“Cinquecentomila e quattro innumerevoli,
la città di Amarā, piacevole e bella da vedere,
riempita da dieci tipi di rumori,
provvista di cibo e bevande.
Risuonano i rumori degli elefanti e dei cavalli,
dei timpani, delle conchiglie e dei carri;
risuonano di cibo e bevande,
‘Mangiate, bevete!’
La città completa in ogni sua parte,
provvista di ogni occupazione,
ricca di sette tesori,
affollata di gente di ogni tipo;
prospera come una città divina,
la dimora di chi compie azioni meritorie.
Nella città di Amaravatī
c’era un brahmano di nome Sumedha;
accumulatore di molte centinaia di milioni,
ricco di beni e provviste.
Studioso, esperto di mantra,
maestro dei tre Veda;
nel trattato dei segni e nelle storie,
raggiunse la perfezione nella vera dottrina.
Ritiratosi in solitudine, sedutosi,
così meditò:
‘La ripetuta esistenza è sofferenza,
e la dissoluzione del corpo.
Soggetto alla nascita, soggetto alla vecchiaia,
soggetto alla malattia sono io;
cerco lo stato senza vecchiaia, senza morte,
la sicura pace, il Nibbāna.
Forse, abbandonando questo corpo putrido,
pieno di carogne diverse,
potrei andare,
senza attaccamento, senza desiderio.
C’è, senza dubbio, una via,
non è impossibile, non senza causa;
cercherò quella via,
per la liberazione dall’esistenza.
Come dove c’è il dolore,
c’è anche il piacere;
così, dove c’è l’esistenza,
si deve desiderare la non-esistenza.
Come dove c’è il caldo,
c’è anche il fresco;
così, dove c’è il triplice fuoco,
si deve desiderare il Nibbāna.
Come dove c’è il male,
c’è anche il bene;
così, dove c’è la nascita,
si deve desiderare la non-nascita.
Come un uomo caduto in un pozzo nero,
vedendo uno stagno pieno;
non cerca quello stagno,
non è colpa dello stagno.
Così, sepolto nella sporcizia delle impurità,
vedendo lo stagno senza morte;
non cerca quello stagno,
non è colpa dello stagno senza morte.
Come un uomo circondato da nemici,
vedendo una via di fuga;
non fugge quell’uomo,
non è colpa della via di fuga.
Così, circondato dalle impurità,
essendoci una via salutare;
non cerca quella via,
non è colpa della via salutare.
Come un uomo malato,
essendoci un medico;
non si fa curare quella malattia,
non è colpa del medico.
Così, tormentato dalle malattie delle impurità,
afflitto dalla sofferenza;
non cerca quel maestro,
non è colpa del maestro.
Come un uomo che, disgustato,
ha una carogna legata al collo;
liberandosene se ne va,
felice, indipendente, padrone di sé.
Così, abbandonando questo corpo putrido,
accumulo di varie carogne,
me ne andrò,
senza attaccamento, senza desiderio.
Come in un luogo di rifiuti,
uomini e donne gettano gli escrementi;
e se ne vanno,
senza attaccamento, senza desiderio.
Così anch’io questo corpo,
pieno di varie carogne,
abbandonerò e me ne andrò,
come dopo aver defecato in una capanna.
Come una nave logora,
che imbarca acqua;
i proprietari la abbandonano e se ne vanno,
senza attaccamento, senza desiderio.
Così anch’io questo corpo,
con nove orifizi, sempre grondante;
abbandonerò e me ne andrò,
come i proprietari di una vecchia nave.
Come un uomo che, portando merci,
incontra dei ladri;
vedendo il pericolo di perdere la merce,
la abbandona e se ne va.
Così questo corpo,
come un grande ladro;
abbandonandolo me ne andrò,
per paura di essere tagliato dal bene’.
Così, dopo aver riflettuto,
dati i miei beni, centinaia di milioni,
ai bisognosi e ai non bisognosi,
mi diressi verso l’Himālaya.
Non lontano dall’Himālaya,
c’è un monte di nome Dhammika;
costruii un eremo per me,
una capanna di foglie ben costruita.
