I discorsi descrivono due approcci su come addestrare la mente nel discernimento liberante basato sulla pratica dei jhāna. Nel primo, si ottiene visione profonda nei processi di fabbricazione osservando la mente mentre passa da un livello di jhāna all’altro. Nell’altro, si osserva e valuta uno stato di jhāna mentre si è ancora in esso.
In entrambi gli approcci, il discernimento svolge due funzioni. Ti impegni nella pratica dello jhāna con impegno e riflessione prima per discernere il fatto della fabbricazione in ogni livello di jhāna. In altre parole, vedi come quello stato di concentrazione viene intenzionalmente messo insieme. Poi, basandoti su un desiderio di una calma ancora maggiore, affini il tuo impegno e la tua riflessione per arrivare a un giudizio di valore, discernendo gli svantaggi di quelle fabbricazioni e dei jhāna creati da esse.
Come abbiamo già notato, questo giudizio di valore è una parte necessaria del discernimento liberante. Fabbrichi stati di jhāna basandoti sul desiderio e la passione per essi, e provi desiderio e passione per essi a causa di un giudizio di valore: che lo sforzo che vi si investe è ampiamente ricompensato dal piacere, dall’estasi e dalla piacevole equanimità che forniscono.
Quindi, per liberarti dal legame del desiderio e della passione, devi arrivare al giudizio di valore opposto: Non valgono lo sforzo che richiedono. Ti porti a vedere che anche se questi sono gli stati fabbricati ultimi, il fatto che devi continuare a fabbricarli significa che non sono ancora soddisfacenti. Richiedono uno sforzo sottile ma continuo.
La vera pace e calma non dovrebbe richiedere alcuna fabbricazione. Solo quando la mente è colpita dalla realizzazione che nulla di fabbricato può fornire una felicità soddisfacente, svilupperà genuinamente distacco per tutte le cose fabbricate e poi inclinerà verso il non fabbricato.
Un esempio del primo approccio, osservare la mente mentre passa da uno stato di jhāna all’altro, è il seguente passaggio, che si focalizza sul primo passo della riflessione: realizzare il fatto della fabbricazione nei jhāna. Mentre progredisci sulla scala della concentrazione, vedi come i tre tipi di fabbricazione – verbale, corporea e mentale – cadono.
“Ci sono queste sei tranquillità. Quando si è raggiunto il primo jhāna, la parola è stata calmata. Quando si è raggiunto il secondo jhāna, il pensiero applicato e il sostegno [fabbricazioni verbali] sono stati calmati. Quando si è raggiunto il terzo jhāna, l’estasi è stata calmata. Quando si è raggiunto il quarto jhāna, il respiro che entra ed esce [fabbricazione corporea] è stato calmato. Quando si è raggiunto la cessazione della percezione e della sensazione, la percezione e la sensazione [fabbricazioni mentali] sono state calmate. Quando gli influssi impuri di un monaco sono terminati, la passione è stata calmata, l’avversione è stata calmata, l’illusione è stata calmata.” — SN 36.11
Questo processo è come sottoporre un pezzo di roccia contenente minerale al calore. Man mano che la temperatura sale progressivamente più alta, prima qualsiasi piombo nella roccia si scioglie e scorre via, poi lo zinco, poi l’argento, poi l’oro.
Devi seguire l’approccio dell’impegno e della riflessione per osservare queste fabbricazioni cadere. Altrimenti, rimani semplicemente assorbito nei jhāna. Tuttavia, semplicemente osservare questi tipi di fabbricazione cadere non basta per sviluppare distacco per essi. Devi desiderare di contemplare ulteriormente per il bene della calma ancora maggiore che può venire solo quando arrivi al giudizio di valore che anche i più alti livelli di concentrazione non valgono lo sforzo che vi si investe.
