Ecco: “L’amico virtuoso, il compagno virtuoso, il sostegno virtuoso: ciò è metà della vita santa, non dire che l’amico malvagio, il compagno malvagio, il sostegno malvagio non sia così.” Perché mai? O Ānanda, ecco: l’amico virtuoso, il compagno virtuoso, il sostegno virtuoso: ciò è l’interezza, l’indivisibilità, la completezza, la purezza totale, la totale purificazione della vita santa; non invece l’amico malvagio, il compagno malvagio, il sostegno malvagio. Perché? O Ānanda, grazie all’amico, grazie al sostegno, gli esseri soggetti a nascita vengono liberati dalla nascita; gli esseri soggetti a invecchiamento, malattia, morte, sofferenza, lamento, dolore, sconforto, agitazione vengono liberati dall’invecchiamento, malattia, morte, sofferenza, lamento, dolore, sconforto, agitazione. Perciò, Ānanda, è solo in questo modo che dovresti riconoscere: l’amico virtuoso, il compagno virtuoso, il sostegno virtuoso: ciò è l’interezza, l’indivisibilità, la completezza, la purezza totale, la totale purificazione della vita santa; non invece l’amico malvagio, il compagno malvagio, il sostegno malvagio. Ānanda, così devi istruire.”
Il Beato ebbe così parlato, e quei monaci, rallegrandosi, lodarono le parole del Beato.
Il Sūtra del Frequentare un Amico Virtuoso è completato.
Testo Degé Kangyur proveniente dalla biblioteca tibetana e himalayana. Tradotto in italiano dal tibetano con l’IA.
Sezione: Altri Sutta