Lì feci un sentiero per la meditazione camminata,
libero dai cinque difetti;
provvisto di otto qualità,
raggiunsi la potenza della conoscenza diretta.
Lì abbandonai la veste,
provvista di nove difetti;
indossai un abito di corteccia,
provvisto di dodici qualità.
Abbandonai la capanna di foglie,
piena di otto difetti;
mi avvicinai alla radice di un albero,
provvisto di dieci qualità.
Abbandonai completamente
il grano seminato e piantato;
presi frutti caduti,
provvisti di molte qualità.
Lì intrapresi lo sforzo risoluto,
nella postura seduta, in piedi e nella camminata;
nel corso di sette giorni,
raggiunsi la forza della conoscenza diretta.
Così, avendo ottenuto il successo,
essendo diventato padrone dell’insegnamento,
sorse il Vittorioso di nome Dīpaṅkara,
la guida del mondo.
Sorgendo, nascendo,
risvegliandosi, insegnando il Dhamma;
non vidi i quattro segni,
assorbito nella gioia della meditazione.
Nella regione di confine,
invitarono il Tathāgata;
preparavano la via al suo arrivo,
a mente lieta.
Io, in quel tempo,
uscendo dal mio luogo;
scuotendo le vesti di corteccia,
procedevo allora nel cielo.
Vedendo la gente piena di gioia,
lieta, felice, contenta;
discesi dal cielo,
e domandai subito agli uomini:
‘La grande gente è piena di gioia,
lieta, felice, contenta;
per chi si prepara la via,
retta e spianata?’
Essi, interrogati, mi risposero:
‘Il Buddha, insuperato nel mondo;
il Vittorioso di nome Dīpaṅkara,
è sorto, guida del mondo;
per lui si prepara la via,
retta e spianata’.
Udita la parola ‘Buddha’,
sorse in me una gioia immediata;
dicendo ‘Buddha, Buddha’,
manifestai un sentimento di felicità.
Fermatomi lì, riflettei,
lieto, con mente commossa:
‘Qui seminerò i semi,
che il momento non passi invano.
Se si prepara la via per il Buddha,
datemi un posto;
preparerò anch’io
la via retta e spianata’.
Mi diedero un posto,
per preparare allora la via;
pensando ‘Buddha, Buddha’,
preparai allora la via.
Mentre il mio posto non era finito,
il grande saggio Dīpaṅkara,
con quattrocentomila discepoli,
tali, con le sei conoscenze dirette,
purificati, immacolati,
percorse la retta via il Vittorioso.
Si fecero avanti,
suonarono molti timpani;
lieti, uomini e dèi,
espressero approvazione.
Gli dèi vedevano gli uomini,
e gli uomini anche gli dèi;
entrambi a mani giunte,
seguivano il Tathāgata.
Gli dèi con strumenti divini,
gli uomini con strumenti umani;
entrambi suonando,
seguivano il Tathāgata.
Fiori divini di mandārava,
di loto, di pārichattaka,
sparsero in ogni direzione,
essendo andati nel cielo gli dèi.
Polvere di sandalo divina,
e puro profumo eccelso,
sparsero in ogni direzione,
essendo andati nel cielo gli dèi.
Fiori di campaka, di sarala, di nīpa,
di nāga, di punnāga, di ketaka,
gettarono in ogni direzione,
gli uomini giunti al livello della terra.
Sciolti i capelli, là,
l’abito di corteccia e la pelle d’antilope;
stesi nel fango,
mi prostrai a faccia in giù.
‘Passi su di me il Buddha,
proceda con i discepoli;
non calpesti il fango,
sarà per il mio bene’.
Essendo io disteso per terra,
così fu la mia mente:
‘Desiderando oggi,
possa bruciare le mie impurità.
Perché con il vestito di un asceta,
realizzare qui il Dhamma?
Raggiunta l’onniscienza,
sarò Buddha nel mondo con gli dèi.
Perché con un solo uomo salvato,
un uomo di forza e visione?
Raggiunta l’onniscienza,
salverò il mondo con gli dèi.
