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Bv 5: Maṅgalabuddhavaṁsa – La Storia del Buddha Maṅgala

“Dopo Koṇḍañña,
un condottiero di nome Maṅgala;
avendo sconfitto le tenebre nel mondo,
mantenne la salvezza del Dhamma.

La sua luce era incomparabile,
superiore ad altri vittoriosi;
superando lo splendore del sole e della luna,
risplendeva sui diecimila mondi.

Anche lui, il Buddha, rivelò
le quattro nobili verità supreme;
coloro che bevvero l’essenza di quelle verità,
dissiparono la grande oscurità.

Raggiunta l’incomparabile illuminazione,
nella prima esposizione del Dhamma;
centinaia di milioni di esseri,
realizzarono il Dhamma.

Nella dimora del re degli dei,
il Buddha insegnò il Dhamma;
allora decine di migliaia di milioni,
fu la seconda realizzazione.

Quando il sovrano universale Sunanda,
si avvicinò al perfettamente risvegliato;
allora il perfettamente risvegliato batté
il supremo tamburo del Dhamma.

I seguaci di Sunanda, quella moltitudine,
erano novanta milioni;
tutti senza eccezione,
divennero monaci.

Tre furono le assemblee
del grande saggio Maṅgala;
centinaia di milioni di esseri,
fu il primo raduno.

Il secondo di centinaia di milioni,
il terzo di novanta milioni;
di coloro che avevano distrutto le impurità, puri,
fu allora il raduno.

Io in quel tempo,
ero un brahmano di nome Suruci;
studioso, esperto di mantra,
e dei tre Veda.

Avvicinatomi a lui,
presi rifugio nel Maestro;
il Sangha guidato dal perfettamente risvegliato,
onorai con profumi e ghirlande.

Dopo aver onorato con profumi e ghirlande,
saziai con latte di vacca.
Anche lui, il Buddha, mi predisse,
Maṅgala, il supremo tra i bipedi:
‘Dopo innumerevoli eoni,
costui sarà un Buddha.

… (come nei casi precedenti) …
saremo di fronte a lui’.
Udendo anche le sue parole,
la mia mente divenne ancora più serena;
presi un ulteriore impegno,
per compiere le dieci perfezioni.

Allora, alimentando la gioia,
per il raggiungimento della suprema illuminazione;
dopo aver donato la mia casa al Buddha,
mi ritirai dalla vita nelle sue vicinanze.

I Sutta, il Vinaya e anche
i nove membri dell’insegnamento del Maestro;
tutto avendo imparato a fondo,
abbellii l’insegnamento del Vittorioso.

Vivendo lì diligente,
sviluppando la meditazione su Brahma;
raggiunta la perfezione nella conoscenza superiore,
andai nel mondo di Brahma.

La città chiamata Uttara,
Uttara era il nome del guerriero;
Uttarā era il nome della madre,
del grande saggio Maṅgala.

Nove mila anni,
nella casa dimorò;
Yasavā, Sucimā, Sirīmā,
tre erano i palazzi eccellenti.

Trentatré mila,
donne adornate;
Yasavatī era il nome della donna,
Sīvala il figlio.

Visti i quattro segni,
con un cavallo uscì;
otto mesi non completi,
nello sforzo si impegnò il Vittorioso.

Supplicato da Brahma, il santo,
Maṅgala, il condottiero;
fece girare la ruota il grande eroe,
nella foresta di Sirīvaruttama.

Sudeva e Dhammasena,
furono i discepoli principali;
Pālita era il nome dell’assistente,
del grande saggio Maṅgala.

Sīvalā e Asokā,
furono le discepole principali;
l’albero della Bodhi di quel Beato,
è chiamato albero nāga.

Nanda e Visākha,
furono i principali assistenti laici;
Anulā e Sutanā,
furono le principali assistenti laiche.

Ottantotto gemme,
elevato, il grande saggio;
da lì emanava raggi,
molte centinaia di migliaia.

Novanta mila anni,
fu la vita per tutto quel tempo;
per tutto quel tempo dimorando,
salvò molta gente.

Come le onde nell’oceano,
non si possono contare;
così i discepoli di lui,
non si possono contare.

Finché rimase il perfettamente risvegliato,
Maṅgala, condottiero del mondo;
nel suo insegnamento non ci fu
allora morte con impurità.

Avendo sostenuto la salvezza del Dhamma,
avendo fatto attraversare la grande moltitudine;
ardendo come una cometa,
si estinse, quel grande famoso.

Mostrando la vera natura dei fenomeni condizionati,
al mondo con i suoi deva;
ardendo come una massa di fuoco,
come il sole che tramonta.

Nel parco chiamato Vassara,
il Buddha Maṅgala si estinse;
là stesso il suo stupa del Vittorioso,
trenta leghe di altezza”.

Fine della Storia del Buddha Maṅgala.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Richard Morris, M.1, IL.D., 1882. Tradotto in italiano da Enzo Alfano .

TestoBuddhavamsa