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Bv 22: Sikhībuddhavaṁsa – La Storia del Buddha Sikhī

“Dopo Vipassī,
il perfettamente risvegliato, il supremo tra gli esseri umani,
il vittorioso chiamato Sikhī,
senza pari, senza rivali.

Dopo aver schiacciato l’esercito di Māra,
raggiunse l’eccelsa perfetta illuminazione;
Fece girare la ruota del Dhamma,
per compassione verso gli esseri.

Mentre faceva girare la ruota del Dhamma,
Sikhī, il supremo tra i vittoriosi,
centinaia di migliaia di milioni (di esseri)
ebbero la prima realizzazione della verità.

Inoltre, mentre insegnava il Dhamma,
il capo dell’assemblea, l’uomo supremo,
novanta milioni di migliaia (di esseri)
ebbero la seconda realizzazione.

Mentre mostrava il miracolo della coppia (Yamaka pāṭihāriya)
al mondo con i suoi dèi,
ottanta milioni di migliaia (di esseri)
ebbero la terza realizzazione.

Tre furono le assemblee
anche del grande veggente Sikhī:
(degli esseri) con le impurità distrutte, puri,
dalla mente placata, tali (arahant).

Cento migliaia di monaci
furono il primo raduno;
Ottanta migliaia di monaci
furono il secondo raduno;

Settanta migliaia di monaci
furono il terzo raduno;
Immacolato come un loto
cresciuto nell’acqua.

In quel tempo io ero
un guerriero di nome Arindama;
L’assemblea guidata dal perfettamente risvegliato,
la ristorai con cibo e bevande.

Dopo aver dato molti eccelsi tessuti,
non poche centinaia di migliaia di stoffe,
un elefante addobbato,
lo offrii al perfettamente risvegliato.

Dopo aver fatto preparare l’elefante,
glielo presentai, adatto (al suo uso);
(Questo) soddisfece la mia mente,
sempre saldamente devota.

Anche quel Buddha mi predisse,
Sikhī, la guida suprema del mondo:
‘Tra trentuno eoni,
costui diventerà un Buddha.

Vi è una piacevole città chiamata Kapilavastu,

saremo faccia a faccia con lui’.

Udite quelle parole,
reso ancora più puro il mio cuore,
intrapresi il voto supremo,
per il compimento delle dieci perfezioni.

La città si chiamava Aruṇavatī,
il re guerriero Aruṇa,
Pabhāvatī era la madre
del grande veggente Sikhī.

Per settemila anni
visse nella casa;
Sucandaka, Giri, Vasabho (erano)
i tre eccelsi palazzi.

Ventiquattromila
donne adornate;
Sabbakāmā era la regina,
Atulo il figlio.

Visti i quattro segni,
uscì su un elefante;
Per otto mesi,
l’uomo supremo praticò la lotta.

Richiesto dal divino Brahmā,
Sikhī, la guida suprema del mondo,
fece girare la ruota, il grande eroe,
nel parco dei cervi, l’uomo supremo.

Abhibhū e Sambhava
furono i discepoli principali;
Khemaṅkara era l’assistente
del grande veggente Sikhī.

Sakhilā e Padumā
furono le monache principali;
L’albero della bodhi di quel Beato
è chiamato Puṇḍarīka (il loto bianco).

Sirivaḍḍha e Nanda
furono i principali benefattori laici;
Cittā e Suguttā
furono le principali benefattrici laiche.

Quel Buddha, per altezza,
eccelso per settanta cubiti;
Splendente come l’oro purissimo,
ornato dei trentadue segni auspiciosi.

Anche dal suo corpo si irradiava un alone (di un braccio)
giorno e notte senza interruzione;
Raggi emanavano in ogni direzione,
uno splendore per tre leghe.

Settantamila anni
fu la durata di vita di quel grande veggente;
Per tutto quel tempo, rimanendo,
salvò molta gente.

Dopo aver fatto piovere la nuvola del Dhamma,
bagnato il mondo con i suoi dèi,
dopo averli condotti al luogo sicuro,
entrò nel nibbāna con i suoi discepoli.

(Dotato) della perfezione dei segni minori,
dei trentadue segni maggiori,
tutto ciò è scomparso;
Non sono forse vuote tutte le formazioni?

Sikhī, il supremo saggio, il Buddha,
entrò nel nibbāna ad Assārāma;
Lì stesso il suo eccelso stupa
si elevava per tre leghe”.

Fine della Storia del Buddha Sikhī.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Richard Morris, M.1, IL.D., 1882. Tradotto in italiano da Enzo Alfano .

TestoBuddhavamsa