[… si accostarono e] stettero da un lato. Alcuni, dopo aver chiesto al Beato della loro salute, chiedendo se stessero bene e fossero forti, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni, dopo aver salutato il Beato a mani giunte, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni, dopo aver declinato il loro nome e la loro stirpe, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni, in silenzio, si accostarono e stettero da un lato.
Allora il grande re Vaiśravaṇa, stando da un lato, così si rivolse al Beato: “Venerabile, vi sono alcuni yakṣa malevoli che non hanno fede nel Beato, e vi sono yakṣa malevoli che hanno fede nel Beato. Vi sono yakṣa di medio rango che non hanno fede nel Beato, e yakṣa di medio rango che hanno fede nel Beato. Vi sono yakṣa di rango inferiore che non hanno fede nel Beato, e yakṣa di rango inferiore che hanno fede nel Beato.
Quale è la causa, signore, per cui alcuni yakṣa non hanno fede nel Beato? Il Beato insegna il Dharma per astenersi dall’uccidere, per astenersi dal prendere ciò che non è dato, per astenersi dalla cattiva condotta sessuale, per astenersi dalla menzogna, per astenersi dal bere bevande fermentate che causano disattenzione. A quegli yakṣa non piace astenersi dall’uccidere… non piace astenersi dal bere bevande fermentate. Essi provano dispiacere e non desiderano [astenersi].
I discepoli del Beato, tutti quanti, intraprendono la via delle foreste e delle dimore isolate, dove dimorano stando seduti o coricati, in luoghi silenziosi e privi di rumori, in solitudine, senza vessazioni da parte di gruppi. Ciascun asceta dimora in armonia. In quei luoghi risiedono yakṣa malevoli. Affinché coloro che non hanno fede nella parola del Beato possano acquistare fede, [io] chiedo istruzione al Beato: possa il Palazzo di Āṭānāṭa offrire protezione, occultamento, libertà da offese e una dimora felice e agiata per i monaci, le monache, i laici e le laiche devote.”
Il Beato rimase in silenzio, acconsentendo. Allora il grande re Vaiśravaṇa, compreso l’assenso del Beato, in quel momento così recitò: “Possa il Palazzo di Āṭānāṭa proteggere!”
Invocazione dei Buddha e dei Saggi:
“Omaggio a Vipaśyin, dotato di splendore e dall’occhio [saggio]!
Omaggio anche a Śikhin, che ha compassione per gli esseri e reca il [ciuffo] sull’apice del capo!
Omaggio a Viśvabhū, che protegge tutti, compassionevole verso gli indifesi!
Omaggio a Krakucchanda, che distrugge le schiere di Māra e mette fine al saṃsāra!
Omaggio a Kanakamuni, il bramano colmo di splendore!
Omaggio a Kāśyapa, che ha liberato gli esseri!
Omaggio al glorioso figlio degli Śākya, discendente della stirpe solare!
Colui che ha insegnato il Dharma liberando da ogni sofferenza,
Colui che è divenuto il Saggio del mondo, che vede le cose come sono,
Verso costoro non vi è calunnia; sono la grande assenza di timore.
Colui che onora Gautama, benefattore di dèi e umani,
Dotato di conoscenza e di condotta, è la grande assenza di timore.
Il grande disco solare, dove sorge e tramonta:
Là dove il sole è tramontato, là è notte;
Là dove il sole è sorto, là si dice giorno.
L’essenza dell’acqua dell’oceano profondo è eccellente;
Così coloro che là sono nati sono come l’essenza dell’acqua dell’oceano.
Invocazione dei Guardiani dei Quattro Punti Cardinali:
Ora, qui, alle genti della direzione orientale si dice così:
Il grande re di chiara fama, colui che protegge completamente quella direzione,
È il signore dei gandharva, di nome Dhṛtarāṣṭra.
Egli si diletta con il suo seguito di gandharva attraverso canti e danze.
I suoi molti figli, noti con un unico nome,
Sono chiamati Indra, potenti e forti; essi sono novantuno.
Anch’egli, avendo visto il Buddha, il Buddha parente del Sole,
Da lontano rende omaggio alla grande [entità] libera dalla paura.
‘Omaggio a te, saggio uomo! Omaggio a te, uomo eccelso!
Omaggio a te, che sempre parli di virtù!
Omaggio a te, esseri non umani! Sempre ascoltate questo!’
Perciò così si dice: ‘Rendi omaggio al Vittorioso Gautama!
Rendo omaggio al Vittorioso Gautama!
Al Buddha Gautama, dotato di conoscenza e condotta, io rendo omaggio!’
[Vi è anche] colui che si nutre di offerte ai preta, colui che ha la carne sul dorso [e diffonde] calunnie,
Attaccato all’uccisione di esseri viventi, colui che distrugge tutti gli esseri.
