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AN 4.163: Asubha Sutta – Non attraente

“Monaci, ci sono questi quattro tipi di pratica. Quali quattro? La pratica dolorosa con lenta visione profonda, la pratica dolorosa con rapida visione profonda, la pratica piacevole con lenta visione profonda e la pratica piacevole con rapida visione profonda.

E qual è la pratica dolorosa con lenta visione profonda? C’è il caso in cui un monaco rimane concentrato sull’imperfezione per quanto riguarda il corpo, consapevole della ripugnanza per quanto riguarda il cibo, consapevole della sofferenza per quanto riguarda il mondo intero, (e) concentrato sull’impermanenza per quanto riguarda tutte le formazioni mentali. La percezione della morte è ben radicata in lui. Egli dimora in dipendenza dalle cinque forze di un novizio – la forza della fede, la forza della coscienza, la forza della concentrazione, la forza dell’energia e la forza della saggezza – ma queste sue cinque facoltà – la facoltà della fede, la facoltà dell’energia, la facoltà della presenza mentale, la facoltà della concentrazione e la facoltà della saggezza – appaiono deboli. A causa della loro debolezza, egli raggiunge solo lentamente l’immediatezza che porta alla fine degli influssi impuri. Questa è chiamata la pratica dolorosa con lenta visione profonda.

E qual è la pratica dolorosa con rapida visione profonda? C’è il caso in cui un monaco rimane concentrato sull’imperfezione per quanto riguarda il corpo, consapevole della ripugnanza per quanto riguarda il cibo, consapevole della sofferenza per quanto riguarda il mondo intero, (e) concentrato sull’impermanenza per quanto riguarda tutte le formazioni mentali. La percezione della morte è ben radicata in lui. Egli dimora in dipendenza dalle cinque forze di un novizio – la forza della fede, la forza della coscienza, la forza della concentrazione, la forza dell’energia e la forza della saggezza – ma queste sue cinque facoltà – la facoltà della fede, la facoltà dell’energia, la facoltà della presenza mentale, la facoltà della concentrazione e la facoltà della saggezza – appaiono intense. A causa della loro intensità, egli raggiunge rapidamente l’immediatezza che conduce alla fine degli influssi impuri. Questa è chiamata la pratica dolorosa con rapida visione profonda.

E qual è la pratica piacevole con lenta visione profonda?
C’è il caso in cui un monaco – distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità mentali – entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco, accompagnate dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; dopo l’acquietarsi dell’idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; dopo lo svanire dell’estasi dimora nell’equanimità, mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere. Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: ‘Felice colui che dimora nell’Equanimità’; con l’abbandono del piacere e del dolore – con l’anteriore scomparsa di gioia ed angoscia – entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della presenza mentale, al di là del piacere e del dolore. Egli dimora in dipendenza dalle cinque forze di un novizio – la forza della fede, la forza della coscienza, la forza della concentrazione, la forza dell’energia e la forza della saggezza – ma queste sue cinque facoltà – la facoltà della fede, la facoltà dell’energia, la facoltà della presenza mentale, la facoltà della concentrazione e la facoltà della saggezza – appaiono deboli. A causa della loro debolezza, egli raggiunge solo lentamente l’immediatezza che conduce alla fine degli influssi impuri. Questa si chiama la pratica piacevole con lenta visione profonda.

E qual è la pratica piacevole con rapida visione profonda?
C’è il caso in cui un monaco – distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità mentali – entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco, accompagnate dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; dopo l’acquietarsi dell’idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; dopo lo svanire dell’estasi dimora nell’equanimità, mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere. Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: ‘Felice colui che dimora nell’Equanimità’; con l’abbandono del piacere e del dolore – con l’anteriore scomparsa di gioia ed angoscia – entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della presenza mentale, al di là del piacere e del dolore. Egli dimora in dipendenza dalle cinque forze di un novizio – la forza della fede, la forza della coscienza, la forza della concentrazione, la forza dell’energia e la forza della saggezza – ma queste sue cinque facoltà – la facoltà della fede, la facoltà dell’energia, la facoltà della presenza mentale, la facoltà della concentrazione e la facoltà della saggezza – appaiono intense. A causa della loro intensità, egli raggiunge rapidamente l’immediatezza che conduce alla fine degli influssi impuri. Questa si chiama la pratica piacevole con rapida visione profonda.
Questi sono i quattro tipi di pratica.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Ṭhānissaro Bhikkhu, Handful of leaves, © 2014-2017. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.