Omaggio al Venerabile Onnisciente!
Pūrṇabhadra, Yaśomatī, Kusīda, così anche il mercante,
Soma, Vaḍika, Padmāṅka, Pañcāla e Dhūpa,
dopo aver posto il re per ultimo, ecco questo gruppo proclamato.
Il Buddha, il Beato, onorato, riverito, rispettato, venerato
da re, ministri, ricchi, cittadini, capifamiglia,
da dèi, nāga, yakṣa, asura, garuḍa, kinnara, mahoraga –
così onorato da dèi, nāga, yakṣa, asura, garuḍa, kinnara, mahoraga,
il Beato Buddha, riconosciuto, grandemente meritorio, acquisitore
di vesti, cibo elemosinato, giacigli, medicine e mezzi di cura –
insieme alla comunità di discepoli, dimorava presso Rājagṛha,
nel boschetto di bambù, presso la riserva degli scoiattoli.
Lì, per la gloria del Beato, recentemente risvegliato alla perfetta illuminazione,
tutto il mondo era ricolmo.
Ora, nelle regioni meridionali, nel paese di Dakṣiṇāgiri,
viveva un ricco brahmano di nome Saṃpūrṇa,
ricco, possidente di grandi beni, grande abbondanza,
con vasti e ampi possedimenti,
paragonabile alla ricchezza di Vaiśravaṇa, in rivalità con la ricchezza di Vaiśravaṇa.
Ed egli era pio, virtuoso, di buone intenzioni,
dedito al proprio bene e al bene degli altri, compassionevole, magnanimo,
amante del Dharma, tenero verso le creature, incline al dono,
dedito al dono, gioendo nel dono, con grande generosità si comportava.
Fino a che egli iniziò un sacrificio per tutti gli eretici, per officiare,
dove molte centinaia di migliaia di seguaci di altre dottrine mangiavano.
Quando il re Bimbisāra, con il suo seguito, fu condotto alla disciplina dal Beato,
e a causa di quella disciplina molte centinaia di migliaia di esseri
giunsero alla disciplina, allora i parenti di Pūrṇa, giunti da Rājagṛha,
iniziarono a lodare la virtù del Buddha davanti a Pūrṇa, così come del Dharma e del Saṃgha.
Allora Pūrṇa, il ricco brahmano, udendo le lodi delle qualità del Beato,
ottenne una grande fede.
Quindi, salito su un veicolo, si fermò rivolto verso Rājagṛha
e, poste entrambe le ginocchia a terra, lanciando fiori,
iniziò a invitare il Beato con incenso e acqua:
“Venga il Beato a condividere il mio sacrificio, al luogo del sacrificio!”
Allora quei fiori, per il potere del Buddha e il potere delle divinità,
formarono in aria sopra il Beato un padiglione di fiori e rimasero sospesi;
l’incenso come una nuvola, l’acqua come bacchette di lapislazzuli.
Allora il venerabile Ānanda, congiunti i palmi in segno di rispetto,
chiese al Beato: “Da dove, Beato, proviene questo invito?”
Il Beato disse: “Ānanda, nelle regioni meridionali, nel paese di Dakṣiṇāgiri,
vive un ricco brahmano di nome Saṃpūrṇa. Là dobbiamo andare.
Si preparino i monaci!”
Il Beato, circondato da mille monaci, dopo aver viaggiato nelle regioni meridionali,
si fermò vicino al luogo del sacrificio di Pūrṇa, il ricco brahmano,
e pensò: “Potrei conquistare il brahmano Pūrṇa con un miracolo di poteri psichici?”
Allora il Beato fece scomparire i mille monaci
e rimase da solo vicino a Pūrṇa, con in mano la ciotola per le elemosine.
Allora Pūrṇa, il ricco brahmano, vide il Beato
adornato con i trentadue segni del Grande Uomo
e risplendente con gli ottanta segni secondari, con il corpo radioso,
circondato da una grande aureola, splendente più di mille soli,
come una montagna di gemme, bello da ogni parte.
E visto ciò, rapidamente si avvicinò al Beato e disse:
“Benvenuto, o Beato! Si sieda il Beato!
