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AN 9.33: Anupubbavihārasamāpatti Sutta – Dimore (2)

“Monaci, vi insegnerò i nove stati di meditazione passo dopo passo. Ascoltate e prestate molta attenzione. Vado a parlare.”
I monaci risposero: “Va bene, Signore.”
Il Beato disse: “E quali sono, monaci, i nove stati di meditazione passo dopo passo?
[1] Ovunque cessino i propositi sensuali e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare i propositi sensuali; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessano i propositi sensuali? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente i propositi sensuali? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità mentali, entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco, accompagnate dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo. È lì che cessano i propositi sensuali e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare i propositi sensuali. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[2] Ovunque cessino i pensieri e le valutazioni dirette e dove dimorano coloro che ripetutamente li fanno cessare; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessano i pensieri e le idee razionali? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente i pensieri e le idee razionali? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con l’acquietarsi dell’idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo. È lì che cessano i pensieri e le idee razionali e dove dimorano coloro che li fanno cessare. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[3] Ovunque cessi l’estasi e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare l’estasi; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa l’estasi? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente l’estasi? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, dopo lo svanire dell’estasi dimora nell’equanimità, mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere. Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: ‘Felice colui che dimora nell’Equanimità.’ È lì che cessa l’estasi e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare l’estasi. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[4] Ovunque cessi l’equanimità e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare l’equanimità; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa l’equanimità? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente l’equanimità? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con l’abbandono del piacere e del dolore, con l’anteriore scomparsa di gioia ed angoscia, entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della presenza mentale, al di là del piacere e del dolore. È lì che cessa l’equanimità e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare l’equanimità. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[5] Ovunque cessi la percezione della forma e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della forma; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa la percezione della forma? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente la percezione della forma? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con la completa trascendenza delle percezioni della forma, con la scomparsa delle percezioni di resistenza, e non curandosi delle percezioni di diversità, (percependo) ‘Lo spazio infinito’, entra e dimora nella dimensione dello spazio infinito. È lì che cessa la percezione della forma e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della forma. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[6] Ovunque cessi la percezione dello spazio infinito e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione dello spazio infinito; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa la percezione dello spazio infinito? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente la percezione dello spazio infinito? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con il completo superamento della dimensione dello spazio infinito, (percependo) la ‘coscienza infinita’, entra e dimora nella dimensione della coscienza infinita.
È lì che cessa la percezione dello spazio infinito e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione dello spazio infinito. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[7] Ovunque cessi la percezione della coscienza infinita e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della coscienza infinita; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa la percezione della coscienza infinita? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente la percezione della coscienza infinita? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con il completo superamento della dimensione della coscienza infinita, (percependo) ‘Non vi è nulla’, entra e dimora nella dimensione della vacuità.
È lì che cessa la percezione della coscienza infinita e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della coscienza infinita. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[8] Ovunque cessi la percezione della vacuità e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della vacuità; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa la percezione della vacuità? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente la percezione della vacuità? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con il completo superamento della dimensione della vacuità, entra e dimora nella dimensione della né-percezione-né-non-percezione.
È lì che cessa la percezione della vacuità e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della vacuità. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe.
[9] Ovunque cessi la percezione della dimensione della né-percezione-né-non-percezione e dove dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della dimensione della né-percezione-né-non-percezione; indubbiamente, io vi dico, grazie a quel fattore quei venerabili sono liberi dalla sete, non sono legati, hanno attraversato e raggiunto la riva più lontana.
Ora, se qualcuno dovesse chiedere: ‘Dove cessa la percezione della dimensione della né-percezione-né-non-percezione? E dove dimorano coloro che fanno cessare ripetutamente la percezione della dimensione della né-percezione-né-non-percezione? Io non lo so, non lo vedo’, bisognerebbe rispondere: ‘C’è il caso, amico, in cui un monaco, con il completo superamento della dimensione della nè-percezione-nè-non-percezione, entra e dimora nella cessazione della percezione e della sensazione.
È lì che cessa la percezione della dimensione della né-percezione-né-non-percezione e lì dimorano coloro che ripetutamente fanno cessare la percezione della dimensione della né-percezione-né-non-percezione. Certamente, una persona priva di astuzia o inganno, che dicesse: ‘Molto bene’, si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione. Si rallegrerebbe e approverebbe questa affermazione, rendendo un rispettoso omaggio, la onorerebbe. Questi, monaci, sono i nove stati di meditazione passo dopo passo.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Ṭhānissaro Bhikkhu, 1998. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.