Skip to content

D 291: Mahāśūnyatā-nāma-mahāsūtra – Il Grande Sutra del Grande Vuoto

Si renda omaggio a colui che è seduto su questo seggio preparato, [il Buddha] che ha insegnato questo [sutra] sul seggio del passato. Il Beato, dopo essersi seduto sul seggio, si rivolse al venerabile Ananda:

“Ananda, molti monaci, senza un tetto sopra la testa, hanno messo in disordine e disposto un gran numero di giacigli nel monastero di Śākyarāja?”

“Signore, è il momento per il Beato di distribuire le vesti monastiche? È il momento per il Sugata di distribuire le vesti monastiche?”

Il Beato disse: “Ananda, non è conveniente che un monaco, provando gioia nel conversare, essendo incline alla conversazione, dedicandosi alla conversazione, provando gioia nella compagnia, essendo incline alla compagnia, dedicandosi alla compagnia, dimori [in tali condizioni]. Ananda, [un monaco] che non prova gioia nel conversare, non è incline alla conversazione, non si dedica alla conversazione, non prova gioia nella compagnia, non è incline alla compagnia, non si dedica alla compagnia, dimorando separato dalla compagnia: per lui, è possibile ottenere senza difficoltà, secondo il suo desiderio, le gioie del nobile, le gioie della rinuncia, le gioie della solitudine, le gioie della pace, le gioie della perfetta illuminazione. Per uno che prova gioia nel conversare… non è possibile.

Ananda, un monaco che non prova gioia nel conversare… dimorando separato dalla compagnia: per lui, è possibile ottenere senza difficoltà, secondo il suo desiderio, le gioie del nobile… Per uno che prova gioia nel conversare… ma dimora separato dalla compagnia: non è possibile che, applicandosi al momento opportuno e proteggendosi, la mente sia liberata, o che, senza applicarsi al momento opportuno e senza decadere, dimori realizzando [lo stato] con il corpo. Per uno che non prova gioia nel conversare… dimorando separato dalla compagnia: è possibile che, applicandosi al momento opportuno… dimori realizzando [lo stato] con il corpo.

Ananda, io non vedo assolutamente alcuna forma che, essendo una forma di gioia e di compiacimento, cambiando in un’altra forma, non provochi dolore, lamento, sofferenza, scontento e agitazione. Perciò, Ananda, il mio dimorare è questo: dopo essere andato completamente al di là delle percezioni della forma, realizzando e dimorando nella vacuità esterna con il corpo, questo è stato compreso e pienamente realizzato. Dimorando in questo dimorare, nasce in me una gioia suprema. Provando questa gioia suprema, tutto il corpo la sperimenta pienamente e io dimoro spesso in presenza di consapevolezza e piena conoscenza. Dimorando in questo dimorare, nascono in me gioia, purezza, beatitudine e concentrazione (samādhi). Sperimentando pienamente questa concentrazione in tutto il corpo, dimoro spesso in presenza di consapevolezza e piena conoscenza.

Quando dimoro in questo dimorare, e monaci, monache, laici e laiche si avvicinano, io, con una mente che scende verso di loro, che si inclina verso di loro, che è devota a loro, parlo loro in modo amichevole per renderli idonei allo sforzo, saluto e pronuncio discorsi sul Dharma. Perciò, Ananda, se un monaco desidera realizzare e dimorare nella vacuità esterna con il corpo, quel monaco, Ananda, dovrebbe stabilire la mente solo interiormente, stabilirla rettamente, stabilirla concentrandola, stabilirla avvicinandola, domarla, calmarla, pacificarla, unificarla e condurla alla concentrazione (samādhi).