Con questa mia impresa,
compieta verso il supremo tra gli uomini;
raggiunta l’onniscienza,
porterò molta gente.
Reciso il fiume del saṃsāra,
distrutti i tre stati d’esistenza;
salito sulla nave del Dhamma,
farò attraversare il mondo con gli dèi.
La condizione umana, la maturità degli organi,
la causa della visione del Maestro;
la rinuncia, la maturità delle qualità,
e l’impresa della determinazione;
con il concorso di queste otto cose,
l’aspirazione si realizza’.
Dīpaṅkara, conoscitore del mondo,
accetta offerte;
fermatosi sul mio capo,
pronunciò queste parole:
‘Vedete questo asceta,
dai capelli arruffati, dall’austerità elevata;
fra innumerevoli kalpa,
sarà Buddha nel mondo.
La deliziosa Kapilavatthu,
da lì uscirà il Tathāgata;
intrapreso lo sforzo,
dopo aver compiuto azioni difficili.
Alla radice dell’albero Ajapāla,
sedutosi il Tathāgata;
là, ricevuto il riso dolce,
si avvicinerà al fiume Nerañjarā.
Sulla riva del Nerañjarā,
quel Vittorioso prenderà il riso dolce;
per la via eccellente preparata,
si avvicinerà alla radice dell’albero della Bodhi.
Quindi, dopo aver girato in senso orario,
il luogo della Bodhi, insuperabile;
alla radice dell’albero di fico,
si risveglierà il grande famoso.
Sua madre generatrice,
si chiamerà Māyā;
suo padre si chiamerà Suddhodana,
questi sarà Gotama.
Senza impurità, distaccati,
calmi, concentrati;
Kolita e Upatissa,
saranno i principali discepoli;
Ānanda di nome l’assistente,
assisterà quel Vittorioso.
Khemā e Uppalavaṇṇā,
saranno le principali discepole;
senza impurità, distaccate,
calme, concentrate;
L’albero della Bodhi di quel Benedetto,
si chiamerà albero di fico.
Citta e Hatthāḷavaka,
saranno i principali assistenti laici;
Uttarā e Nandamātā,
saranno le principali assistenti laiche’.
Udite queste parole,
del grande saggio insuperabile;
lieti, uomini e dèi,
‘Un seme di Buddha è questo’.
Grida di giubilo risuonano,
battono le mani, ridono;
con le mani giunte rendono omaggio,
diecimila con gli dèi.
‘Se di questa guida del mondo,
disprezzeremo l’insegnamento;
nel futuro,
lo incontreremo faccia a faccia.
Come uomini che attraversano un fiume,
avendo disprezzato un guado;
preso un guado inferiore,
attraversano il grande fiume.
Così noi tutti,
se abbandoniamo questo Vittorioso;
nel futuro,
lo incontreremo faccia a faccia’.
Dīpaṅkara, conoscitore del mondo,
accettatore di offerte;
dopo aver proclamato la mia azione,
sollevò il suo piede destro.
I figli del Vittore che erano là,
mi girarono in senso orario;
dèi, uomini e asura,
dopo avermi reso omaggio se ne andarono.
Passata la visione,
della guida del mondo con la comunità;
alzatomi dal giaciglio,
sedetti a gambe incrociate.
Con piacere ero felice,
con gioia ero contento;
pervaso di letizia,
sedetti a gambe incrociate.
Seduto a gambe incrociate,
così riflettei:
‘Sono diventato padrone della meditazione,
ho raggiunto la perfezione nelle conoscenze dirette.
Fra mille mondi,
non c’è nessun saggio uguale a me;
insuperato nei poteri spirituali,
ho ottenuto una tale felicità’.
Mentre sedevo a gambe incrociate,
diecimila che vi dimorano,
pronunciarono un grande grido:
‘Certamente sarai Buddha.
I segni che prima,
quando i Bodhisatta sedevano nella nobile posizione a gambe incrociata,
appaiono,
questi oggi appaiono.
Il freddo scompare,
e il caldo si placa;
questi oggi appaiono,
certamente sarai Buddha.
Diecimila mondi,
diventano silenziosi, senza confusione;
questi oggi appaiono,
certamente sarai Buddha.
