(1) E in che modo, monaci, una persona mortifica se stessa e persegue la pratica di mortificare se stessa. In questo caso, una persona va in giro nuda, rifiuta le conversazioni, si lecca le mani, non arriva quando gli viene chiesto, non si ferma quando gli viene chiesto; non accetta cibo offerto o cibo fatto appositamente o un invito a un pasto; non riceve nulla da una pentola, da una ciotola, da una casa, da un mestolo, da due che mangiano insieme, da una donna incinta, da una donna che allatta un bambino, da una donna sposata, da dove viene divulgato il cibo da distribuire, da dove aspetta un cane, da dove ronzano le mosche; non accetta pesce o carne, non beve liquori, vino o birra fermentata. Si ferma a una casa [nel giro delle elemosine], per un boccone di cibo; si ferma a due case, per due bocconi … si ferma a sette case, per sette bocconi. Vive con un boccone al giorno, con due bocconi al giorno … con sette bocconi al giorno. Prende il cibo una volta al giorno, una volta ogni due giorni … una volta ogni sette giorni; così fino a una volta ogni quindici giorni, si dilunga nella pratica di prendere il cibo a intervalli stabiliti. È un mangiatore di erbe o di miglio o di riso selvatico o di parti di pelle o di muschio o di crusca di riso o di residui di riso o di farina di sesamo o di erba o di sterco di mucca. Si nutre di radici e frutti della foresta; si nutre di frutti caduti. Indossa abiti di canapa, abiti di tessuto misto a canapa, abiti fatti con sudari, abiti di stracci, corteccia d’albero, pelli di antilope, strisce di pelle di antilope, abiti di erba kusa, tessuto di corteccia o di trucioli di legno; un mantello fatto di peli di testa o di lana animale, una veste fatta di ali di gufo. È uno che si strappa i capelli e la barba, perseguendo la pratica di strapparsi i capelli e la barba. È uno che sta in piedi continuamente, rifiutando i posti a sedere. È uno che si accovaccia continuamente, dedito a mantenere la posizione accovacciata. È uno che usa un materasso di spine; fa di un materasso di spine il suo letto. Si dilunga nella pratica delle abluzioni in acqua tre volte al giorno, compresa la sera. Così in vari modi egli dimora perseguendo la pratica di tormentare e mortificare il corpo. È in questo modo che una persona si mortifica e persegue la pratica di mortificare se stessa.
(2) E in che modo una persona mortifica gli altri e si dedica alla pratica di mortificare gli altri? In questo caso, una persona uccide pecore, maiali, uccelli, animali selvatici, è un cacciatore, un pescatore, un ladro, un boia, un direttore di prigione, o uno che persegue qualsiasi altra occupazione cruenta. È così che una persona mortifica gli altri e persegue la pratica di mortificare gli altri.
(3) E in che modo una persona mortifica se stesso e persegue la pratica di mortificare se stesso e mortifica anche gli altri e persegue la pratica di mortificare gli altri? In questo caso, una persona è un re khattiya o un ricco brahmano. Dopo aver fatto costruire un nuovo tempio sacrificale a est della città, e dopo essersi rasato i capelli e la barba, essersi vestito di ruvida pelle di antilope, e aver unto il suo corpo con ghee e olio, grattandosi la schiena con un corno di cervo, entra nel tempio sacrificale insieme alla sua regina e al suo sommo sacerdote brahmano. Lì si sdraia sulla nuda terra cosparsa d’erba. Il re si nutre del latte del primo capezzolo di una mucca con un vitello dello stesso colore, mentre la regina si nutre del latte del secondo capezzolo e il sommo sacerdote brahmano si nutre del latte del terzo capezzolo; il latte del quarto capezzolo lo versano sul fuoco e il vitello si nutre di quello che rimane. Ordina: ‘Si macellino tanti tori per il sacrificio, si macellino tanti vitelli per il sacrificio, si macellino tante giovenche per il sacrificio, si macellino tante capre per il sacrificio, si macellino tante pecore per il sacrificio, si abbattano tanti alberi per i pali sacrificali, si tagli l’erba per l’erba sacrificale.’ E allora i suoi schiavi, i messaggeri e i servitori fanno i preparativi, piangendo con volti pieni di lacrime, spronati dalle minacce di punizione e dalla paura. E’ in questo modo che una persona mortifica se stesso e persegue la pratica di mortificare se stesso e mortifica anche gli altri e persegue la pratica di mortificare gli altri.