Ananda, se un monaco dice: ‘Non ho stabilito la mente solo interiormente, non l’ho stabilita rettamente, non l’ho stabilita concentrandola, non l’ho stabilita avvicinandola, non l’ho domata, non l’ho calmata, non l’ho pacificata, non l’ho unificata, non l’ho condotta alla concentrazione, ma realizzerò e dimorerò nella vacuità esterna con il corpo’ – Ananda, sappi che è in errore. Perché? Perché, Ananda, non è il luogo né il momento opportuno. Poiché è impossibile che realizzi e dimori nella vacuità esterna con il corpo senza aver prima stabilito la mente solo interiormente… senza averla unificata e condotta alla concentrazione.

Ananda, se un monaco dice: ‘Ho stabilito la mente solo interiormente, l’ho stabilita rettamente, l’ho stabilita concentrandola, l’ho stabilita avvicinandola, l’ho domata, l’ho calmata, l’ho pacificata, l’ho unificata, l’ho condotta alla concentrazione, e realizzerò e dimorerò nella vacuità esterna con il corpo’ – Ananda, le sue parole sono rette. Perchéé? Perché, Ananda, è il luogo e il momento opportuno. Poiché è possibile che realizzi e dimori nella vacuità esterna con il corpo dopo aver stabilito la mente solo interiormente… averla unificata e condotta alla concentrazione.

Ananda, come si fa a stabilire la mente solo interiormente, stabilirla rettamente, stabilirla concentrandola, stabilirla avvicinandola, domarla, calmarla, pacificarla, unificarla e condurla alla concentrazione? Ecco, Ananda: un monaco, con la gioia e la beatitudine nate dalla solitudine, inumidisce, bagna, sazia e pervade questo stesso corpo. Non c’è nulla in tutto il suo corpo che non sia pervaso dalla gioia e dalla beatitudine nate dalla solitudine. Ad esempio, un abile bagnino o il suo apprendista versa polvere di sapone in una bacinella di rame o di bronzo, la inumidisce con acqua: la pallina di sapone diventa umida, piena di umidità, intrisa d’acqua all’interno e all’esterno, e tuttavia non cola. Allo stesso modo, un monaco inumidisce, bagna, sazia e pervade questo stesso corpo con la gioia e la beatitudine nate dalla solitudine. Non c’è nulla in tutto il suo corpo che non sia pervaso dalla gioia e dalla beatitudine nate dalla solitudine.

Ananda, in questo modo un monaco stabilisce la mente solo interiormente… la unifica e la conduce alla concentrazione ( samādhi ). Un tale monaco, Ananda, avendo stabilito la mente solo interiormente… unificandola e conducendola alla concentrazione, dovrebbe rivolgere la mente alla vacuità esterna.

Ananda, se un monaco, rivolgendo la mente alla vacuità esterna, ha la mente che si agita e pensa: ‘La mente non entra nella vacuità esterna, non vi si acquieta, non vi dimora, non vi trova fiducia’ – Ananda, se a un monaco che riflette così capita di sapere: ‘Mentre rivolgo la mente alla vacuità esterna, la mente si agita: non entra nella vacuità esterna, non vi si acquieta, non vi dimora, non vi trova fiducia’ – allora quel monaco, Ananda, dovrebbe rivolgere la mente alla vacuità interna.

Ananda, se un monaco, rivolgendo la mente alla vacuità interna, ha la mente che si agita… non trova fiducia’ – allora, Ananda, se a un monaco che riflette così capita di sapere… allora quel monaco, Ananda, dovrebbe rivolgere la mente alla vacuità esterna e interna.

Ananda, se un monaco, rivolgendo la mente alla vacuità esterna e interna, ha la mente che si agita… non trova fiducia’ – allora, Ananda, se a un monaco che riflette così capita di sapere… allora quel monaco, Ananda, dovrebbe rivolgere la mente all’immobilità.

Ananda, se un monaco, rivolgendo la mente all’immobilità, ha la mente che si agita… non trova fiducia’ – allora, Ananda, se a un monaco che riflette così capita di sapere… allora quel monaco, Ananda, dovrebbe rivolgere quella mente, condurla, domarla, calmarla, renderla operativa, purificarla, rettificarla, purificarla completamente, raddrizzarla, renderla idonea, stabile, plasmabile, recettiva verso quelle concentrazioni ( samādhi ).

