“Dopo Vessabhū,
il perfettamente risvegliato, il supremo tra gli esseri umani,
di nome Kakusandha,
incommensurabile, inaccessibile.
Dopo aver rimosso ogni divenire,
giunto alla perfezione nella condotta,
come un leone che rompe la gabbia,
raggiunse l’eccelsa perfetta illuminazione.
Mentre faceva girare la ruota del Dhamma,
Kakusandha, la guida del mondo,
quaranta milioni di migliaia (di esseri)
ebbero la realizzazione della verità del Dhamma.
Nello spazio, nell’aria,
compiuto il miracolo della coppia (Yamaka),
trenta milioni di migliaia (di esseri)
illuminò tra dèi e uomini.
Del re degli dèi e degli yakka,
nella rivelazione delle quattro nobili verità,
la realizzazione della verità del Dhamma di lui
fu incalcolabile (nel numero).
Del Beato Kakusandha,
vi fu un solo raduno;
(degli esseri) con le impurità distrutte, puri,
dalla mente placata, tali (arahant).
Quaranta migliaia (di arahant)
si radunarono;
Di coloro che hanno raggiunto la terra della disciplina,
per la distruzione della schiera delle impurità.
In quel tempo io ero
un guerriero di nome Khema;
Al Tathāgata, ai figli del Vittorioso,
dopo aver offerto un dono non scarso.
Dopo aver offerto la scodella e la veste,
il collirio, il miele e la polvere d’ossa,
tutto quanto desiderato
preparo il migliore dei migliori.
Anche quel Buddha mi predisse,
Kakusandha, la guida:
‘In questo eone fortunato (Bhaddakappa),
costui diventerà un Buddha.
Vi è una piacevole città chiamata Kapilavastu,
…
saremo faccia a faccia con lui’.
Udite anche quelle parole,
reso ancora più puro il mio cuore,
intrapresi il voto supremo,
per il compimento delle dieci perfezioni.
La città (si chiamava) Khemāvatī,
(io) ero allora chiamato Khema;
Cercando l’onniscienza,
rinunciai (alla vita laica) alla sua presenza.
Il brāhmaṇa Aggidatta
fu il padre di quel Buddha;
Visākhā era la madre
del Maestro Kakusandha.
Dimorava in quella città sicura,
la grande famiglia del perfettamente risvegliato,
l’eccelso, il supremo tra gli uomini,
di nobile nascita, di grande gloria.
Per quattromila anni
visse nella casa;
Kāmakāma, Vaṇṇakāma, Suddhi (erano)
i tre eccelsi palazzi.
Trentamila
donne adornate;
Rocinī era quella donna (la regina),
Uttaro il figlio.
Visti i quattro segni,
uscì su un carro;
Per otto mesi esatti,
il Vittorioso intraprese la lotta.
Richiesto dal divino Brahmā,
Kakusandha, la guida,
fece girare la ruota, il grande eroe,
nel parco dei cervi, l’uomo supremo.
Vidhura e Sañjīva
furono i discepoli principali;
Buddhija era l’assistente
del Maestro Kakusandha.
Sāmā e Campānāmā
furono le monache principali;
L’albero della bodhi di quel Beato
è chiamato Sirīsa.
Accuta e Sumana
furono i principali benefattori laici;
Nandā e Sunandā
furono le principali benefattrici laiche.
Quaranta tesori,
il grande saggio eccelso;
Emana uno splendore dorato
per dieci leghe intorno.
Quarantamila anni
fu la durata di vita di quel grande veggente;
Per tutto quel tempo, rimanendo,
salvò molta gente.
Dopo aver aperto la bottega del Dhamma
per uomini, donne e dèi,
dopo aver ruggito come il ruggito del leone,
entrò nel nibbāna con i suoi discepoli.
Dotato del discorso dagli otto fattori,
senza lacune, ininterrotto,
tutto ciò è scomparso;
Non sono forse vuote tutte le formazioni?
Kakusandha, il supremo vittorioso,
entrò nel nibbāna a Khemārāma;
Lì stesso il suo eccelso stupa
si elevava nel cielo per un gāvuta (circa 2 km)”.
Fine della Storia del Buddha Kakusandha.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Richard Morris, M.1, IL.D., 1882. Tradotto in italiano da Enzo Alfano .
Testo: Buddhavamsa