’abbandonare gli influssi impuri in tre modi, la prevenzione dalla colpa, ecc., la purificazione dai tre tipi di influssi impuri e il movente per gli stati di “entrare-nella-corrente” e così via. Come?

10.
Qui la pratica della suprema virtù è esposta dalla virtù; la pratica della suprema coscienza, dalla concentrazione; e la pratica della suprema conoscenza, dalla conoscenza. L’esercizio della bontà all’inizio è esposto dalla virtù. Perché nel passo: “Qual è il principio delle cose benefiche? La virtù abbastanza pura. (SN passim), e nel passo “Smetti di fare il male” (Dhp 183), la virtù è la base. Il bene comporta particolari qualità del non-rimorso [chi possiede virtù non ha rimorsi], e così via. La sua bontà nel medio è esposta dalla concentrazione. [5] Perché nel passo “Coltiva il bene” (Dhp 183), la concentrazione è la via mediana di esercitare il bene. Il bene comporta speciali qualità di potere sovrumano, e così via. La sua bontà alla fine è esposta dalla conoscenza. Così nel passo: “Purifica la mente – Questa è la via del Risvegliato” (Dhp 183), quindi la conoscenza è il culmine, è la fine della pratica. Il bene conduce a equilibrio sul desiderato e sul non-desiderato. Perciò è stato detto:

“Come una solida roccia
non è scossa dal vento
imperturbato è il saggio
dalla lode e dal biasimo.” (Dhp 81)

11.
Allo stesso modo la condizione necessaria per la triplice chiara visione è esposta dalla virtù. Perciò con l’ausilio di una perfetta virtù si giunge ai tre tipi di chiara visione, ma non oltre. La condizione necessaria per i sei tipi di conoscenza diretta è esposta dalla concentrazione. Perciò con l’ausilio di una perfetta concentrazione si giunge ai sei tipi di conoscenza diretta, ma non oltre. La condizione necessaria per le categorie di discernimento è esposta dalla conoscenza. Perciò con l’ausilio della perfetta conoscenza si giunge ai quattro tipi di discernimento, ma non oltre. [I tre tipi di chiara visione sono: ricordo delle vite precedenti, comprensione della fugacità degli esseri (occhio divino) e la comprensione delle impurità. I sei tipi di conoscenza diretta sono: conoscenza dei poteri sovrumani, l’orecchio divino, la mente penetrativa, il ricordo delle vite precedenti, la comprensione del nascere e del morire degli esseri e la comprensione della distruzione delle impurità. I quattro discernimenti sono: significato, legge, lingua ed intelligenza.]
L’evitare gli estremi, vale a dire la dedizione all’indulgenza dei desideri dei sensi è esposta dalla virtù. L’evitare gli estremi , vale a dire la dedizione alla mortificazione di se stessi è esposta dalla concentrazione. La coltivazione della via di mezzo è esposta dalla conoscenza.

12.
Allo stesso modo gli strumenti per superare gli stati dannosi sono esposti dalla virtù; gli strumenti per superare l’elemento dei desideri sensuali, dalla concentrazione; e gli strumenti per superare ogni divenire, dalla conoscenza.
L’abbandono degli influssi impuri con la sostituzione dei contrari è esposto dalla virtù; l’eliminazione degli stessi è esposta dalla concentrazione; e la completa distruzione degli stessi è esposta dalla conoscenza.

13.
Allo stesso modo la prevenzione dalla colpa degli influssi impuri è esposta dalla virtù; la prevenzione dall’ossessione (dagli influssi impuri) è esposta dalla concentrazione; la prevenzione dalle inerenti inclinazioni è esposta dalla conoscenza.
La purificazione dall’impurità della cattiva condotta è esposta dalla virtù; la purificazione dall’impurità della brama, dalla concentrazione; e la purificazione dall’impurità di false teorie o visioni, dalla conoscenza.

14.
[6] Allo stesso modo il movente per gli stati di “entrare-nella-corrente” e del “ritornare-una-sola-volta” è esposta dalla virtù; lo stato di “non-ritorno”, dalla concentrazione; e lo stato di Arahat dalla conoscenza. Perciò chi è “entrato-nella-corrente” è detto “compiuto in ogni virtù”; lo stesso chi “ritorna-una-sola-volta”. Ma chi “non-ritorna” è detto “compiuto nella concentrazione”. E l’Arahat è detto “compiuto nella conoscenza”.

15.
Quindi, finora, sono state esposte queste nove ed altre qualità particolari come le triadi, e cioè, le tre pratiche, la cultura del bene in tre vie, la necessaria condizione per la triplice chiara visione, ecc., l’evitare i due estremi e la coltivazione della via di mezzo, gli strumenti per superare gli stati dannosi, l’abbandonare gli influssi impuri in tre modi, la prevenzione dalla colpa, ecc., la purificazione dai tre tipi di influssi impuri e il movente per gli stati di “entrare-nella-corrente” e così via.


The Path of Purification (Visuddhimagga) di Bhadantacariya Buddhaghosa. Tradotto in Inglese dalla versione Pâli da Bhikkhu Nanamoli
© Buddhist Publication Society – All right reserved
Traduzione in italiano a cura di Enzo Alfano.