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AN 4.116: Appamāda Sutta – Attenzione

“Monaci, ci sono quattro circostanze in cui l’attenzione deve essere esercitata. Quali quattro? Abbandonare la cattiva condotta fisica, sviluppare una buona condotta fisica. Non essere in questo caso privi di attenzione. Abbandonare la cattiva condotta verbale, sviluppare una buona condotta verbale. Non essere in questo caso privi di attenzione. Abbandonare la cattiva condotta mentale, sviluppare una buona condotta mentale. Non essere in questo caso privi di attenzione. Abbandonare la falsa visione, sviluppare una retta visione. Non essere in questo caso privi di attenzione. (In MN 41, la retta visione riguardante il kamma e la rinascita è inclusa nella buona condotta mentale. Il fatto che la retta visione sia qui menzionata separatamente può significare che, in questo contesto, “retta visione” significa la retta visione come definita nel nobile ottuplice sentiero, cioè la conoscenza in termini di sofferenza, l’origine della sofferenza, la cessazione della sofferenza, e il sentiero di pratica che conduce alla cessazione della sofferenza.)

Quando, un monaco, abbandona la cattiva condotta fisica e sviluppa una buona condotta fisica; abbandona la cattiva condotta verbale e sviluppa una buona condotta verbale; abbandona la cattiva condotta mentale e sviluppa una buona condotta mentale; abbandona la falsa visione e sviluppa la retta visione, allora non ha paura della morte in relazione alla prossima esistenza.” (Questo significa che, sebbene si possa temere il trauma della morte, non si ha paura di dove si rinascerà dopo la morte.)

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Ṭhānissaro Bhikkhu, Handful of leaves, © 2014-2017. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.