Si prepari un sedile per me, per favore!”
Il Beato disse: “Se hai qualcosa da donare, sia donato in questa ciotola.”
Allora Pūrṇa, il ricco brahmano, circondato da cinquecento giovani discepoli,
iniziò a riempire la ciotola con vari cibi e bevande, solidi, morbidi, raffinati, da bere, da succhiare, ecc.
Il Beato trasferì il cibo dalla sua ciotola alle ciotole dei monaci.
Quando il Beato seppe che le ciotole dei mille monaci erano piene,
mostrò la propria ciotola piena.
Poi mostrò ai mille monaci la ciotola piena a forma di mezzaluna.
E le divinità nell’aria proclamarono: “Le ciotole del Beato e dei mille monaci sono piene!”
Allora Pūrṇa, per aver visto il miracolo, generò fede,
come un albero sradicato, gioioso, contento, estasiato,
con gioia esaltata e mente serena, si prostrò ai piedi del Beato
e iniziò a formulare un voto:
“Per questa radice di merito, per questo risveglio della mente,
e per il dono di questa offerta,
in un mondo cieco, senza guida, senza conduttore,
possa io diventare un Buddha, un salvatore degli esseri che hanno attraversato,
un liberatore di quelli non liberati, un consolatore di quelli non consolati,
colui che conduce al Nirvana coloro non giunti al Nirvana!”
Allora il Beato, conoscendo la serie di cause e la serie di azioni di Pūrṇa,
il ricco brahmano, manifestò un sorriso.
È nella natura delle cose che quando i Buddha, i Beati, manifestano un sorriso,
dal loro volto escono raggi di luce blu, gialla, rossa e bianca.
Alcuni vanno in basso, altri vanno in alto.
Quelli che vanno in basso, raggiunti i mondi infernali
– Saṃjīva, Kālasūtra, Saṃghāta, Raurava, Mahāraurava, Tapana, Pratāpana, Avīci, Arbuda, Nirarbuda,
Aṭaṭa, Hahava, Huhuva, Utpala, Padma, Mahāpadma –
là dove ci sono inferni caldi, cadono raffreddandoli,
dove ci sono inferni freddi, cadono riscaldandoli.
Così le sofferenze di quegli esseri si placano.
Ed essi pensano: “Siamo forse noi morti da qui o siamo rinati altrove?”
Per generare in loro fede, il Beato invia un’apparizione.
Vedendo quell’apparizione, pensano: “Non siamo morti da qui, né rinati altrove,
ma questo essere dalla vista mai vista, per il suo potere, ha placato le nostre sofferenze!”
Avendo placato la loro mente attraverso l’apparizione, dopo aver esaurito il karma che portava
sofferenze infernali,
ottengono una rinascita tra dèi o umani, dove diventano ricettivi alla verità.
Quelli che vanno in alto, raggiunti i mondi divini
– i Quattro Grandi Re, i Trentatré, gli Yāma, i Tuṣita, i Nirmāṇarati, i Paranirmitavaśavartin,
i Brahmakāyika, i Brahmapurohita, i Mahābrahma, i Parīttābha, gli Apramāṇābha, gli Ābhāsvara,
i Parīttaśubha, gli Apramāṇaśubha, gli Śubhakṛtsna, gli Anabhraka, i Puṇyaprasava, i Bṛhatphala,
gli Abṛha, gli Atapa, i Sudṛśa, i Sudarśana, gli Akaniṣṭha –
proclamano: “Impermanente, doloroso, vuoto, senza sé!” e recitano questi due versi:
“Iniziate! Uscite! Impegnatevi nell’insegnamento del Buddha!
Scacciate l’esercito della morte, come un elefante una capanna di canne!”
“Chi in questa disciplina del Dharma si comporterà con attenzione,
abbandonando il ciclo delle nascite, porrà fine alla sofferenza.”
Poi quei raggi si aggirano per il sistema mondano dei tremila grandi mille mondi
e seguono il Beato da vicino. Se il Beato vuole spiegare un’azione passata,
scompaiono dietro di lui. Se vuole spiegare un’azione futura, scompaiono davanti a lui.