Ora, qui, alle genti che dimorano nella direzione meridionale si dice così:
Il grande re di chiara fama, colui che protegge completamente quella dimora,
È il signore dei kumbhāṇḍa, di nome Virūḍhaka.
Egli si diletta con il suo seguito di kumbhāṇḍa attraverso canti e danze.
I suoi molti figli, noti con un unico nome,
Sono chiamati Indra, potenti e forti; essi sono novantuno.
Anch’egli, avendo visto il Buddha, il Buddha discendente della stirpe solare,
Da lontano rende omaggio alla grande [entità] libera dalla paura.
‘Omaggio a te, saggio uomo! Omaggio a te, uomo eccelso!…’
[…]
Ora, qui, alle genti della direzione occidentale si dice così:
Il grande re di chiara fama, colui che protegge completamente quella direzione,
È il signore dei nāga, di nome Virūpākṣa.
Egli si diletta con il suo seguito di nāga attraverso canti e danze.
I suoi molti figli, noti con un unico nome,
Sono chiamati Indra, potenti e forti; essi sono novantuno.
Anch’egli, avendo visto il Buddha, il Buddha parente del Sole,
Da lontano rende omaggio alla grande [entità] libera dalla paura.
‘Omaggio a te, saggio uomo! Omaggio a te, uomo eccelso!…’
[…]
Ora, riguardo alla direzione settentrionale:
Coloro che sono nati là, nel luogo chiamato ‘Dalla fama sgradevole’ (Kuru),
Il Monte Sumeru, bello a vedersi, il Monte Grdhrakūṭa,
Gli uomini nati là non hanno alcun concetto di ‘mio’ né possesso.
Costoro non seminano semi, né praticano l’aratura;
Il raccolto matura senza sforzo e gli uomini ne fanno uso.
[Risuona il nome:] ‘Senza fratelli, non pestato, molto puro,
Fragrante, il riso è provvisto di chicchi.’
Cuociono il riso e lo consumano dopo averlo preparato.
Dopo aver cavalcato un bue con un unico zoccolo, si recano in varie contrade e regioni;
Dopo aver cavalcato un bovino con un unico piede, si recano in varie contrade e regioni;
Dopo aver cavalcato una cavalcatura femminile, vanno in varie contrade e regioni;
Dopo aver cavalcato una cavalcatura maschile, si recano in varie contrade e regioni;
Dopo aver cavalcato una cavalcatura di giovane donna, vanno in varie contrade e regioni;
Dopo aver cavalcato una cavalcatura di giovane uomo, si recano in varie contrade e regioni;
Dopo essere saliti su tali cavalcature, si recano in tutte le direzioni.
Non vi è differenza riguardo al re principale [che le governa].
Avendo a disposizione cavalcature di elefanti, cavalcature di cavalli, divine cavalcature,
Possedendo eccelse dimore e carri, [ecco] il grande re dalla chiara fama.
Anche la sua città ben fondata, ‘Immacolata’, sorge nello spazio,
Āṭānāṭa, la città di Kuśa, l’opposta città di Kuśa,
La città di Nāṭā, e l’opposta città di Kuśita.
Nel nord tutto è esteso, risiedono molte moltitudini di esseri.
Novantanove città celesti [circondano] il palazzo reale di Āṭānāṭa.
Ancora: il grande veggente, il grande re Vaiśravaṇa,
La residenza del grande re chiamata ‘Colui che possiede i cocci’.
Perciò si dice ‘Grande re Vaiśravaṇa e Vaiśravaṇa’.
Ciascuno [è] estremamente manifesto e pacifico; là, quel tale e quel tale, lo splendore e la gloria di quello,
Eroe e dotato di forza: questo è il nome del re dotato di forza.
Anche la terra è colma di essenza. In quella dimora le nubi fanno piovere.
Là vi è lo stagno chiamato Bhagalavatī, dove dimora l’assemblea degli yakṣa.
Là vi sono sempre frutti degli alberi; insieme vi dimorano uccelli di varie specie.
Pavoni e gru producono suoni; i cuculi dimorano emettendo cinguettii.
I śārī e i dauśyaka emettono versi;
E inoltre i śyāma e i vānara, uccelli della foresta, dimorano negli stagni del bosco.
I pappagalli e i cakora emettono quei suoni;
I daṇḍamānaka, uccelli bianchi, sempre abbelliscono [il luogo];
Lo stagno del re Vaiśravaṇa è sempre bello.
Questa è la regione della direzione settentrionale; così si dice alle genti:
Il grande re di chiara fama, colui che protegge completamente quella direzione,
È il signore degli yakṣa, di nome Vaiśravaṇa.
Egli si diletta con il suo seguito di yakṣa attraverso canti e danze.
I suoi molti figli, noti con un unico nome,
Sono chiamati Indra, potenti e forti; essi sono novantuno.