I grandi venti non soffiano,
non scorrono le correnti;
questi oggi appaiono,
certamente sarai Buddha.
Fiori terrestri e acquatici,
tutti fioriscono immediatamente;
oggi tutti sono fioriti,
certamente sarai Buddha.
Piante rampicanti e alberi,
sono carichi di frutti immediatamente;
oggi tutti hanno fruttificato,
certamente sarai Buddha.
Gioielli celesti e terrestri,
risplendono immediatamente;
oggi i gioielli risplendono,
certamente sarai Buddha.
Strumenti umani e divini,
risuonano immediatamente;
oggi entrambi risuonano,
certamente sarai Buddha.
Fiori variopinti dal cielo,
piovono immediatamente;
oggi anche questi piovono,
certamente sarai Buddha.
Il grande oceano si ritira,
diecimila tremano;
oggi entrambi risuonano,
certamente sarai Buddha.
Nei diecimila inferi,
i fuochi si estinguono immediatamente;
oggi i fuochi si sono estinti,
certamente sarai Buddha.
Il sole è senza macchia,
tutte le stelle sono visibili;
oggi anche queste appaiono,
certamente sarai Buddha.
Senza nuvole, l’acqua,
sgorga dalla terra immediatamente;
oggi sgorga dalla terra,
certamente sarai Buddha.
Schieramenti di stelle risplendono,
costellazioni nella sfera celeste;
Viśākhā congiunta con la luna,
certamente sarai Buddha.
Animali delle tane e delle grotte,
escono dalle loro tane;
oggi le tane sono vuote,
certamente sarai Buddha.
Gli esseri non sono scontenti,
sono soddisfatti immediatamente;
oggi tutti sono soddisfatti,
certamente sarai Buddha.
Le malattie allora si placano,
la fame è distrutta;
questi oggi appaiono,
certamente sarai Buddha.
La passione allora è attenuata,
l’odio, l’illusione sono distrutti;
oggi tutti sono scomparsi,
certamente sarai Buddha.
Il pericolo allora non c’è,
questo oggi appare;
con questo segno sappiamo,
certamente sarai Buddha.
La polvere si alza in alto,
questo oggi appare;
con questo segno sappiamo,
certamente sarai Buddha.
Un cattivo odore scompare,
un odore divino si diffonde;
oggi questo odore si diffonde,
certamente sarai Buddha.
Tutti gli dèi appaiono,
tranne quelli immateriali;
oggi tutti appaiono,
certamente sarai Buddha.
Per quanto riguarda gli inferi,
tutti appaiono immediatamente;
oggi tutti appaiono,
certamente sarai Buddha.
Muri, porte e rocce,
non sono ostacoli allora;
oggi sono come il cielo,
certamente sarai Buddha.
Morte e rinascita,
in quel momento non si vedono;
queste oggi appaiono,
certamente sarai Buddha.
Sforzati con vigore,
non ritirarti, procedi;
anche noi sappiamo questo,
certamente sarai Buddha’.
Udita la parola del Buddha,
di entrambi i diecimila;
lieto, felice, contento,
così riflettei allora:
‘I Buddha parlano senza esitazione,
le parole dei Vittorosi non sono vane;
non c’è falsità nei Buddha,
certamente sarò Buddha.
Come una palla lanciata in cielo,
certamente cade a terra;
così la parola dei Buddha supremi,
è certamente vera;
non c’è falsità nei Buddha,
certamente sarò Buddha.
Come per tutti gli esseri,
la morte è certamente vera;
così la parola dei Buddha supremi,
è certamente vera;
non c’è falsità nei Buddha,
certamente sarò Buddha.
Come alla fine della notte,
il sorgere del sole è certo;
così la parola dei Buddha supremi,
è certamente vera;
non c’è falsità nei Buddha,
certamente sarò Buddha.
Come quando il leone si alza dal giaciglio,
il suo ruggito è vero;
così la parola dei Buddha supremi,
è certamente vera;
non c’è falsità nei Buddha,
certamente sarò Buddha.
