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D 34: Mahāsamaya-sūtra – La Grande Assemblea

[I deva] recitarono versi separatamente.

Poi quei deva pensarono: “L’uomo potente, dopo aver piegato il braccio, lo stende; dopo averlo steso, lo piega”. Allo stesso modo, i deva delle dimore pure scomparvero e riapparvero al cospetto del Beato.

Quindi quei deva, dopo aver salutato il Beato, si accostarono e stettero da un lato. Stando da un lato, quei deva recitarono questi versi al cospetto del Beato:

“In questo bosco della Grande Assemblea
si sono radunate schiere di dèi.
Siamo venuti per questo Dharma:
osserviamo l’invincibile assemblea dei monaci.”

Poi altri deva recitarono questi versi al cospetto del Beato:

“I monaci hanno domato le loro menti,
hanno raddrizzato la propria mente;
come un auriga trattiene [i cavalli] rettamente,
così il saggio custodisce le facoltà.”

Poi altri deva recitarono questi versi al cospetto del Beato:

“Avendo reciso i legami della vita domestica,
la mente si muove attraverso le facoltà;
puri e immacolati procedono,
come un nobile elefante domato.”

Poi altri deva recitarono questi versi al cospetto del Beato:

“Chi prende rifugio nel Buddha
non avrà mai una cattiva rinascita;
dopo aver abbandonato il corpo umano,
perfezionerà un corpo celeste.”

Quindi il Beato chiamò i monaci e disse: “Monaci, i deva dei dieci sistemi mondani si sono radunati per vedere il Tathāgata insieme all’assemblea dei monaci. Monaci, allo stesso modo in cui in passato quei perfetti Buddha Beati, gli Arhat, [furono onorati] da assemblee di deva, così ora [io] dico: ‘Monaci, bisogna proclamare i nomi delle schiere di dèi. Monaci, [vi è] la schiera di dèi chiamata ‘Coloro che rendono perfettamente manifesto’, e monaci, [vi è] la schiera di dèi chiamata ‘Coloro che insegnano’. Ascoltate bene e tenete a mente ciò che io spiegherò'”.

Così quei monaci chiesero distintamente al venerabile Beato, e il Beato così parlò, recitando i versi distintamente:

“Dove si vede la superficie terrestre,
[ovunque] risieda in caverne di monti,
là si stabilisce l’equanimità,
come un leone intrepido sulla terra.

Neppure un pelo si agita,
la mente è pura e luminosa,
come l’acqua limpida e tranquilla,
ben conoscendo i cinquecento,
i molti luoghi del bosco di Magadha.

Poi il maestro chiamò i monaci,
i discepoli che gioiscono nell’insegnamento.
Le schiere di dèi sono giunte:
i monaci devono sapere questo.

Non affliggendo il corpo,
con l’ascoltare l’insegnamento del Buddha,
costoro diverranno chiari nella conoscenza,
vedranno gli esseri non umani.

Chiunque veda cento,
e veda settanta migliaia,
cento e mille e una,
vedrà gli esseri non umani.

Chiunque veda l’infinito,
vedrà riempirsi tutte le direzioni.
Costoro, dopo aver compreso,
dopo aver indagato con l’occhio [saggio],

perciò il maestro chiama:
i discepoli che gioiscono nell’insegnamento,
le schiere di dèi sono giunte:
i monaci devono sapere questo.

A chi deve essere da me insegnato,
ascolti in successione:
Settemila yakṣa
dimoranti nella terra di Magadha,

dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Seimila yakṣa dell’Himālaya,
dai corpi dai molti colori,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

I cinquecento [seguaci] di Mitra dai molti aspetti,
yakṣa dai corpi dai molti colori,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Lo yakṣa del regno, il makara,
dimora sul monte Pṛthu,
potente, circondato da un seguito
di centomila yakṣa.
Lo yakṣa del regno, il makara,
[pacifico], nel bosco dei monaci.

Il re della direzione orientale,
di nome Dhṛtarāṣṭra,
signore dei gandharva,
grande re dalla chiara fama.

