Skip to content

Bv 3: Dīpaṅkarabuddhavaṁsa – La Storia del Buddha Dīpaṅkara

“Dopo averli nutriti,
il condottiero del mondo con il suo Sangha;
si avvicinarono al suo rifugio,
del maestro Dīpaṅkara.

Nell’avvicinarsi al rifugio, alcuni,
il Tathāgata stabilì;
alcuni nelle cinque virtù,
altri nelle dieci virtù.

Ad alcuni diede l’ascetismo,
i quattro frutti supremi;
ad altri gli insegnamenti senza pari,
diede le analisi.

Ad alcuni le eccellenti concentrazioni,
otto diede il toro tra gli uomini;
le tre conoscenze ad alcuni,
i sei poteri superiori concesse.

Con questo metodo verso la moltitudine di persone,
istruiva il grande saggio;
con questo si diffuse ampiamente,
l’insegnamento del Signore del mondo.

Grande, con spalle massicce,
era il nome di Dīpaṅkara;
molti esseri salvava,
li liberava dalle cattive esistenze.

Vedendo persone capaci di risveglio,
anche a centomila leghe di distanza;
in un istante avvicinandosi,
risvegliava quel grande saggio.

Nella prima realizzazione il Buddha,
risvegliò cento milioni;
nella seconda realizzazione il Signore,
risvegliò novanta milioni.

E quando nella dimora dei deva,
il Buddha insegnò il Dhamma;
novantamila milioni,
fu la terza realizzazione.

Tre furono le assemblee,
del maestro Dīpaṅkara;
centomila milioni,
fu il primo raduno.

Poi sul picco del Nārada,
dove il Vittorioso dimorava in solitudine;
coloro che avevano distrutto le impurità, privi di macchia,
si riunirono, cento milioni.

Quando il grande eroe,
sulla cima del Sudassana;
con novemila milioni,
offrì pasti al grande saggio.

Centoventimila,
fu la realizzazione del Dhamma;
le realizzazioni di uno o due,
sono innumerevoli nel computo.

Diffuso, con molti seguaci, prospero, fiorente fu allora;
dell’Illuminato Dīpaṅkara,
l’insegnamento ben purificato.

Quattrocentomila,
con i sei poteri superiori, di grande potenza;
Dīpaṅkara, il conoscitore del mondo,
circondavano sempre.

Chiunque in quel tempo,
abbandonava l’esistenza umana;
senza aver raggiunto lo stato di sekha,
venivano biasimati.

La Parola ben fiorita,
da Perfetti tali,
che avevano distrutto le impurità, puri,
risplendeva sempre.

La città chiamata Rammavatī,
Sudevo era il nome del guerriero;
Sumedhā era il nome della madre,
del maestro Dīpaṅkara.

Diecimila anni,
nella casa dimorò il vittorioso;
cigni, anatre e pavoni,
tre erano i palazzi eccellenti.

Tremila,
donne adornate;
Padumā era il nome di quella donna,
Usabhakkhandho il figlio.

Visti i quattro segni,
con un elefante uscì;
dieci mesi non completi,
nello sforzo si impegnò il Vittorioso.

Avendo praticato la vita di sforzo,
risvegliò la sua mente il saggio;
supplicato da Brahmā,
Dīpaṅkara, il grande saggio.

Fece girare la ruota il grande eroe,
nel parco di Nandā, nella dimora della gloria;
seduto ai piedi dell’albero Sirī,
fece una strage degli eretici.

Sumaṅgalo e Tisso,
furono i discepoli principali;
Sāgato era il nome dell’assistente,
del maestro Dīpaṅkara.

Nandā e Sunandā,
furono le discepole principali;
l’albero della Bodhi di quel Beato,
è chiamato pipphali.

Tapussa e Bhallika,
furono i principali assistenti laici;
Sirimā e Koṇā le assistenti laiche,
del maestro Dīpaṅkara.

Ottanta cubiti di altezza,
Dīpaṅkara, il grande saggio;
risplendeva come un albero luminoso,
come un albero sāla in piena fioritura.

Centomila anni,
fu la vita di quel grande saggio;
per tutto quel tempo dimorando,
salvò molta gente.

Avendo fatto splendere il vero Dhamma,
avendo fatto attraversare la grande moltitudine;
ardendo come una massa di fuoco,
si estinse lui con i suoi discepoli.

E quel potere e quella gloria,
e quelle ruote gemmate sui suoi piedi;
tutto ciò scomparve,
non sono vuoti tutti i fenomeni condizionati?

Dīpaṅkara, il Vittorioso, il maestro,
si estinse nel parco di Nandā;
là stesso il suo stupa del Vittorioso,
trentasei leghe di altezza”.

Fine della Storia del Buddha Dīpaṅkara.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Richard Morris, M.1, IL.D., 1882. Tradotto in italiano da Enzo Alfano .

TestoBuddhavamsa