Come per gli esseri che hanno contratto un debito,
il pagamento del debito è certo;
così la parola dei Buddha supremi,
è certamente vera;
non c’è falsità nei Buddha,
certamente sarò Buddha.
Orsù, cercherò da qui in poi
le qualità che fanno il Buddha;
in alto, in basso, le dieci direzioni,
per quanto si estende l’elemento del Dhamma’.
Cercando allora, vidi
la prima perfezione della generosità;
seguita dai grandi saggi del passato,
la grande via.
‘Questa prima, dunque,
prendila con fermezza;
percorri la perfezione della generosità,
se desideri raggiungere la Bodhi.
Come una brocca piena,
posta in un luogo elevato;
versa tutta l’acqua,
senza trattenerla.
Così, vedendo i richiedenti,
inferiori, medi, superiori;
dai la generosità completamente,
come la brocca posta in alto.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la seconda perfezione della moralità;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa seconda, dunque,
prendila con fermezza;
percorri la perfezione della moralità,
se desideri raggiungere la Bodhi.
Come il pelo della coda dello yak,
se si impiglia in qualcosa;
là subisce la morte,
senza strappare il pelo.
Così tu, nei quattro piani,
adempi le moralità;
proteggi sempre la moralità,
come lo yak il pelo della coda.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la terza perfezione della rinuncia;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa terza, dunque,
prendila con fermezza;
percorri la perfezione della rinuncia,
se desideri raggiungere la Bodhi.
Come un uomo in una prigione,
che ha sofferto a lungo, tormentato;
non genera attaccamento là,
cerca solo la liberazione.
Così tu, in tutti gli stati d’esistenza,
vedili come una prigione;
sii orientato alla rinuncia,
per la liberazione dall’esistenza.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la quarta perfezione della saggezza;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa quarta, dunque,
prendila con fermezza;
percorri la perfezione della saggezza,
se desideri raggiungere la Bodhi.
Come un monaco che mendica,
da famiglie inferiori, medie, superiori;
senza evitarle,
così ottiene il sostentamento.
Così tu, in ogni momento,
interroga le persone sagge;
percorrendo la perfezione della saggezza,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la quinta perfezione dell’energia;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa quinta, dunque,
prendila con fermezza;
percorri la perfezione dell’energia,
se desideri raggiungere la Bodhi.
Come il leone, re degli animali,
nella postura seduta, in piedi e nella camminata;
non è pigro, è energico,
con mente sempre risoluta.
Così tu, in tutti gli stati d’esistenza,
esercita l’energia con forza;
percorrendo la perfezione dell’energia,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la sesta perfezione della pazienza;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa sesta, dunque,
prendila con fermezza;
con mente non esitante,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Come la terra, chiamata così,
sopporta cose pure e impure;
sopporta ogni cosa gettata,
senza avversione contro di te.
Così anche tu, sopporta
l’onore e il disonore di tutti;
percorrendo la perfezione della pazienza,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la settima perfezione della verità;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa settima, dunque,
prendila con fermezza;
con parola non esitante,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Come la stella polare, chiamata così,
stabile nel mondo con gli dèi;
al momento, nella stagione, nella pioggia,
non devia dalla sua orbita.
Così anche tu, nella verità,
non deviare dalla tua orbita;
percorrendo la perfezione della verità,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
l’ottava perfezione della determinazione;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa ottava, dunque,
prendila con fermezza;
diventando incrollabile,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Come una montagna rocciosa,
incrollabile, ben salda;
non trema per i venti impetuosi,
rimane ferma al suo posto.
Così anche tu, nella determinazione,
sii sempre incrollabile;
percorrendo la perfezione della determinazione,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la nona perfezione della benevolenza;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa nona, dunque,
prendila con fermezza;
sii insuperato nella benevolenza,
se desideri raggiungere la Bodhi.
Come l’acqua, chiamata così,
verso persone buone e cattive;
diffonde uniformemente il fresco,
porta via polvere e sporcizia.
Così anche tu, verso amici e nemici,
sviluppa uniformemente la benevolenza;
percorrendo la perfezione della benevolenza,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Non solo queste,
sono le qualità del Buddha;
ne cercherò altre,
le qualità che maturano la Bodhi’.