I suoi molti figli,
noti con un unico nome,
chiamati Indra, dalla grande forza,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Anche il re della direzione meridionale,
di nome Virūḍhaka,
signore dei kumbhāṇḍa,
grande re dalla chiara fama.

I suoi molti figli,
noti con un unico nome,
chiamati Indra, dalla grande forza,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Il re della direzione occidentale,
noto con il nome di Virūpākṣa,
signore dei nāga,
grande re dalla chiara fama.

I suoi molti figli,
noti con un unico nome,
chiamati Indra, dotati di forza,
dotati di potere magico e di forza,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Il re della direzione settentrionale,
noto con il nome di Vaiśravaṇa,
signore degli yakṣa,
grande re dalla chiara fama.

I suoi molti figli,
noti con un unico nome,
chiamati Indra, dalla grande forza,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

A est, Dhṛtarāṣṭra;
a sud, Virūḍhaka;
a ovest, Virūpākṣa;
a nord, Vaiśravaṇa.

Essi, i quattro grandi re,
dimorano in tutte le quattro direzioni.
Stando qui con splendore fiammeggiante,
nel bosco di Magadha.

Essi [giunsero] con illusioni e giochi,
i cortigiani dimoranti celesti:
Māyā, Kūṭeṇya, Vaiḍaṇu,
Vīryacchavīryaḍo,

Candana, Kāmottama,
Grīva, Supratīrśa,
Senānī, Sāgara,
l’auriga nato divino,

Gandharva di varia specie e capo,
Migyāl, Gyälwai Kyuchok,
e altresì i cinque Śikhāṇḍin,
Ghermā e Āditya,

e gli altri re con loro,
i re insieme ai gandharva,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Poi ancora i nāga celesti,
dimoranti insieme a Vaiśālī,
con la suprema [montagna] Labrta,
con Prabhūta e Bandhu,

Yamuna e Dhṛtarāṣṭra,
i fratelli dei nāga e Yaśasvin,
Kṣemankara, i grandi elefanti,
anch’essi nel bosco sacro.

Chiunque [è] il re dei nāga Āśugrāhin,
[con] dèi, uccelli e l’occhio perfettamente puro,
giunto dal cielo a quel bosco,
il suo nome è Citrapatraka.

L’intrepido dāna, il re dei nāga,
poiché [garuḍa] Khagendra ha compreso la pazienza,
senza conflitto reciproco,
nāga e garuḍa prendono rifugio nel Buddha.

Vajrahasta è vittorioso,
gli asura dimorano nell’oceano,
i parenti di coloro, la loro dimora,
dotati di splendore e fama,

il nero, l’occhio-medico, dotato di terrore,
gli asura adirati,
Vastra e Vastrarāśi,
Kṣamābhibhū insieme a Namuci,

gli otto figli di Bala,
tutti dal nome Vairocana,
la schiera di Bala con le armature,
Svarbhānu il saggio precede.
Quel venerabile, dopo essersi radunato,
[pacifico], nel bosco dei monaci.

Deva delle acque e [deva] limpidi,
e anche il fuoco e il vento sono giunti là.
I deva dell’acqua e i deva dell’acqua,
Candra e Yaśasvin,
Maitreya e Karuṇādhāra,
il deva Yaśasvin innanzi.

Le assemblee dei dieci sistemi mondani,
tutti dai corpi dai molti colori,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Insieme al deva Viṣṇu,
giunti differenti, diversi,
i deva del seguito di Candra,
con Purohita e il suo seguito,

e i deva del seguito di Sūrya,
con Purohita e il suo seguito,
e anche con il seguito delle costellazioni,
Purohita e Haka,

Bhūmi e il signore della terra,
Śakra e Purandara,
con le assemblee dei dieci sistemi mondani,
tutti dai corpi dai molti colori,

dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Poi i deva servitori,
come la cima dell’acqua e del fuoco,
Ghoṣa e Prabhākara,
e anche Puṣpaka di Umā,

con i deva dell’acqua e Dharma,
Acyuta e molti,
Bhadra, Cāru e Purohita,
Purohita, Ṣaṇḍa e molti,

con le assemblee dei dieci sistemi mondani,
tutti dai corpi dai molti colori,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

