Il lavoro principale del retto sforzo per favorire la retta concentrazione è eliminare i pensieri distraenti che potrebbero allontanarti dall’oggetto della tua concentrazione. Il Canone elenca cinque modi per farlo: 1. prestare attenzione a un altro tema, 2. esaminare gli svantaggi di quei pensieri, 3. non dare mente né attenzione a quei pensieri, 4. prestare attenzione al rilassamento della fabbricazione del pensiero riguardo a quei pensieri, 5. reprimere, costringere e schiacciare la tua mente con la tua consapevolezza.
Descrive queste cinque strategie in dettaglio, insieme ad un’analogia per ciascuna: percezioni che ti aiutano a fabbricare il giusto atteggiamento che vuole districarsi dalle tue distrazioni.
“Proprio come un abile carpentiere o il suo apprendista userebbe un piccolo piolo per far uscire, scacciare e tirare fuori uno più grande; allo stesso modo, se in un monaco sorgevano pensieri cattivi e nocivi—connessi con desiderio, avversione o illusione—mentre si riferiva e prestava attenzione a un tema particolare, egli avrebbe dovuto prestare attenzione a un altro tema, diverso da quello, connesso con ciò che è salutare. Quando prestava attenzione a quest’altro tema, diverso da quello, connesso con ciò che è salutare, allora quei pensieri cattivi e nocivi—connessi con desiderio, avversione o illusione—venivano abbandonati e si placavano. Con il loro abbandono, egli stabiliva la mente internamente, la calmava, la unificava e la concentrava.…
“Proprio come una giovane donna—o un giovane uomo—amante degli ornamenti, sarebbe inorridita, umiliata e disgustata se la carcassa di un serpente, di un cane o di un essere umano le fosse appesa al collo; allo stesso modo, se nel monaco sorgevano ancora pensieri cattivi e nocivi—connessi con desiderio, avversione o illusione—mentre prestava attenzione a quest’altro tema connesso con ciò che è salutare, avrebbe dovuto esaminare gli svantaggi di quei pensieri: ‘In verità, questi miei pensieri sono nocivi, questi miei pensieri sono biasimevoli, questi miei pensieri risultano in sofferenza.’…
“Proprio come un uomo con una buona vista, non volendo vedere forme che sono entrate nel suo campo visivo, chiuderebbe gli occhi o distoglierebbe lo sguardo; allo stesso modo, se nel monaco sorgevano ancora pensieri cattivi e nocivi—connessi con desiderio, avversione o illusione—mentre esaminava gli svantaggi di quei pensieri, avrebbe dovuto non dare mente e non prestare attenzione a quei pensieri.…
“Proprio come verrebbe in mente a un uomo che cammina veloce: ‘Perché cammino veloce? Perché non cammino lentamente?’ Così cammina lentamente. Gli viene in mente: ‘Perché cammino lentamente? Perché non mi fermo?’ Così si ferma. Gli viene in mente: ‘Perché sono fermo? Perché non mi siedo?’ Così si siede. Gli viene in mente: ‘Perché sono seduto? Perché non mi sdraio?’ Così si sdraia. In questo modo, abbandonando la postura più grossolana, assume quella più raffinata. Allo stesso modo, se nel monaco sorgevano ancora pensieri cattivi e nocivi—connessi con desiderio, avversione o illusione—mentre non dava mente e non prestava attenzione a quei pensieri, avrebbe dovuto prestare attenzione al rilassamento della fabbricazione del pensiero riguardo a quei pensieri.…
“Proprio come un uomo forte, afferrando un uomo più debole per la testa, la gola o le spalle, lo reprimerebbe, costringerebbe e schiaccerebbe; allo stesso modo, se nel monaco sorgevano ancora pensieri cattivi e nocivi—connessi con desiderio, avversione o illusione—mentre prestava attenzione al rilassamento della fabbricazione del pensiero riguardo a quei pensieri, allora—con i denti serrati e la lingua premuta contro il palato—avrebbe dovuto reprimere, costringere e schiacciare la sua mente con la sua consapevolezza. Mentre—con i denti serrati e la lingua premuta contro il palato—reprimeva, costringeva e schiacciava la sua mente con la sua consapevolezza, quei pensieri cattivi e nocivi venivano abbandonati e si placavano. Con il loro abbandono, egli stabiliva la mente internamente, la calmava, la unificava e la concentrava.” — MN 20
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