Ananda, un monaco che ha condotto quella mente, domata, calmata, resa operativa, purificata, rettificata, purificata completamente, raddrizzata, resa idonea, stabile, plasmabile, recettiva verso quelle concentrazioni, e rivolge la mente alla vacuità esterna: allora la mente non si agita, ma entra nella vacuità esterna, vi si acquieta, vi dimora, vi trova fiducia. Ananda, se a un monaco che riflette così capita di sapere: ‘Mentre rivolgo la mente alla vacuità esterna, la mente non si agita, ma entra nella vacuità esterna, vi si acquieta, vi dimora, vi trova fiducia’ – allora quel monaco, Ananda, dovrebbe rivolgere la mente alla vacuità interna… [

segue lo stesso schema per vacuità interna, esterna/interna, immobilità]. Allora diventa dotato di consapevolezza e piena conoscenza in ciò.

Ananda, quando un monaco dimora in questo dimorare, se la mente si volge al camminare, allora quel monaco cammina con le facoltà raccolte interiormente, senza che la mente vada all’esterno, con la consapevolezza posteriore e anteriore. Quando cammina in questo modo, l’avvilimento mondano, lo scontento, gli stati negativi e malvagi non seguono la mente, ed egli diventa in ciò dotato di consapevolezza e piena conoscenza.

Ananda, quando un monaco dimora in questo dimorare, se la mente si volge allo stare seduto, allora quel monaco, dopo essersi lavato i piedi all’esterno del monastero, entra nel monastero, si siede a gambe incrociate, tiene il corpo eretto e dimora con la consapevolezza stabilita. Quando siede in questo modo, l’avvilimento mondano, lo scontento, gli stati negativi e malvagi non seguono la mente, ed egli diventa in ciò dotato di consapevolezza e piena conoscenza.

Ananda, quando un monaco dimora in questo dimorare, se la mente si volge ai pensieri (vitarka), allora quel monaco abbandona i pensieri malvagi, dolorosi, non nobili, dannosi: i pensieri di desiderio, i pensieri di malevolenza, i pensieri di violenza. E coltiva i pensieri virtuosi, piacevoli, nobili, non dannosi: i pensieri di rinuncia, i pensieri di non malevolenza, i pensieri di non violenza. Quando ha questi pensieri in questo modo, l’avvilimento mondano, lo scontento, gli stati negativi e malvagi non seguono la mente, ed egli diventa in ciò dotato di consapevolezza e piena conoscenza.

Ananda, quando un monaco dimora in questo dimorare, se la mente si volge al parlare, allora quel monaco abbandona i discorsi malvagi, non nobili, dannosi, come discorsi su re, discorsi su ladri, discorsi su conflitti, discorsi su cibo, discorsi su bevande, discorsi su vestiti, discorsi su dimore, discorsi su prostitute, discorsi mondani, discorsi su cattive strade, discorsi sull’oceano, discorsi su paesi, discorsi su grandi personaggi. E parla di discorsi che sono strumenti del nobile, che conducono alla rimozione degli ostacoli mentali: discorsi sulla disciplina (śīla), discorsi sulla concentrazione (samādhi), discorsi sulla saggezza (prajñā), discorsi sulla liberazione (vimukti), discorsi sulla visione della conoscenza della liberazione, discorsi sul poco desiderio, discorsi sul contenuto, discorsi sulla solitudine, discorsi sulla frugalità, discorsi sull’assenza di assembramento, discorsi sull’abbandono, discorsi sul distacco dalla brama, discorsi sulla cessazione, discorsi sulla vacuità (śūnyatā), discorsi sul sorgere dipendente (pratītyasamutpāda). Quando parla in questo modo, l’avvilimento mondano, lo scontento, gli stati negativi e malvagi non seguono la mente, ed egli diventa in ciò dotato di consapevolezza e piena conoscenza.

