89 – [Il Venerabile Piṅgiya:]
“Sono vecchio, debole e senza colore,
i miei occhi non sono chiari, le mie orecchie sono turbate.
Non lasciarmi perire stoltamente lungo il sentiero,
spiegami il Dhamma, affinché io possa conoscere
dove avviene la separazione dalla nascita e dall’invecchiamento.”
“Sono vecchio, debole e senza colore”: “Sono vecchio” – avanti negli anni, anziano, giunto alla vecchiaia, centoventi anni dalla nascita.
“Debole” – fragile, con poca forza, meno vigoroso.
“Senza colore” – privo di colore, smorto, il colorito è svanito. Ciò che un tempo era meraviglioso e bello è scomparso, e la sofferenza è apparsa.
“[Il Venerabile Piṅgiya]”: “Venerabile” – un termine di affetto, rispetto, riverenza e devozione. “Piṅgiya” – il nome, il titolo, la designazione, il nome comune, l’appellativo.
“Gli occhi non sono chiari e le orecchie sono turbate”: Gli occhi sono impuri, non limpidi, offuscati, così che non posso distinguere le forme con chiarezza.
“Le orecchie sono turbate” – le orecchie sono impure, non limpide, indistinte; in questo modo, non riesco a udire chiaramente i suoni.
“Non lasciarmi perire stoltamente lungo il sentiero”: “Non lasciarmi perire” – non lasciarmi morire, non lasciarmi svanire, non lasciarmi andare via.
“Stoltamente” – nell’ignoranza, caduto nell’ignoranza, privo di saggezza, incapace di discernere, inferiore.
“Lungo il sentiero” – morendo senza aver conosciuto il tuo Dhamma, la tua visione, la tua via, il tuo Sentiero, senza averlo ottenuto, posseduto, ricevuto e realizzato.
“Spiegami il Dhamma, affinché io possa conoscere”: “Dhamma” – buono all’inizio, buono nel mezzo, buono alla fine; con il significato corretto e l’espressione corretta; la pura e perfetta via del Brahmana: i quattro fondamenti della presenza mentale, i quattro retti sforzi, le quattro basi della potenza spirituale, le cinque facoltà, le cinque forze, i sette fattori del risveglio, il Nobile Ottuplice Sentiero, il Nibbāna e il sentiero che conduce al Nibbāna.
“Spiegami” – insegnami, indicami, stabiliscilo per me, svelalo, analizzalo, chiariscilo.
“Affinché io possa conoscere” – affinché io possa comprendere con certezza, realizzare, raggiungere e testimoniare.
“La separazione dalla nascita e dall’invecchiamento”: L’abbandono della nascita, dell’invecchiamento e della morte; la cessazione, la quiete, la pace, il non-divenire, il Nibbāna.
90 – [Il Beato disse: “Piṅgiya!”]
“Avendo visto coloro che sono afflitti dalle forme,
gli uomini dissoluti ‘tormentati’ dalle forme,
perciò, Piṅgiya, sii uno che non si abbandona (alla negligenza);
abbandona la forma per non avere più (future) esistenze.”
“Avendo visto coloro che sono afflitti dalle forme”: “Forma” – la forma dei quattro elementi e tutto ciò che è creato dai quattro elementi. Tutti gli esseri senzienti sono percossi, uccisi, feriti e tormentati a causa delle loro condizioni fisiche. Quando c’è la forma, subiscono varie punizioni: frustate, colpi di bastone, taglio delle mani, dei piedi, delle orecchie, del naso, torture con olio bollente, morsi di cani, condanne a morte, e così via. In questo modo, la persona che è percossa, uccisa, ferita e tormentata vede, valuta, giudica, distingue e comprende.
“[Il Beato: ‘Piṅgiya!’]”: “Piṅgiya” – il Beato chiama il brahmano per nome. “Il Beato” è un termine di rispetto. Inoltre: “Colui che ha spezzato la brama” è il Beato; “Distruttore della malattia” è il Beato; “Colui che ha eliminato l’orgoglio” è il Beato; “Colui che ha rimosso le frecce” è il Beato; “Colui che ha abbandonato le impurità” è il Beato; “Colui che ha praticato corpo, precetti, mente e saggezza” è il Beato; “Colui che dimora nella foresta, in luoghi silenziosi, lontano dalla folla” è il Beato; “Colui che condivide vesti, cibo, medicine e cure mediche” è il Beato; “Colui che assapora il Dhamma, la liberazione, e coltiva virtù, concentrazione e saggezza” è il Beato; “Colui che padroneggia i jhāna, le liberazioni, i poteri sovrannaturali” è il Beato. Questo nome “Beato” non gli è stato dato dalla madre, dal padre, dai fratelli, né da deva o uomini, ma è un titolo che sorge dalla sua piena realizzazione sotto l’albero della Bodhi.
