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D 313: Ārya-bhadrakarātrī-nāma-sūtra – Una Notte Benigna

Omaggio a tutti i Buddha e ai Bodhisattva.

Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Rājagṛha, nel bosco di Venuvana, nel recinto dei Kalandaka. In quel tempo un monaco sedeva sulla riva del fiume Tapodā di Rājagṛha.

Allora una divinità dal meraviglioso splendore, nella notte, giunse in quel luogo dove si trovava il monaco. Appena arrivata, illuminò ampiamente tutta la riva del fiume Tapodā e si rivolse al monaco con queste parole: “Monaco, conosci il Sūtra della Notte Benigna?”

Questi rispose: “Deva, io non ho cercato il Sūtra della Notte Benigna. Tu, deva, conosci o non conosci il Sūtra della Notte Benigna?”

E quello rispose: “Monaco, neanch’io conosco il Sūtra della Notte Benigna.”

“Deva, allora chi ora cerca il Sūtra della Notte Benigna?”

Rispose: “In questo bosco di Venuvana di Rājagṛha, nel recinto dei Kalandaka, soggiorna il Beato. Recati dal Beato, chiedi a lui, e come il Beato ti spiegherà, così accogli e applica con diligenza.” Detto ciò, quella divinità scomparve all’istante.

Allora il monaco, all’alba si recò dal Beato. Giunto, si prostrò ai piedi del Beato e si sedette ad un lato. Sedutosi, disse al Beato:

“Venerabile, per mia negligenza e stoltezza, una divinità dal meraviglioso splendore è da me venuta. Illuminando tutta la riva del fiume Tapodā, mi chiese: ‘Monaco, conosci il Sūtra della Notte Benigna?’. Io risposi: ‘Deva, non ho cercato il Sūtra della Notte Benigna. Tu, deva, conosci o non conosci il Sūtra della Notte Benigna?’. Egli rispose: ‘Monaco, neanch’io conosco il Sūtra della Notte Benigna’. ‘Deva, allora chi ora cerca il Sūtra della Notte Benigna?’. Disse: ‘In questo bosco di Venuvana di Rājagṛha, nel recinto dei Kalandaka, soggiorna il Beato. Recati dal Beato, chiedi a lui, e come il Beato ti spiegherà, così accogli e applica con diligenza’. Detto ciò, quella divinità scomparve all’istante. Venerabile, in proposito ti chiedo spiegazioni”.

Il Beato rispose: “Monaco, conosci quella divinità?”

Il monaco disse: “Venerabile, non conosco quella divinità.”

Il Beato disse: “Monaco, quella divinità è il capo dei trentatré deva, di nome Candana.”

Il monaco disse: “Venerabile, desidero ascoltare il Sūtra della Notte Benigna.”

Il Beato disse: “Monaco, ascolta bene, applica con attenzione, e io ti parlerò. Monaco, un monaco che possiede tre qualità è detto ‘colui che dimora nel Sūtra della Notte Benigna’. Quali tre? Ecco: non insegue il passato, non spera nel futuro, e dimora senza essere scosso dai fenomeni presenti. Dotato di queste tre qualità, il monaco è detto ‘colui che dimora nel Sūtra della Notte Benigna’”.

Il Beato così parlò. Dopo che il Sugata ebbe detto questo, il Maestro aggiunse:

Non inseguire ciò che è passato,
Non sperare in ciò che non è ancora venuto.
Ciò che è passato è stato abbandonato,
Il futuro non è ancora giunto.

E quei fenomeni che sono ora presenti,
Osservandoli uno per uno,
Non lasciarti trascinare;
Comprendili tutti pienamente.

Con fermezza, già oggi stesso occorre agire:
Chi mai sa se la morte arriverà domani?
Non è vero che possiamo fare amicizia
Con il grande esercito del Signore della Morte.

Colui che dimora così, instancabile
Giorno e notte in vigile impegno,
È chiamato dal Saggio ‘colui che ha una notte benigna’.