Ananda, pensi forse che i nobili ascoltatori (śrāvaka) possano, in relazione a questi cinque oggetti del desiderio, avere una mente che si diffonde [verso di essi]? O forse, riguardo a questi cinque oggetti del desiderio, io dico che non c’è mente che si diffonde [verso di essi]? Ananda, si dovrebbe esaminare la propria mente in relazione a questi cinque oggetti del desiderio. Ananda, io non dico che la mente si diffonda in altri luoghi se non in questi cinque oggetti del desiderio.

Ananda, se un monaco, riflettendo così, arriva a conoscere: ‘La mia mente si diffonde in relazione a qualcuno di questi cinque oggetti del desiderio’ – allora quel monaco, Ananda, dovrebbe dimorare contemplando quegli oggetti del desiderio come impermanenti, come esauribili, come privi di brama, come cessati, come [oggetti di] rinuncia. Se un monaco, dimorando contemplando quegli oggetti del desiderio come impermanenti, esauribili, privi di brama, cessati, come [oggetti di] rinuncia, allora quella mente che si diffondeva in relazione a qualcuno di questi cinque oggetti del desiderio, non si diffonderà più. Ananda, se un monaco, riflettendo così, arriva a sapere che ha abbandonato quella mente che si diffondeva in relazione a qualcuno di questi cinque oggetti del desiderio, allora diventa dotato di consapevolezza e piena conoscenza in ciò.

Ananda, pensi forse che i nobili ascoltatori abbiano abbandonato, completamente conosciuto, bloccato e rimosso l’orgoglio dell'”io”, la propensione dell'”io”, la latenza dell'”io” riguardo a questi cinque aggregati dell’attaccamento (upādānaskandha)? O forse io dico che non c’è abbandono, completo conoscimento, blocco e rimozione dell’orgoglio dell'”io”, della propensione dell'”io”, della latenza dell'”io” riguardo a questi cinque aggregati dell’attaccamento? Ananda, si dovrebbe esaminare la propria mente in relazione a questi cinque aggregati dell’attaccamento.

Ananda, se un monaco, riflettendo così, arriva a conoscere: ‘Io non ho abbandonato, non ho completamente conosciuto, non ho bloccato, non ho rimosso l’orgoglio dell'”io”, la propensione dell'”io”, la latenza dell'”io” riguardo a questi cinque aggregati dell’attaccamento’ – allora quel monaco, Ananda, dovrebbe dimorare contemplando ancora e ancora questi cinque aggregati dell’attaccamento come sorgenti e come cessazioni: ‘Questa è forma, questa è l’origine della forma, questa è la cessazione della forma; questa è sensazione, percezione, formazioni mentali; questa è coscienza, questa è l’origine della coscienza, questa è la cessazione della coscienza.’ Se, dimorando contemplando assiduamente questi cinque aggregati dell’attaccamento come sorgenti e come cessazioni, allora quell’orgoglio dell'”io”, quella propensione dell'”io”, quella latenza dell'”io” riguardo a questi cinque aggregati dell’attaccamento, scompaiono. Ananda, se un monaco, riflettendo così, arriva a conoscere di aver abbandonato quell’orgoglio dell'”io”, quella propensione dell'”io”, quella latenza dell'”io”, allora diventa dotato di consapevolezza e piena conoscenza in ciò.

Ananda, questi insegnamenti sono completamente puri, completamente virtuosi, senza alcuna colpa. Non possono essere trasgrediti da Māra il Maligno. Sono ciò che trasforma in afflitti (kliṣṭa) tutti gli stati negativi e malvagi, che portano alla rinascita, che sono tormentosi, che hanno come maturazione la sofferenza, e che conducono a future nascite, vecchiaia e morte, e non possono essere derubati [di questo beneficio].