Se vuole spiegare una rinascita infernale, scompaiono sotto la pianta dei suoi piedi.
Se vuole spiegare una rinascita animale, scompaiono nel suo tallone.
Se vuole spiegare una rinascita di spirito affamato, scompaiono nell’alluce.
Se vuole spiegare una rinascita umana, scompaiono nelle sue ginocchia.
Se vuole spiegare la sovranità di un re che gira la ruota, scompaiono nel palmo della mano sinistra.
Se vuole spiegare la sovranità di un re che gira la ruota per il Dharma,
scompaiono nel palmo della mano destra.
Se vuole spiegare una rinascita divina, scompaiono nel suo ombelico.
Se vuole spiegare l’illuminazione di un discepolo, scompaiono nella sua bocca.
Se vuole spiegare l’illuminazione di un Buddha solitario, scompaiono nel suo urṇā.
Se vuole spiegare la suprema perfetta illuminazione, scompaiono nel suo uṣṇīṣa.
Allora quei raggi, dopo aver girato tre volte in senso orario intorno al Beato,
scomparvero nell’uṣṇīṣa del Beato. Allora il venerabile Ānanda,
congiunte le palme in segno di rispetto, chiese al Beato con questi versi:
“Di vario tipo, con mille sfumature di colore,
uscito dalla bocca, un fascio di raggi,
che illumina tutte le direzioni,
come il sole sorgente nel cielo.”
E recitò queste strofe:
“I Buddha, liberati dalla nascita, privi di miseria e orgoglio,
essenza della causa suprema nel mondo,
non manifestano un sorriso senza ragione, o Vittorioso, conquistatore dei nemici,
come una conchiglia, argilla o fiori di loto bianchi.”
“Avendo compreso tu stesso il momento, o Eroe, con saggezza,
per gli ascoltatori desiderosi, o Migliore degli asceti, Sovrano dei vittoriosi,
con parole supreme e salde del Saggio,
dissipa i dubbi sorti con parole di auspicio.”
“Non senza motivo, o Protettore, i Perfettamente Risvegliati
manifestano un sorriso, non dalla montagna salata o dal mare salato.
Per il cui significato i Saggi manifestano un sorriso,
le folle di persone desiderano ascoltarlo.”
Il Beato disse: “È così, Ānanda, è così.
Non senza causa e condizione, Ānanda, i Tathāgata,
i degni, i perfettamente risvegliati, manifestano un sorriso.
Questo Pūrṇa, il ricco brahmano, per questa radice di merito,
per questo risveglio della mente e per il dono di questa offerta,
dopo aver accumulato la bodhi per innumerevoli tre kalpa,
perfezionando le sei pāramitā permeate di grande compassione,
diventerà un perfettamente risvegliato di nome Pūrṇabhadra,
dotato delle dieci forze, delle quattro intrepidezze,
delle tre consapevolezze speciali, delle fondazioni della consapevolezza e della grande compassione.
Questa è la sua offerta, la fede della sua mente nei miei confronti.”
Quando il Beato predisse a Pūrṇa, il ricco brahmano,
la suprema perfetta illuminazione, allora Pūrṇa offrì cibo al Beato
insieme alla comunità di discepoli per tre mesi nel luogo del sacrificio.
E piantò ulteriori varie radici di merito.
Perciò, monaci, dovete così imparare:
“Onoreremo il Maestro, lo riveriremo, lo rispetteremo, lo venereremo,
e dopo aver onorato, riverito, rispettato e venerato il Maestro,
dimoreremo in sua vicinanza.” Così dovete imparare, monaci.
Così disse il Beato. I monaci, con mente lieta,
approvarono le parole del Beato.
Avadānaśataka basato sulle seguenti edizioni: Ed. P.L. Vaidya, Darbhanga 1958 (Buddhist Sanskrit Texts ; 19), Ed. J.S. Speyer, St. Petersbourg, 2 vols., 1906–1909 (Bibliotheca Buddhica; 3). Tradotto in italiano dal sanscrito con l’IA.
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