Allora il Beato, per aver cura di tutti gli esseri, dopo aver insegnato questo Sūtra della Notte Benigna, pronunciò queste formule magiche (dhāraṇī) che liberano dalla rinascita:

Tadyathā: vinī bharadi, virīni, virani, buddha mahāratānadhe, mahiniminani, nininini, virati, gauri, gandhari, candali, matangi, pukasi, brahmani, dramidi, dramidi, śābadi, sadālambhe, hināmatyama udtarani, maholana, dalābhani, dalābhadre, mahādalāni, calāni, uṣecakrabhaki, mahācakrabhaki, śabari, śabari, mahāśabari, bhatsidgini, bhutsiringgina, nimininggini, nimindharibhutani svāhā.

Tadyathā: etu tutu, naturmirṇi, kerni iṅku, sudatari calala, narta, narmalulu, galulu, avatranone, śokanira, bharadhasale, tarketaredhātu, noddu, talalālu, vatabhāti, yabhātiye svāhā.

Tadyathā: arakāte, narakāte, bṛmsuk, vayaiye, kapotakapayaiye tabhotane svāhā.

Monaco, se qualche figlio o figlia di nobile famiglia, avendo cura di tutti gli esseri, raccoglierà, ricorderà, leggerà, studierà, farà comprendere ampiamente ad altri il significato, le parole, le strofe e le basi dei mantra di questo Sūtra della Notte Benigna, allora il suo corpo non sarà toccato dal fuoco, non sarà toccato dal veleno; né per ordine del re, né per armi di ladri, né per morte prematura, e certamente si avvicinerà al nirvāṇa.

Ovunque si rinascerà,
Se si recita il Sūtra della Notte Benigna,
Si ricorderanno le esistenze, si diventerà arhat,
E certamente si sarà potenti.

In tutti i luoghi, in un solo momento,
Senza morte prematura né interruzione,
Senza che io sia causa per me stesso,
Non ci sarà morte prematura né condizioni avverse.

Proteggendo e rimuovendo tutti gli esseri,
Malattia, sofferenza, paura e ansia,
Incubi e infelicità, si realizzano
La gloria e la prosperità.

Se si scrive e si porta sul corpo,
In un uomo o in una donna,
Si otterranno bellezza, splendore
E anche quella prosperità.

Qualunque non virtù compiuta
Con corpo, parola e mente,
Tutta viene protetta dalla morte prematura
Grazie al Sūtra della Notte Benigna.

Dai re, dall’acqua, dal fuoco, dai fulmini,
Da malattie, nemici,
Anche in battaglie e conflitti,
Ricordando la Notte Benigna si è protetti.

Queste sagge conoscenze,
Se si recitano sempre queste formule magiche,
Le persone non vengono danneggiate, in ogni tempo,
Perciò queste vanno ricordate con la mente.

Omaggio ai Tathāgata Arhat Perfettamente Illuminati del passato, del futuro e del presente. Dopo aver reso omaggio, vanno recitate queste formule magiche. Possa questo mantra arricchirmi.
Tadyathā: niminimindhare, timitiminggali, trailoka avalokani, triśūladharaṇi, akuphini, krimīkriti, kilikili, kudto kudto, kudto kudsi, kurtikupiti.
Proteggimi e proteggi tutti gli esseri insieme al vajra da tutte le paure, da tutte le malattie, da tutti i veleni, da tutte le epidemie, da tutti i possedimenti demoniaci, da tutti gli attacchi malefici, da tutte le rapine, da tutti gli uomini e non umani, da tutte le paure, offese, cause di malattia, conflitti, litigi, azioni malvagie, controversie, separazioni, calunnie, da tutti gli abusi di corpo, parola e mente, da tutte le paure ovunque. Proteggi, proteggi!

Tadyathā: hilimili, cili, ili, mili, piśacipārṇa śabaricili cili svāhā.

Dopo che il Beato ebbe così parlato, quei monaci, e tutto il grande assembramento, insieme con deva, uomini, asura, garuḍa, gandharva, kinnara, mahoraga, yakṣa, rākṣasa, preta e piśāca, si rallegrarono e lodarono le parole del Beato.

Il Nobile Sūtra della “Notte Benigna” è completato.

Testo Degé Kangyur proveniente dalla biblioteca tibetana e himalayana. Tradotto in italiano dal tibetano con l’IA.

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