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Bv 27: Gotamabuddhavaṁsa – La Storia del Buddha Gotama

“Io ora sono il perfettamente risvegliato,
Gotama, che accresce i Sakya;
dopo aver intrapreso la lotta,
ho raggiunto l’eccelsa perfetta illuminazione.

Richiesto dal divino Brahmā,
ho fatto girare la ruota del Dhamma;
di diciotto milioni (di esseri)
fu la prima realizzazione della verità.

In seguito, mentre insegnavo
nell’assemblea di uomini e dèi,
non si può dire con un numero (quanti furono)
la seconda realizzazione.

Qui stesso, ora,
ho consigliato il mio figlio (Rāhula);
non si può dire con un numero
la terza realizzazione.

Un solo è stato il mio raduno,
dei discepoli, grandi veggenti;
di settecento e oltre
di monaci vi fu il raduno.

Risplendente, puro,
in mezzo all’assemblea dei monaci,
concedo ogni desiderio,
come una gemma che esaudisce tutti i desideri.

A coloro che desiderano il frutto,
ai veggenti che hanno abbandonato il desiderio per l’esistenza,
rivelo le quattro nobili verità,
per compassione verso gli esseri.

Di dieci e venti migliaia (di esseri)
vi fu la realizzazione del Dhamma;
di uno o due (alla volta) la realizzazione,
incalcolabile nel numero.

Ampio, molteplice,
prospero, fiorente, ben sbocciato,
qui, il mio insegnamento, di me il saggio dei Sakya,
è ben purificato.

Senza influssi, liberi dalla passione,
con la mente placata, concentrati,
monaci, tutti
mi circondano sempre.

Ora, coloro che in questo tempo
abbandonano l’esistenza umana,
i discepoli praticanti (sekha) che non hanno ancora raggiunto la meta,
quei monaci sono privi di intelligenza.

Coloro che lodano i nobili
e sono sempre dediti al Dhamma,
risvegliandosi, consapevoli,
attraverseranno il fiume del saṃsāra.

La mia città è Kapilavastu,
mio padre è il re Suddhodana;
mia madre, che mi ha generato,
è chiamata Māyādevī.

Per ventinove anni
ho vissuto nella casa;
Ramma, Suramma, Subhaka (erano)
i tre eccelsi palazzi.

Quarantamila
donne adornate;
Bhaddakañcanā era la regina,
Rāhula il figlio.

Visti i quattro segni,
sono uscito su un carro trainato da cavalli;
Per sei anni
ho praticato la lotta, la rinuncia.

A Bārāṇasī, nel parco dei cervi (Isipatana),
la ruota è stata fatta girare da me;
Io, Gotama il perfettamente risvegliato,
sono il rifugio di tutti gli esseri.

Kolita e Upatissa (Sāriputta e Moggallāna),
due monaci, sono i discepoli principali;
Ānanda è l’assistente,
che sta al mio servizio;
Khemā e Uppalavaṇṇā
sono le monache, discepole principali.

Citta e Hatthāḷavaka (Āḷavaka)
sono i principali benefattori laici;
Nandamātā e Uttarā
sono le principali benefattrici laiche.

Io, alla base dell’albero Assattha,
ho raggiunto l’eccelsa perfetta illuminazione;
Sempre il mio alone (di un braccio)
è elevato per sedici cubiti.

Poca, cento anni, è la durata della vita
che ora esiste;
Per tutto il tempo che rimarrò,
salverò molta gente.

Dopo aver innalzato la fiaccola del Dhamma,
per l’ultima illuminazione delle genti,
anch’io, non molto tempo dopo,
insieme all’assemblea dei discepoli,
proprio qui conseguirò il completo nibbāna,
con l’esaurirsi del nutrimento (del fuoco delle passioni) come (si spegne un fuoco).

Quelle (qualità) di ineguagliabile energia,
e questi poteri delle dieci forze,
e questo corpo che possiede le qualità,
adornato dai trentadue segni maggiori.

Dopo aver illuminato le dieci direzioni,
come il sole dai cento raggi dai sei colori,
tutto ciò scomparirà;
Non sono forse vuote tutte le formazioni?”

Fine della Storia del Buddha Gotama.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Richard Morris, M.1, IL.D., 1882. Tradotto in italiano da Enzo Alfano .

TestoBuddhavamsa