Ananda, che ne pensi? Per quale ragione è opportuno che gli ascoltatori devoti, per tutto il tempo che vivono, pur essendo ostacolati, seguano l’esempio del Maestro?” Chiese: “Venerabile Beato, tu sei la radice del Dharma, tu sei colui che indica il Dharma, tu sei il sostegno del Dharma. Pertanto, Beato, sarebbe bene che tu spiegassi questo significato ai monaci. Dopo aver ascoltato il Beato, i monaci lo ricorderanno.” Il Beato disse: “Allora, Ananda, ascolta bene, presta attenzione e io parlerò.”

Ananda, non è opportuno che gli ascoltatori devoti, per tutto il tempo che vivono, pur essendo ostacolati, seguano l’esempio del Maestro solo per ascoltare insegnamenti come i Sutra, i Geya, i Vyākaraṇa, i Gāthā, gli Udāna, i Nidāna, gli Avadāna, gli Itivṛttaka, i Jātaka, i Vaipulya, gli Adbhutadharma, gli Upadeśa? Perché? Ananda, poiché questi insegnamenti sono stati ascoltati, appresi, consolidati, recitati, esaminati mentalmente e pienamente compresi attraverso la visione per lungo tempo.

Ananda, è appropriato che gli ascoltatori devoti, per tutto il tempo che vivono, pur essendo ostacolati, seguano l’esempio del Maestro per ascoltare discorsi che sono strumenti del nobile, che conducono alla rimozione degli ostacoli mentali: discorsi sulla disciplina, discorsi sulla concentrazione, discorsi sulla saggezza, discorsi sulla liberazione, discorsi sulla visione della conoscenza della liberazione, discorsi sulla mancanza del desiderio, discorsi sul contenuto, discorsi sulla solitudine, discorsi sulla frugalità, discorsi sull’assenza di assembramento, discorsi sull’abbandono, discorsi sul distacco dalla brama, discorsi sulla cessazione, discorsi sulla vacuità, discorsi sul sorgere dipendente.

Ananda, ci sono tre tipi di danno: il danno del maestro, il danno del discepolo e il danno del celibe. Ananda, qual è il danno del maestro? Ananda, se sorge nel mondo un maestro, logico, analitico, appartenente alla classe dei logici, abile nella propria retorica, che segue le proprie speculazioni, egli dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi. Quando dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi, lo seguono ascoltatori laici e monaci. Egli poi inganna e illude quegli ascoltatori laici e monaci che lo seguono, e li induce a radunare molte persone. Ananda, questo è chiamato danno del maestro. Quel maestro, danneggiato dal danno del maestro, viene danneggiato da stati negativi e malvagi che sono afflittivi, che portano alla rinascita, tormentosi, con maturazione dolorosa, e che conducono a future nascite, vecchiaia e morte.

Ananda, qual è il danno del discepolo? Ananda, se c’è un ascoltatore devoto, che ha fede nelle parole di un tale maestro, quando studia seguendo quel maestro in solitudine, dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi. Quando dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi, lo seguono ascoltatori laici e monaci. Egli poi inganna e illude quegli ascoltatori laici e monaci che lo seguono, e li induce a radunare molte persone. Ananda, questo è chiamato danno del discepolo. Quel discepolo, danneggiato dal danno del discepolo, viene danneggiato da stati negativi e malvagi…