(4) E in che modo una persona non mortifica se stessa o persegue la pratica di mortificare se stessa e non mortifica gli altri o persegue la pratica di mortificare gli altri – dato che non mortifica né se stesso né gli altri, in questa stessa vita dimora appagato, spento e estinto, sperimentando la beatitudine, essendo egli stesso diventato puro?
In questo caso, monaci, il Tathagata sorge nel mondo, un arahant, un Perfettamente e Completamente Risvegliato, con perfetta conoscenza e condotta, il Glorioso, conoscitore del cosmo, maestro insuperabile di coloro che vogliono essere istruiti, maestro di esseri umani e divini, il Risvegliato, il Beato. Egli insegna il Dhamma ammirevole all’inizio, nel mezzo, e alla fine. Egli proclama la vita santa nella sua completezza ed essenza, interamente perfetta, colma di purezza. Questa è la prima persona che appare nel mondo, per il beneficio e la felicità di molti, per compassione del mondo — per il benessere e per la felicità di esseri umani e divini.
Un capofamiglia o il figlio di un capofamiglia o una persona nata in un altra stirpe ascolta questo Dhamma. Poi acquisisce fede nel Tathagata e considera: ‘La vita domestica è angusta e triste; la vita ascetica è completamente libera. Non è facile, mentre si vive in casa, condurre la vita ascetica che è assolutamente perfetta e pura come una lucida conchiglia. Supponiamo che io mi rada i capelli e la barba, che indossi vesti d’ocra e che abbandoni la vita domestica per quella ascetica’. In seguito, dopo aver abbandonato una piccola o grande fortuna, dopo aver abbandonato una piccola o grande famiglia, si rade i capelli e la barba, indossa una veste d’ocra e abbandona la vita domestica per quella ascetica.
Dopo aver intrapreso il sentiero della vita ascetica e seguendo la pratica e il modo di vivere dei monaci, dopo aver abbandonato la distruzione della vita, egli si astiene dall’uccidere; con il pugnale e l’arma messi da parte, coscienzioso e gentile, egli vive con compassione nei confronti di tutti gli esseri viventi. Dopo aver abbandonato il prendere ciò che non è dato, si astiene dal rubare; prende solo ciò che è dato, si aspetta solo ciò che è dato, e vive onestamente senza pensieri di furto. Dopo aver abbandonato l’attività sessuale, osserva il celibato, vivendo in solitudine, astenendosi da rapporti sessuali, pratica della persona ordinaria.
Si astiene dal danneggiare semi e piante. Mangia una volta al giorno, astenendosi dal mangiare di notte e fuori dall’ora stabilita. Si astiene dal danzare, dal cantare, dalla musica strumentale e da spettacoli indegni. Si astiene dall’adornarsi e dall’abbellirsi indossando ghirlande e applicando profumi e unguenti. Si astiene da letti alti e grandi. Si astiene dall’accettare oro e argento, grano grezzo, carne cruda, donne e ragazze, schiavi sia uomini che donne, capre e pecore, uccelli e maiali, elefanti, bovini, cavalli e giumente, campi e terreni. Si astiene dal fare commissioni e dal portare messaggi; dal comprare e vendere; dal barare con pesi, metalli e misure; dall’accettare denaro, ingannare, defraudare e truffare. Si astiene dal ferire, dall’uccidere, dal picchiare, dal brigantaggio, dal saccheggio e dalla violenza.
Egli si accontenta di vesti per proteggere il suo corpo e di cibo elemosinato per nutrire il suo stomaco, e dovunque vada porta con sé solo queste cose. Proprio come un uccello, ovunque vada, vola con le sue ali come unico fardello, così un monaco si accontenta di vesti per proteggere il suo corpo e di cibo elemosinato per nutrire il suo stomaco, e ovunque vada porta con sé solo queste cose. Possedendo questo bagaglio di nobili comportamenti virtuosi, egli sperimenta in sé la pura beatitudine.
Avendo visto una forma con l’occhio, non prova attaccamento per i suoi tratti e per le sue caratteristiche. Poiché, se lasciasse la facoltà visiva senza controllo, i cattivi stati non salutari di desiderio e rifiuto potrebbero invaderlo, egli pratica il controllo su di essa; custodisce la facoltà visiva, si impegna nel controllo della facoltà visiva. Avendo sentito un suono con l’orecchio … Avendo sentito un odore con il naso … Avendo assaporato un gusto con la lingua … Avendo toccato un oggetto tattile con il corpo … Avendo conosciuto un fenomeno mentale con la mente, non prova attaccamento per i suoi tratti e per le sue caratteristiche. Poiché, se egli lasciasse la facoltà mentale senza controllo, i cattivi stati di desiderio e rifiuto potrebbero invaderlo, egli pratica il controllo su di essa; custodisce la facoltà mentale, intraprende il controllo della facoltà mentale. Possedendo questo nobile controllo delle facoltà, egli sperimenta in sé la pura beatitudine.
