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AN 10.2: Cetanākaraṇīya Sutta – Volizione

(1)-(2) “Monaci, per una persona virtuosa, una persona il cui comportamento è virtuoso, non è necessario esercitare alcuna volizione: ‘Che la rinuncia sorga in me’. È naturale che la rinuncia sorga in una persona virtuosa, una persona con un comportamento virtuoso.

(3) Per chi ha la rinuncia non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Che la gioia sorga in me’. È naturale che la gioia sorga in chi ha la rinuncia.

(4) Per chi è nella gioia non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Che l’estasi sorga in me’. È naturale che l’estasi sorga in chi è in quiete.

(5) Per chi ha una mente estatica non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Che il mio corpo sia sereno’. È naturale che il corpo di chi ha una mente estatica sia sereno.

(6) Per chi è sereno nel corpo non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Fa’ che io provi piacere’. È naturale che chi è sereno nel corpo provi piacere.

(7) Per una sensazione di piacere non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Che la mia mente sia concentrata’. È naturale che la mente di chi prova piacere sia concentrata.

(8) Per chi è concentrato non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Fa’ che io conosca e veda le realtà come sono realmente’. È naturale che chi è concentrato conosca e veda le realtà come sono realmente.

(9) Per chi conosce e vede le realtà come sono realmente, non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Fa’ che io sia disincantato e distaccato’. È naturale che chi conosce e vede le realtà come sono realmente sia disincantato e distaccato.

(10) Per chi è disincantato e distaccato non c’è bisogno di esercitare alcuna volizione: ‘Fa’ che io realizzi la conoscenza e la visione della liberazione’. È naturale che chi è disincantato e distaccato realizzi la conoscenza e la visione della liberazione.

In questo modo, monaci, (9)-(10) la conoscenza e la visione della liberazione è lo scopo e il beneficio del disincanto e del distacco; (8) il disincanto e il distacco sono lo scopo e il beneficio della conoscenza e della visione delle realtà come sono realmente; (7) la conoscenza e la visione delle realtà come sono realmente è lo scopo e il beneficio della concentrazione; (6) la concentrazione è lo scopo e il beneficio del piacere; (5) il piacere è lo scopo e il beneficio della quiete; (4) la quiete è lo scopo e il beneficio dell’estasi; (3) l’estasi è lo scopo e il beneficio della gioia; (2) la gioia è lo scopo e il beneficio della rinuncia; e (1) la rinuncia è lo scopo e il beneficio del comportamento virtuoso.

Così, monaci, una condizione sfocia in quella successiva, una condizione riempie quella successiva per andare dalla riva vicina a quella lontana.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di © Bhikkhu Bodhi, The Numerical Discourses of the Buddha (Wisdom Publications, 2012). Tradotto in italiano da Enzo Alfano.