Cercando allora, vidi
la decima perfezione dell’equanimità;
praticata, frequentata dai grandi saggi del passato.
‘Questa decima, dunque,
prendila con fermezza;
diventando bilanciato, fermo,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Come la terra, chiamata così,
su cui sono deposte cose pure e impure;
rimane equanime verso entrambe,
libera da rabbia e favore.
Così anche tu, verso piacere e dolore,
sii sempre bilanciato;
percorrendo la perfezione dell’equanimità,
raggiungerai il perfetto risveglio.
Queste, nel mondo,
sono le qualità che maturano la Bodhi;
oltre queste non c’è altro,
fermamente stabilisciti in esse’.
Mentre penetravo queste qualità,
nella loro essenza, sapore e caratteristica;
per la potenza del Dhamma, la terra,
diecimila, tremò.
La terra si muoveva, rimbombava,
come se fosse schiacciata, pestata;
come un’asse dell’olio che gocciola,
così tremava la terra.
Tutta l’assemblea che era,
al pasto del Buddha;
là, tremante,
svenne, cadde a terra.
Molte migliaia di vasi,
e centinaia di pentole;
là furono frantumate, polverizzate,
urtandosi l’una con l’altra.
Agitati, spaventati, impauriti,
confusi, con mente atterrita;
riunitisi in gran folla,
si avvicinarono a Dīpaṅkara.
‘Cosa accadrà al mondo,
di bene o di male?
Tutto il mondo è turbato,
disperdilo, o Veggente!’.
A loro allora spiegò,
Dīpaṅkara il grande saggio:
‘Siate sereni, non abbiate paura,
in questo terremoto.
Ciò che oggi ho predetto,
sarà Buddha nel mondo;
egli penetra le qualità,
seguite dai Buddha del passato.
Mentre lui penetra le qualità,
la terra del Buddha completamente;
perciò questa terra trema,
diecimila con gli dèi’.
Udita la parola del Buddha,
la mente si placò immediatamente;
tutti, avvicinatisi a me,
mi resero di nuovo omaggio.
Avendo accettato le qualità del Buddha,
rendendo salda la mente;
dopo aver reso omaggio a Dīpaṅkara,
mi alzai allora dal seggio.
Fiori divini e umani,
dèi e uomini entrambi;
sparsero fiori,
mentre mi alzavo dal seggio.
E augurarono il bene,
dèi e uomini entrambi:
‘Grande è la tua aspirazione,
ottieni ciò che desideri.
Tutti i pericoli siano evitati,
la sofferenza, la malattia siano distrutte;
non ci siano per te ostacoli,
tocca rapidamente la suprema Bodhi.
Come al momento opportuno,
gli alberi fioriti fioriscono;
così anche tu, grande eroe,
fiorirai con la conoscenza del Buddha.
Come tutti i Buddha perfettamente risvegliati,
colmarono le dieci perfezioni;
così anche tu, grande eroe,
colma le dieci perfezioni.
Come tutti i Buddha perfettamente risvegliati,
nel luogo della Bodhi si risvegliarono;
così anche tu, grande eroe,
risvegliati nella Bodhi dei Vittoriosi.
Come tutti i Buddha perfettamente risvegliati,
misero in moto la ruota del Dhamma;
così anche tu, grande eroe,
metti in moto la ruota del Dhamma.
Come la luna nella notte di luna piena,
pura, risplende;
così anche tu, dalla mente piena,
risplendi su diecimila.
Come il sole liberato da Rāhu,
risplende con il calore;
così anche tu, liberato dal mondo,
risplendi con gloria.
Come tutti i fiumi,
confluiscono nel grande oceano;
così i mondi con gli dèi,
confluiscano alla tua presenza’.
Da essi lodato ed elogiato,
avendo accettato le dieci qualità;
colmando quelle qualità,
entrai nella foresta allora”.
La narrazione dell’aspirazione di Sumedha è terminata.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Richard Morris, M.1, IL.D., 1882. Tradotto in italiano da Enzo Alfano .
Testo: Buddhavamsa