Anch’egli, avendo visto il Buddha, il Buddha parente del Sole,
Da lontano rende omaggio alla grande [entità] libera dalla paura.
‘Omaggio a te, saggio uomo! Omaggio a te, uomo eccelso!
Omaggio a te, che sempre parli di virtù!
Omaggio a voi, esseri non umani! Sempre ascoltate questo!’
Perciò così si dice: ‘Rendi omaggio al Vittorioso Gautama!
Rendo omaggio al Vittorioso Gautama!
Al Buddha Gautama, dotato di conoscenza e condotta, io rendo omaggio!’
Qui, il grande veggente, insieme al Palazzo di Āṭānāṭa, protegga! Conceda protezione, occultamento, libertà da offese e una dimora felice e agiata per i monaci, le monache, i laici e le laiche devote.
Quei grandi veggenti, insieme ai monaci, insieme alle monache, insieme ai laici, insieme alle laiche devote, qui, con il Palazzo di Āṭānāṭa, abbraccino completamente ogni protezione e perfezione! Anche quelli sono esseri non umani.
Se qualche yakṣa o yakṣī, figlio o figlia di yakṣa, grande ministro di yakṣa, seguito di yakṣa, servitore di yakṣa; gandharva o gandharvī, figlio o figlia di gandharva, grande ministro di gandharva, seguito di gandharva, servitore di gandharva; kumbhāṇḍa o kumbhāṇḍī, figlio o figlia di kumbhāṇḍa, grande ministro di kumbhāṇḍa, seguito di kumbhāṇḍa, servitore di kumbhāṇḍa; nāga o nāgī, figlio o figlia di nāga, grande ministro di nāga, seguito di nāga, servitore di nāga, con mente ostile, [un monaco o una monaca, un laico o una laica devota] segue, insegue, con loro si siede, soggiorna, giace insieme, costoro sono chiamati ‘i grandi veggenti non umani’.
Non è che i grandi veggenti non umani ottengano [tali] villaggi, città, onori, rispetto. Non esiste fondamento né dimora per il cosiddetto ‘palazzo reale di Āṭānāṭa’. I grandi veggenti non umani non ottengono neppure di dimorare insieme agli yakṣa. Si deve inoltre obbedire al comando dei grandi veggenti non umani. Inoltre, i grandi veggenti non umani [possono] realizzare il proprio beneficio, denigrare e contestare l’avversario; e, inoltre, pongono sul capo dei grandi veggenti non umani una ciotola rovente; e, inoltre, i grandi veggenti non umani fanno a pezzi [il loro] capo in sette parti.
I grandi veggenti non umani sono furiosi, violenti, adirati. Essi così riferiscono al grande re: se non possono riferire al grande re, riferiscono al [suo] uomo; se non possono riferire all’uomo del re, riferiscono agli uomini di rango inferiore a lui. Quei grandi veggenti non umani sono coloro che proferiscono ostilità al grande re.
Proprio come, quando nel regno di Magadha si verifica un furto, subito se ne riferisce al re; se non si può riferire al re, se ne riferisce al ministro del re; se non si può riferire al ministro, si riferisce agli ufficiali a lui inferiori; e quei grandi veggenti riferiscono che il re di Magadha è danneggiato dai ladri.
Esistono esseri non umani di questo tipo, che sono furiosi, violenti, adirati. Immediatamente riferiscono ai grandi re. Se non possono riferire ai grandi re, riferiscono ai ministri dei re. Se non possono riferire ai ministri, riferiscono agli ufficiali a loro inferiori. Quei grandi veggenti non umani sono coloro che proferiscono ostilità ai grandi re.
Qualunque grande veggente non umano, sia yakṣa o yakṣī… gandharva… kumbhāṇḍa… nāga… che con mente ostile segua, insegua, si sieda, soggiorni, giaccia insieme a monaci, monache, laici o laiche devote, costoro rivolgono suppliche, gridano, urlano ai grandi yakṣa, ai capi, ai grandi capi: ‘Questo yakṣa si è impadronito [di qualcuno], questo yakṣa ruba la vita, questo yakṣa offende, questo yakṣa molesta, questo yakṣa danneggia, questo yakṣa tormenta gravemente, questo yakṣa non lascia andare!’
Quali sono quei grandi yakṣa, grandi capi, capi? [Essi sono:] Indra, Soma, Varuṇa, Bhāradvāja, signore degli esseri, Candana, Kāmottama, Grīva, Supratīrśa, Senānī, Sāgara, signore degli esseri, divino auriga, Gandharva di varia specie e capo, Migyāl, Gyālwai Kyuchok, e similmente Ri, Gangchen, Gangwa, Mindruk, Phuk, Tsewa, Tangzang, [e ancora] Mitra, Yajña, Sthavara, Dhāraṇī, Sa-kyong, Rabtu Tokpa, Ngotsa, Mik, Khangpa, Ngalen, Tummo, Ālavaka, Siddhi, Yizang, Zinzang, Zhodong, Norbu, Norbu Chö, e insieme a Maheśvara.