“Gli uomini dissoluti ‘tormentati’ dalle forme”: “Tormentati” – sono angosciati, perseguitati, irritati, ammalati e preoccupati. Soffrono per malattie degli occhi, delle orecchie, del corpo; sono vessati da insetti, vento, sole, serpenti. Oppure, sono afflitti quando perdono la vista, l’udito, la ricchezza, la reputazione, il conforto, e così via.
“Uomini” si riferisce a khattiya, brahmani, mercanti, servi, laici, monaci, deva e esseri umani.
“Dissoluti” significa che si abbandonano al male fisico, verbale o mentale, ai cinque desideri, trascurando la pratica, senza sforzo, pigri, negligenti.
“Piṅgiya! Perciò, sii uno che non si abbandona”: “Perciò” – visto il pericolo delle forme, “non essere negligente”. Sii rispettoso, costante, instancabile, senza abitudini negative, senza trascurare i tuoi doveri. Chiediti: “Come posso completare le virtù non ancora perfezionate? Come posso sostenere quelle già compiute con saggezza?” Sii determinato, zelante, instancabile nel bene, senza cedere, con presenza mentale e retta conoscenza. Rifletti: “Come posso realizzare la concentrazione non ancora raggiunta? La suprema saggezza? La liberazione?” Sii così: uno che non si abbandona alla negligenza.
“La forma deve essere abbandonata per non avere più (future) esistenze”: “Forma”- la forma composta dai quattro elementi.
“Deve essere abbandonata” – recisa, estinta, resa inesistente.
“Per non avere più (future) esistenze” – in modo che la tua forma attuale qui finisca, e nessuna nuova forma rinasca: né nel regno del desiderio, né in quello materiale o immateriale, né in alcun aggregato, né in nuove nascite, esistenze o rinascite. Che qui sia distrutta, calmata, cessata, senza più sorgere.
91 – (Piṅgiya:)
“Nelle quattro direzioni, nelle quattro intermedie,
in alto e in basso, in queste dieci dimensioni,
non c’è nulla al mondo che tu non abbia visto, udito o conosciuto;
spiegami il metodo affinché io possa conoscere
la separazione da nascita e invecchiamento, qui e ora.”
“Le quattro direzioni”: i punti intermedi, l’alto e il basso, le dieci direzioni.
“Non c’è nulla al mondo che tu non abbia visto, udito o conosciuto”: nessun interesse— né il proprio, né quello altrui, né entrambi; né l’interesse di questa vita, né quello delle vite future; né l’interesse evidente, né quello profondo o nascosto; né l’interesse ingiusto, né quello retto o innocente; né gli interessi puri, né quelli supremi—è a te sconosciuto, inesplorato o irraggiungibile.
“Spiegami il Dhamma affinché io possa conoscere”: “Il Dhamma” – buono all’inizio, nel mezzo e alla fine… Spiegami, insegnami… “Io possa conoscere” – comprendere, realizzare…
“La separazione da nascita e invecchiamento”: l’abbandono di nascita, vecchiaia e morte; cessazione, quiete, non-divenire, Nibbāna.
92 – [Il Beato: “Piṅgiya!”]
“Osservando gli esseri caduti nella brama,
tormentati e afflitti dall’invecchiare,
Piṅgiya, sii colui che non si abbandona:
abbandona la sete per non esistere più.”
“Osservando gli esseri caduti nella brama”: “Brama” – desiderio per forme, suoni, odori, sapori, contatti; brama di ricchezza, figli, lunga vita; stato di bramosia, speranza, avidità, attaccamento; desiderio per l’esistenza, il nulla, la forma o il senza forma; catene, ostacoli, impurità, radici della sofferenza; reti del demone, fiumi della brama, mare del desiderio.
“Caduti nella brama”: trascinati dalla brama, dominati, conquistati, con il cuore saccheggiato dall’avidità. “Esseri” – tutti i viventi. “Osservando” – vedendo, contemplando.
“[Il Beato: ‘Piṅgiya!’]”: (come sopra)
“Tormentati e afflitti dall’invecchiare”: bruciati dalla nascita, dalla vecchiaia, dalla malattia, dalla morte, dal dolore, dalla disperazione, dalle rinascite infernali… Senza rifugio, senza scampo.
“Piṅgiya, sii colui che non si abbandona”: “Chi non si abbandona”…
“Abbandona la sete per non esistere più”: la sete del desiderio… “Lasciala andare” –rinuncia, recidi, estingui. “Per non esistere più”…
Alla fine del verso, per coloro che condividono l’intenzione, lo sforzo e la dimora dei Brahmana, sorge “l’occhio del Dhamma”: “Ogni cosa composta è destinata a cessare.”
La mente del Brahmana è libera, senza attaccamenti. Giunto alla realizzazione dell’Arahant, le sue vesti di pelle, i nodi dei capelli, gli abiti di corteccia, scompaiono; ora indossa la tonaca, tiene una ciotola.
Giunge al Beato, si inchina e dice: “O Grande, tu sei il mio Maestro. Io sono il tuo discepolo.”
Traduzione in Inglese di Zac Anger, © 2022. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Niddesa