L’Assemblea e la Grande Assemblea,
uomini e supremi tra gli uomini,
innanzi, il rango dei Lila,
Varama e il culmine del rango,

poi i deva degni di offerta,
chiunque vestito di rosso,
Parama e Paramaṣeṇa,
dimoranti al cospetto del deva Kīrtimant,

con le assemblee dei dieci sistemi mondani,
tutti dai corpi dai molti colori,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Bianco, Uṣṇa, Rosso,
con l’impeto intenso del blu,
Dhāraṇa e gli altri,
i deva sapienti innanzi.

Sempre, elefanti che si inseguono,
Saṃsikta dotato di fama,
Prajjunna e Purohita,
chiunque [è] Diśāṃcāru,

con le assemblee dei dieci sistemi mondani,
tutti dai corpi dai molti colori,
dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

[I deva di] Tuṣita, Yama,
Yaśasvin, Drumavant,
Nandana e il capo,
Prabha e Saṃkalpa,

Nirmāṇarati innanzi,
e poi Paranirmitavaśavartin innanzi,
con le assemblee dei dieci sistemi mondani,
tutti dai corpi dai molti colori,

dotati di potere magico e splendenti,
provvisti di colore e fama,
sono giunti qui per discutere il Dharma:
pacifici, nel bosco dei monaci.

Le sei schiere di vario genere,
tutti dai corpi dai molti colori,
con il nome Yaśasvin innanzi,
insieme a [quelli] simili ad altre dimore,

proclamando tutti i lignaggi,
le schiere prive di contaminazione
che hanno oltrepassato la riva opposta,
osservando le schiere di elefanti,

Candra dotato dei tre sorrisi,
la suprema conquista di Brahmā,
e i figli dotati di potere magico,
e i suoi giovani gioiosi,
costoro, pacifici, nel bosco.

Nel Brahmāloka vuoto,
dimora il vicino Mahābrahmā.
[I deva] Ābhāsvara,
e dai corpi dai molti colori e famosi,

i dieci Maheśvara innanzi,
e i Vaśavartin uno per uno,
e il loro centro e innanzi,
e le schiere di Śacī con il suo seguito.

Tutti costoro, dopo essere giunti,
[anche] Indra e gli dèi insieme a Brahmā sono giunti.
Le schiere di Māra, dopo essere giunte,
osservarono la mente di Gautama:

‘Afferratelo, legatelo!’, dissero,
legati dall’attaccamento come un elefante.
Circondati dal seguito,
non v’è alcun vuoto in alcuna direzione.

Ma a costui, grande beatitudine,
non possono nuocere alla comunità di Gautama.
Battendo le mani,
emettendo grida di terrore,

come il vento [disperde] le nubi
insieme all’oscurità e al lampo,
immediatamente liberi dalla paura,
dimorano senza pensiero ostile.”

Tutti quei deva e Brahmā, dopo aver salutato il Beato e averlo riverito, disparvero proprio lì. Anche quelle schiere di Māra se ne andarono in silenzio.

Il maestro chiamò i discepoli che gioiscono nell’insegnamento: “Costoro, che rendono senza paura, nell’insegnamento del puro Buddha, privi di paura e di desiderio, neppure un loro pelo si agita. Vittoriosi su ogni esercito, superata la paura, colmi di fama, proclamano insieme ai deva: i discepoli risiedono là.”

Così parlò il Beato. Quei monaci esultarono alle parole del Beato.

Fine del Sūtra della Grande Assemblea.

Tradotto e revisionato, nella grande dimora monastica di Pal Tharpa Ling, dimora di coloro che parlano le due lingue, dal grande traduttore, monaco buddhista Nyima Gyaltsen Pal Zangpo, discepolo dello Śākyamuni, che ha vasta erudizione, sotto la guida del grande paṇḍita Ānandaśrī.

Che egli diventi come il sole e la luna sulla terra!

Testo Degé Kangyur proveniente dalla biblioteca tibetana e himalayana. Tradotto in italiano dal tibetano con l’IA.

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