Il Canone descrive molti modi in cui potresti arrivare a questo giudizio di valore. Il Buddha stesso descrive un modo che lui stesso seguì, presentandolo come una battaglia interiore tra la sua determinazione per una maggiore calma e la sua resistenza ad abbandonare qualcosa che già possedeva. Esercitandosi per una calma sempre maggiore ad ogni passo della concentrazione più profonda, dovette usare il discernimento per superare i desideri che resistevano a quella pratica. Fece ciò contemplando gli svantaggi dello stato in cui si trovava, e le ricompense dell’abbandonare e del rilasciare qualsiasi percezione all’interno di quello stato che ancora affliggeva la sua mente.
Ecco come descrisse il portare la mente nel primo jhāna.
” Anche io, di fronte al mio Risveglio quando ero ancora un Bodhisatta non-risvegliato, pensavo: ‘La rinuncia è giusta. L’isolamento è giusto.’ Ma il mio cuore non rinuncia, non cresce fiducioso, costante o fermo, considerando la pace. Ed un pensiero mi venne: ‘Qual è la causa, qual è la ragione per cui il mio cuore non rinuncia, non cresce fiducioso, costante o fermo, considerando la pace? ‘ Poi un altro pensiero mi apparve: ‘Io non ho visto l’inconveniente dei piaceri sensuali, non ho perseguito [quel tema], non ho capito la ricompensa della rinuncia. Ecco perché il mio cuore non rinuncia, non cresce fiducioso, costante o fermo, considerando la pace.’
“Poi il pensiero mi venne: ‘Se, vedessi l’inconveniente dei piaceri sensuali, avrei intrapreso quel tema; e se, avessi capito la ricompensa della rinuncia, il mio cuore potrebbe fare la rinuncia, crescere fiducioso, costante e fermo, considerando la pace.’
“Quindi più avanti nel tempo, avendo visto l’inconveniente dei piaceri sensuali, intrapresi quel tema, avendo capito la ricompensa della rinuncia. Così il mio cuore iniziò a credere alla rinuncia, crebbe fiducioso, costante e fermo, considerando la pace. Poi, estraneo alla sensualità e alle qualità nocive, entrai e rimasi nel primo jhana: estasi e piacere nati dal distacco, accompagnati dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo.” — AN 9.41
Poi, mentre dimorava nel primo jhāna, qualsiasi percezione di sensualità che occorreva alla mente lo colpiva come un’afflizione.
Quindi vide che sarebbe stato bene andare a uno stadio di jhāna ancora più alto. Ma poi incontrò di nuovo resistenza nella sua stessa mente. Seguì un programma simile di contemplare gli svantaggi dello stato in cui si trovava, e le ricompense dell’abbandonare qualsiasi percezione che ancora affliggeva la sua mente.
Queste erano le percezioni affliggenti che notò mentre ascendeva gli stadi degli jhāna: Secondo jhāna: percezioni del pensiero applicato; Terzo jhāna: percezioni dell’estasi; Quarto jhāna: percezioni dell’equanimità; Spazio infinito: percezioni della forma (come la forma del corpo percepita dall’interno); Coscienza infinita: percezioni della dimensione dell’infinita dello spazio; Vacuità: percezioni della dimensione dell’infinità della coscienza; Né percezione né non-percezione: percezioni della dimensione della vacuità.
Dopo aver contemplato gli svantaggi della dimensione della né-percezione-né-non-percezione, raggiunse la cessazione della percezione e della sensazione. Mentre lo vide con discernimento, ottenne la liberazione totale.
In questo caso, il giudizio di valore liberante del Buddha venne attraverso la riflessione dedicata a vedere gli svantaggi dello stato in cui si trovava, insieme alle ricompense dell’andare oltre quello stato.
Vale la pena notare che ad ogni passo lungo il sentiero, la sua riflessione era motivata da un desiderio determinato: superare qualsiasi altro desiderio che si frapponeva alla calma più profonda. Se non fosse stato motivato da quel desiderio determinato, non sarebbe mai stato in grado di padroneggiare la concentrazione o di arrivare al giudizio di valore che ispirò il distacco. Questo è un eccellente esempio di come usò il desiderio strategicamente per superare i desideri che si frapponevano al risveglio.
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