Ananda, qual è il danno del celibe? Ananda, se sorge nel mondo un maestro, un Tathāgata, Arhat, perfettamente illuminato, dotato di conoscenza e condotta, Sugata, conoscitore del mondo, domatore supremo di coloro che devono essere domati, maestro di dèi e uomini, un Buddha, Beato, egli dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi. Quando dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi, lo seguono ascoltatori laici e monaci. Egli non inganna né illude quegli ascoltatori laici e monaci che lo seguono, e non li induce a radunare molte persone. Tuttavia, io dico che quegli ascoltatori che dimorano pieni [di pensieri] possono decadere da uno qualsiasi dei quattro stati elevati della mente, che dimorano beatamente in questa vita. Ma io dico che non decadono mai dallo stato di mente liberata, manifestato con il corpo, caratterizzato da solitudine, non mescolanza, consapevolezza, stabilità e mente raccolta. Tuttavia, se un ascoltatore devoto, che ha fede nelle parole di quel maestro, quando studia seguendo quel maestro in solitudine, dimora in luoghi isolati, in foreste o in luoghi selvaggi… [ripete lo schema del danno del discepolo] … Ananda, questo è chiamato danno del celibe. Quel celibe, danneggiato dal danno del celibe, viene danneggiato da stati negativi e malvagi…

Ananda, tra i danni, il danno del maestro e il danno del discepolo sono di lieve entità. Ma tra i danni, il danno del celibe è il peggiore (letteralmente: è la fine). Quel celibe, danneggiato dal danno del celibe, viene danneggiato da stati negativi e malvagi che sono afflittivi, che portano alla rinascita, tormentosi, con maturazione dolorosa, e che conducono a future nascite, vecchiaia e morte.

Ananda, io dimoro con gli amici, non con i rivali. Ananda, in che modo gli ascoltatori dimorano con il maestro come rivale e non come amico? Ananda, se il maestro, mosso da compassione, da benevolenza, da amore, da beneficio, da misericordia, insegna il Dharma agli ascoltatori dicendo: ‘Monaci, questo è per il vostro beneficio, questa è per la vostra felicità, questo è per il vostro beneficio e felicità’ – e se quegli ascoltatori non ascoltano rispettosamente, non prestano orecchio, non rivolgono la mente alla conoscenza, non praticano il Dharma in accordo con il Dharma, e si allontanano dall’insegnamento del maestro – allora, Ananda, questi ascoltatori dimorano con il maestro come rivale e non come amico.

Ananda, in che modo gli ascoltatori dimorano con il maestro come amico e non come rivale? Ananda, se il maestro, mosso da compassione, da benevolenza, da amore, da beneficio, da misericordia, insegna il Dharma agli ascoltatori dicendo: ‘Monaci, questo è per il vostro beneficio, questa è per la vostra felicità, questo è per il vostro beneficio e felicità’ – e se quegli ascoltatori ascoltano rispettosamente, prestano orecchio, rivolgono la mente alla conoscenza, praticano il Dharma in accordo con il Dharma, e seguono rettamente l’insegnamento del maestro – allora, Ananda, questi ascoltatori dimorano con il maestro come amico e non come rivale.

Ananda, io vi ho tagliato, ho sezionato, ho oppresso, ho schiacciato [con le parole], vi ho trattato come un vasaio tratta l’argilla dura, non vi tratterrò [con l’affetto], siate tolleranti verso i miei modi di esprimermi.”

Dopo che il Beato ebbe detto questo, quei monaci lodarono ciò che era stato detto dal Beato.

Riassunto intermedio

Riguardo: le gioie del nobile, l’applicazione al momento opportuno, la forma, la gioia suprema, il monaco, la pallina di sapone, la vacuità esterna, ecc., la mente condotta alla concentrazione, il camminare, lo stare seduti, i pensieri, i discorsi, i cinque oggetti del desiderio, gli aggregati, il puro, gli ascoltatori, i danni, gli amici, il taglio.

Il Grande Sutra del Grande Vuoto è completo.

Tradotto e revisionato dai maestri indiani Jinamitra e Prajñāvarman, e dal traduttore dello Zhu-chen, il monaco Yeshé Dé, e da altri, e stabilito definitivamente.

Testo Degé Kangyur proveniente dalla biblioteca tibetana e himalayana. Tradotto in italiano dal tibetano con l’IA.

SezioneAltri Sutta