Costoro rivolgono suppliche, gridano, urlano a questi yakṣa, grandi yakṣa, capi e grandi capi: ‘Questo yakṣa si è impadronito, questo yakṣa ruba la vita, questo yakṣa offende, questo yakṣa molesta, questo yakṣa danneggia, questo yakṣa tormenta gravemente, questo yakṣa non lascia andare!’
Con questo [incantesimo] del grande veggente, il Palazzo di Āṭānāṭa dia protezione! Conceda protezione, occultamento, libertà da colpe e una dimora felice e agiata per i monaci, le monache, i laici e le laiche devote. Ora noi, grandi veggenti, ce ne andiamo. Molte sono le nostre incombenze, molte le nostre occupazioni.”
Il Beato disse: “Grandi re, ora potete andare.”
Allora i quattro grandi re, alzatisi, dopo aver salutato il Beato e averlo riverito, disparvero da lì. Anche quegli yakṣa, alzatisi, dopo aver salutato il Beato e averlo riverito, disparvero proprio lì. Alcuni, dopo aver chiesto al Beato della sua salute, chiedendo se stesse bene e fosse forte, disparvero proprio lì. Alcuni, dopo aver salutato il Beato con le mani giunte rivolte verso di lui, disparvero proprio lì. Alcuni, dopo aver declinato il nome e la stirpe, disparvero proprio lì. Alcuni, rimasti in silenzio, disparvero proprio lì.
Fine del primo capitolo eccellente del Sūtra del Palazzo di Āṭānāṭa.
Poi, trascorsa quella notte, il Beato chiamò i monaci e disse: “Monaci, questa notte i quattro grandi re, insieme a numerose schiere di yakṣa, numerose schiere di gandharva, numerose schiere di kumbhāṇḍa, numerose schiere di nāga, proteggendo le quattro direzioni, hanno dimorato [qui]. Hanno dimorato vegliando sulle quattro direzioni. Hanno dimorato custodendo le quattro direzioni. Durante la notte, giunsero manifestando [l’aspetto di] un’immensa montagna fatta di carcasse di avvoltoi dai molteplici colori, si avvicinarono al luogo dove si trovava il Beato e, dopo avermi salutato, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni yakṣa, dopo avermi salutato, stettero da un lato. Alcuni, dopo avermi chiesto della salute, chiedendo se stessi bene e fossi forte, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni, dopo avermi salutato con le mani giunte, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni, dopo aver declinato il nome e la stirpe, si accostarono e stettero da un lato. Alcuni, in silenzio, si accostarono e stettero da un lato.
Monaci, stando da un lato, il grande re Vaiśravaṇa mi disse: ‘Venerato signore, vi sono alcuni yakṣa malevoli che non hanno fede nel Beato… [segue la ripetizione del racconto notturno] … per i monaci, le monache, i laici e le laiche devote’. Io, monaci, diedi il mio assenso in silenzio.
Allora il grande re Vaiśravaṇa, saputo il mio assenso, in quel momento così recitò: ‘Possa il Palazzo di Āṭānāṭa dare protezione! Omaggio a Vipaśyin… [recita nuovamente l’intera invocazione e le formule di protezione] … Con questo [incantesimo] del grande veggente, il Palazzo di Āṭānāṭa protegga! Conceda protezione, occultamento, libertà da colpe e una dimora felice e agiata per i monaci, le monache, i laici e le laiche devote.’
Monaci, apprendete bene l’incantesimo di protezione del Palazzo di Āṭānāṭa, perfezionatelo, tenetelo a mente. Monaci, recitatelo rettamente. Monaci, fatelo con uno scopo. [Esso] concederà protezione, occultamento, libertà da colpe e una dimora felice e agiata per i monaci, le monache, i laici e le laiche devote.”
Così parlò il Beato. Quei monaci esultarono alle parole del Beato.
Fine del secondo capitolo eccellente, il Sūtra del Palazzo di Āṭānāṭa.
Tradotto e revisionato, nella grande dimora monastica di Pal Tharpa Ling, dimora di coloro che parlano le due lingue, dal grande traduttore, monaco buddhista Nyima Gyaltsen Pal Zangpo, discepolo dello Śākyamuni, che ha vasta erudizione, sotto la guida del grande paṇḍita Ānandaśrī.
Che egli diventi come il sole e la luna sulla terra!
Testo Degé Kangyur proveniente dalla biblioteca tibetana e himalayana. Tradotto in italiano dal tibetano con l’IA.
Sezione: Altri Sutta