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AN 4.185: Brāhmaṇasacca Sutta – Le verità dei brahmani

Un tempo il Beato soggiornava presso Rājagaha sul Picco dell’Avvoltoio. Ora, in quell’occasione, un numero di asceti erranti molto noti soggiornavano nel parco degli asceti erranti sulla riva del fiume Sappinī, tra di loro c’erano Annabhāra, Varadhara, Sakuludāyī e altri asceti erranti molto noti. Poi, di sera, il Beato uscì dal ritiro e si recò al parco degli asceti erranti sulla riva del fiume Sappinī. Ora in tale circostanza gli asceti erranti di altre sette si erano riuniti ed erano seduti insieme quando nacque questa conversazione: “Tali sono le verità dei brahmani, tali sono le verità dei brahmani.”
Quindi il Beato si avvicinò a quegli asceti erranti, si sedette sul posto preparato e chiese loro: “Asceti, in quale discussione eravate impegnati poco fa? Qual era la conversazione che era in corso?”
“Ecco, Maestro Gotama, ci eravamo riuniti ed eravamo seduti insieme quando è sorta questa conversazione: ‘Tali sono le verità dei brahmani, tali sono le verità dei brahmani'”.
“Asceti, ci sono queste quattro verità brahmaniche che ho proclamato, avendole realizzate per me stesso con conoscenza diretta. Quali quattro?
(1) Ecco, asceti, un brahmano così afferma: ‘Tutti gli esseri viventi devono essere rispettati’. Dicendo così, un brahmano dice la verità, non il falso. Egli non si considera, per questo motivo, erroneamente come ‘un asceta’ o come ‘un brahmano’. Non pensa erroneamente: ‘Io sono migliore’ o ‘Io sono uguale’ o ‘Io sono peggiore’. Piuttosto, avendo conosciuto direttamente la verità in questo, pratica semplicemente per empatia e compassione verso gli esseri viventi.
(2) Ancora, un brahmano così afferma: ‘Tutti i piaceri sensuali sono impermanenti, sofferenza e soggetti a cambiamento. Dicendo così, un brahmano dice la verità, non il falso. Egli non si considera, per questo motivo, erroneamente come ‘un asceta’ o come ‘un brahmano’. Non pensa erroneamente: ‘Io sono migliore’ o ‘Io sono uguale’ o ‘Io sono peggiore’. Piuttosto, avendo conosciuto direttamente la verità in questo, pratica semplicemente per il disincanto dei piaceri sensuali, per la loro dissolvenza e cessazione.
(3) Ancora, un brahmano così afferma: ‘Tutti gli stati di esistenza sono impermanenti, dolorosi e soggetti a cambiamento’. Dicendo così, un brahmano dice la verità, non il falso. Egli non si considera, per questo motivo, erroneamente come ‘un asceta’ o come ‘un brahmano’. Non pensa erroneamente: ‘Io sono migliore’ o ‘Io sono uguale’ o ‘Io sono peggiore’. Piuttosto, avendo conosciuto direttamente la verità in questo, pratica semplicemente per il disincanto degli stati di esistenza, per la loro dissolvenza e cessazione.

(4) Ancora, asceti, un brahmano così afferma: ‘Io non appartengo a nessuno, e non c’è niente in nessun luogo che sia mio.’ Dicendo così, un brahmano dice la verità, non il falso. Egli non si considera, per questo motivo, erroneamente come ‘un asceta’ o come ‘un brahmano’. Non pensa erroneamente: ‘Io sono migliore’ o ‘Io sono uguale’ o ‘Io sono peggiore’. Piuttosto, avendo conosciuto direttamente la verità in questo, pratica il sentiero della vacuità.
Queste, asceti, sono le quattro verità brahmaniche che ho proclamato, avendole realizzate per me stesso con conoscenza diretta.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di © Bhikkhu Bodhi, The Numerical Discourses of the Buddha (Wisdom Publications, 2012). Tradotto in italiano da Enzo Alfano.