Egli agisce con chiara comprensione quando avanza e torna indietro; agisce con chiara comprensione quando guarda avanti e quando guarda altrove; agisce con chiara comprensione quando si piega e distende le membra; agisce con chiara comprensione quando indossa le vesti e porta il mantello e la ciotola; agisce con chiara comprensione quando mangia, beve, consuma il cibo e assaggia; agisce con chiara comprensione quando defeca e urina; agisce con chiara comprensione quando cammina, sta in piedi, si siede, si addormenta, si sveglia, parla e rimane in silenzio.
Possedendo questo insieme di nobili comportamenti virtuosi, e questo nobile controllo delle facoltà, e questa nobile presenza mentale e chiara comprensione, egli ricorre ad una dimora isolata: la foresta, la radice di un albero, una montagna, un anfratto, una grotta sulla collina, un ossario, un boschetto della giungla, uno spazio aperto, un cumulo di paglia.
Dopo il suo pasto, al ritorno dal suo giro di elemosina, si siede, a gambe incrociate, a corpo eretto, e stabilisce la presenza mentale. Avendo abbandonato la brama del mondo, dimora con una mente libera dalla brama; purifica la sua mente dalla brama. Avendo abbandonato la cattiva volontà e l’odio, dimora con una mente libera da cattiva volontà, compassionevole verso tutti gli esseri viventi; purifica la sua mente dalla cattiva volontà e dall’odio. Avendo abbandonato pigrizia e torpore, egli dimora libero da pigrizia e torpore, percepente di luce, memore e con chiara comprensione; purifica la sua mente da pigrizia e torpore. Avendo abbandonato l’inquietudine e l’angoscia, egli dimora sereno, con una mente interiormente pacifica; purifica la sua mente da inquietudine e da angoscia. Avendo abbandonato il dubbio, egli dimora oltre il dubbio, senza perplessità sulle qualità salutari; purifica la sua mente dal dubbio.
Avendo così abbandonato questi cinque ostacoli, gli influssi impuri della mente, le qualità che indeboliscono la saggezza, distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità mentali – entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco, accompagnate dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; (ii) dopo l’acquietarsi dell’idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; (iii) dopo lo svanire dell’estasi dimora nell’equanimità, mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere. Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: ‘Felice colui che dimora nell’Equanimità.’ (iv) con l’abbandono del piacere e del dolore – con l’anteriore scomparsa di gioia ed angoscia – entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della presenza mentale, al di là del piacere e del dolore.
Con la mente così concentrata, purificata e chiara, senza macchia, libera da impurità, agile, malleabile, salda e imperturbabile, egli la dirige e l’orienta verso la conoscenza del ricordo delle precedenti esistenze. Egli è memore delle sue molteplici esistenze passate, . . . . . . alla conoscenza del trapasso e della rinascita degli esseri. . . (come in AN 3.58) . . . alla conoscenza della distruzione delle impurità. Egli comprende come è in realtà: ‘Questa è la sofferenza’; comprende come è in realtà: ‘Questa è l’origine della sofferenza’; comprende come è in realtà: ‘Questa è la cessazione della sofferenza’; comprende come è in realtà: ‘Questo è il sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza’. Comprende come è in realtà: ‘Queste sono le impurità’; comprende come è in realtà: ‘Questa è l’origine delle impurità’; comprende come è in realtà: ‘Questa è la cessazione delle impurità’; comprende come è in realtà: ‘Questo è il sentiero che conduce alla cessazione delle impurità’.
Quando così conosce e comprende, la sua mente è liberata dalla macchia della sensualità, dalla macchia dell’esistenza e dalla macchia dell’ignoranza. Quando è liberata nasce la consapevolezza: ‘È liberata’. Comprende: ‘Distrutta la nascita, la vita santa è stata vissuta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, non ci saranno future esistenze’.
È in questo modo che una persona non mortifica se stesso o persegue la pratica di mortificare se stesso e che non mortifica gli altri o persegue la pratica di mortificare gli altri – poiché non mortifica né se stesso né gli altri, in questa stessa vita dimora appagato, spento e estinto, sperimentando la beatitudine, essendo egli stesso diventato puro. Questi, monaci, sono i quattro tipi di persone che si trovano nel mondo.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di © Bhikkhu Bodhi, The Numerical Discourses of the Buddha (Wisdom Publications, 2012). Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Anguttara Nikaya