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Come Bestie Condotte al Macello

Sulla via del ritorno dopo aver impartito un insegnamento a Rājagṛha, il Buddha e la sua assemblea vedono un bovaro riportare in città dalla pastura un gregge di bovini, ingrassati e pronti per la macellazione. Ispirato da questo, il Buddha compone tre versi sull’impermanenza della vita. Successivamente, Ānanda gli chiede il significato dei versi 4-6, e il Buddha spiega che le persone comuni sono come quei bovini, non consapevoli di quando giungerà la loro morte.

***

Una volta il Buddha soggiornava nel Parco delle canne di bambù a Rājagṛha. Accompagnato dai suoi discepoli, si recò in città per insegnare il Dharma su invito di qualcuno. Dopo aver completato questa attività, lasciarono la città nel pomeriggio. Lungo la strada, incontrarono una persona che stava riportando in città del bestiame. Le bestie erano grasse, ben nutrite, saltellavano, si rincorrevano e cozzavano le teste l’una contro l’altra.

Il Beato allora pronunciò questi versi al riguardo:

“Come il mandriano usa il bastone
Per portare al pascolo il suo bestiame,
Così la vecchiaia e la morte;
Anch’esse partono con i vivi. (4)

Nessuno delle centinaia di migliaia
Di clan e famiglie, uomini e donne,
Che accumulano proprietà
Può evitare il loro declino e morte. (5)

I nati, giorno e notte,
Vedono le loro vite assalite ed erose
Finché la loro esistenza giunge al termine,
Come un pozzo profondo che esaurisce l’acqua.” (6)

Il Buddha si recò al boschetto di bambù, si lavò i piedi e si ritirò a sedere. Il venerabile Ānanda allora si avvicinò, chinò il capo e chiese: “Beato, mentre eravamo per strada, avete pronunciato tre versi, ma il loro significato non è chiaro. Potreste rivelarlo, per favore?”

Il Buddha disse ad Ānanda: “Hai visto la persona che guidava quel bestiame?”

“Sì, l’ho vista.”

Il Buddha disse ad Ānanda: “Questo bestiame della famiglia del macellaio una volta era di mille capi. Il figlio del macellaio viene mandato fuori città ogni giorno in cerca di buona acqua ed erba per ingrassarli. Poi selezionano ogni giorno i migliori di loro e li macellano. Possono macellarne più della metà, e i capi rimanenti non ne sono consapevoli. Cozzano le teste l’uno contro l’altro, saltellando, rincorrendosi e muggendo. Ho pronunciato quei versi proprio perché sono danneggiati dalla loro mancanza di conoscenza.”

Il Buddha disse ad Ānanda: “Ma sono solo queste bestie così? Anche la gente comune è così. Fanno congetture sul sé, senza comprendere l’impermanenza. Ingoiati dai cinque desideri, nutrono il loro corpo, rallegrano la loro mente, hanno pensieri estremi e poi si fanno violenza l’un l’altro. Con vite impermanenti, dovranno affrontare la morte in un momento sconosciuto. In che modo la loro confusa inconsapevolezza è diversa da quella del bestiame?”

In quel momento, c’erano due monaci seduti lì che nutrivano avidità. Si sentirono incoraggiati dopo aver ascoltato questo insegnamento e ottennero le sei penetrazioni spirituali, divenendo arhat. L’assemblea radunata si rallegrò e si inchinò al Buddha.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

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